Charly's blog

Il grillino incompetente? È figlio dell’assenza di un partito politico

Di tanto in tanto si sente dire che il grillino medio sia incompetente e non adatto al ruolo di parlamentare e men che mai in grado di governare un paese. In genere si risponde con un “pensa a x” e si chiude lì affermando che ci sia di peggio in Parlamento. Viceversa i grillini stessi si lamentano di essere vittime di un complotto orchestrato dai media cattivi e asserviti al potere. In realtà le gaffe grilline sono auto inflitte dato che basta lasciare un microfono e una telecamera accesa per farsi due risate, specie se si tirano giù i tipici tormentoni internettiani dell’11/9, microchip sotto la pelle et similia. Qui vorrei far notare una piccola cosa: il M5S non è un partito né ha la struttura di esserlo.

Confusi dell’ultima affermazione? Bene, per prima cosa dobbiamo tirar giù un paio di considerazioni. Per cominciare, i deputati grillini sono estremamente variegati per titolo di studio e professioni. Abbiamo laureati e non [1], impiegati, agricoltori, liberi professionisti o disoccupati [2]. Nel complesso l’eletto medio è sopra la media in termini di formazione, ma si può notare che nove volte su dieci parliamo di campi di studio che poco hanno a che fare con la politica. Si può ipotizzare, allora, che sia questo l’elemento che porti i grillini a gaffettare? Di per sé no, visto che come ho scritto poc’anzi sono sopra la media e sui banchi parlamentari siedono capre peggiori. Se la mancanza di una formazione specifica fosse la causa del fenomeno dovremmo registrare gli stessi risultanti negli esponenti delle altre formazioni politiche, ma questo non avviene.

Proviamo, ora, ad allargare il quadro. Nel Parlamento non si entra da soli, ma inquadrati in un partito. In un’era dalla dubbia metodologia e dalla logica ancor più dubbia si confonde un’espressione particolare storica con il partito in sé. Siccome quelli italiani sono disfunzionali si è concluso che il partito in quanto tale sia inadeguato. Peccato che la democrazia rappresentativa senza i partiti non possa essere e no, quella deliberativa o quella partecipativa non possono sostituire quella rappresentativa. I grillini, invece, sono orgogliosamente privi di una struttura partitica. Ed è qui che si annida il problema. Il partito politico non ricopre una funzione di trasmissione soltanto fra l’elettore e il partito, ma anche fra l’eletto e l’elettore. L’eletto è tale per via di numerosi anni di militanza nel partito nei quali apprende quel che deve apprendere per condurre una vita politica. Parliamo non solo di elementi base della serie “dov’è l’aula x”, ma soprattutto del modo di porsi e delle materie di dibattito pubblico. Un Gasparri qualunque, per dire, si muove meglio del grillino perché ha avuto una formazione politica. Questa non è sufficiente a far fronte alle materie in discussione – e d’altronde non è necessario dato che al testo materiale ci pensano i comitati interni al partito o le commissioni in Parlamento – ma permette all’eletto di stare sotto i riflettori su una materia che conosce poco e seguito da elettori che sanno ancor meno.

I partiti di plastica come quelli di Berlusconi non sono un’eccezione. Fin da subito gli eletti vennero formati su come comportarsi in uno talk show e se ci fate caso tengono tutti lo stesso registro (spocchioso vittimismo e accorta fuga dalle domande) da venditore porta a porta. Al giorno d’oggi è Brunetta che ogni mattina cura una sorta di bignamino composto di un frasario precotto di argomenti da adottare alla bisogna. La ricordate la scuola di formazione politica del Pdl di qualche tempo fa con seguente corollario di risate? Ecco, l’eletto grillino non ha neppure quello. I grillini, infatti, rifuggono da tutto questo perché loro non sono un partito, sia mai. Il risultato? Spesso vanno in ordine sparso perché manca del tutto un minimo di coordinamento e quasi sempre non sono in grado di giocarsela sul dibattito, sia esso in televisione o nelle aule parlamentari. E farsi battere da Gasparri non è affatto un toccasana per l’autostima.

Un ultimo tassello viene dall’arroganza degli eletti. Convinti di essere la parte sana di una popolazione contrapposta alla politica brutta, sporca e cattiva non si avvedono del deficit di preparazione che viene aggravato dalla fissa che una preparazione specifica non serva. Si dirà che con il tempo si metteranno le pezze necessarie, ma non si tiene conto che se non esiste un meccanismo di formazione si riproporrà il problema ad ogni elezione. Morale? I dilettanti allo sbaraglio non ottengono risultati di sorta e la peggior cosa non è tanto il dilettantismo, ma la mancata volontà di notare il problema.

[1] Cfr. http://www.lettera43.it/politica/movimento-5-stelle-l-identikit-degli-eletti_4367586356.htm.

[2] Cfr.  http://www.camera.it/leg17/28.

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Questa voce è stata pubblicata il 31 ottobre 2013 da in politica con tag .
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