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Il reddito di cittadinanza o della stupidità dei grillini

A partire dall’ultima campagna elettorale Grillo ha proposto più volte l’adozione di un reddito di cittadinanza. Ad onor del vero la proposta non è mai stata precisata in maniera soddisfacente, ma si è rivelata piuttosto ondivaga e prona al cambiamento nel corso del tempo. Il benefit è a vantaggio di tutti o dei soli disoccupati? In un comizio, per dire, Grillo propone di dare 1.000 euro al mese ai giovani per 2/3 anni ma con l’obbligo di essere inserito in un percorso formativo e di ricerca del lavoro [1]. A rigor di logica, allora, non è un reddito di cittadinanza ma un sussidio per l’occupazione.

Giusto in questi giorni il M5S è tornato alla carica con tanto di proposta di legge. Grazie all’Huffingtonpost [2] che ha pubblicato il testo della proposta di legge possiamo già trarre un paio di elementi. Le finalità sono sicuramente lodevoli (Art. 1):

2. Il Reddito di cittadinanza è finalizzato a contrastare la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale nonché a favorire la promozione delle condizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro e alla formazione attraverso politiche finalizzate al sostegno economico e all’inserimento sociale di tutti i soggetti in pericolo di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro.

3. Il Reddito di cittadinanza è istituito su tutto il territorio nazionale allo scopo di promuovere le condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro e alla sua libera scelta, all’istruzione, all’informazione, alla cultura sottraendo ogni individuo dall’ambito della precarietà al fine dell’ottenimento della redistribuzione della ricchezza e della salvaguardia della dignità della persona.

Hanno diritto al benefit le seguenti categorie di persone (Art.4):

Hanno diritto a richiedere e percepire il reddito di cittadinanza tutti i soggetti che alla data di entrata in vigore della presente legge hanno compiuto i diciotto anni di età, sono residenti sul territorio nazionale, percepiscono un reddito netto annuo inferiore ad euro 7200 netti ovvero appartengono ad un nucleo familiare il cui reddito è inferiore ai valori indicati nella tabella di cui all’allegato 1 della presente legge e che sono compresi in una delle seguenti categorie:

a) soggetti in possesso di cittadinanza italiana;

b) soggetti aventi cittadinanza estera, residenti da almeno due anni in territorio italiano, che dimostrano di aver lavorato in Italia nell’ultimo biennio per un numero di ore pari o superiore a 1000 ovvero essere stati titolari di un reddito netto pari o superiore a 6000 euro complessivi percepiti nei due anni precedenti a quello della fruizione dei benefici di cui alla presente legge;

Da notare la necessità del diploma o di qualifiche professionali per la coorte d’età 18-25 (Art.4):

2. Per i soggetti maggiori di anni diciotto fino al compimento del venticinquesimo anno di età costituisce requisito fondamentale essere in possesso di qualifica o diploma professionale, riconosciuti e utilizzabili a livello nazionale e dell’Unione Europea, compresi nell’apposito Repertorio nazionale dei titoli d’istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali, di cui all’articolo 6 del Decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13, o di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado utile per l’inserimento nel mondo del lavoro ovvero la frequenza di un corso per il conseguimento di uno dei predetti titoli o qualifiche.

In termini monetari al single sono garantiti (Art.3):

Il reddito di cittadinanza garantisce al beneficiario, qualora unico componente di nucleo familiare, il raggiungimento, anche tramite integrazione, di un reddito annuo netto pari a 7.200 euro stabilito in ordine alla soglia di povertà relativa, quantificata a partire dall’anno 2013 in 600 euro mensili netti.

In caso di nuclei familiari sono previste delle soglie di reddito per accedere al benefit. Non mancano, ovviamente, gli obblighi (Art.9):

1. Il beneficiario in età non pensionabile deve fornire immediata disponibilità al lavoro presso i centri per l’impiego territorialmente competenti.

2. Il beneficiario, fornita la disponibilità di cui al comma 1 del presente articolo, deve entro sette giorni intraprendere il percorso di accompagnamento all’inserimento lavorativo tramite le strutture preposte alla presa in carico del soggetto indicate all’articolo 10 della presente legge.

E (Art.12):

b) sostiene più di tre colloqui di selezione con palese volontà di ottenere esito negativo, accertata e dichiarata dal responsabile del centro per l’impiego;

c) rifiuta nell’arco di tempo riferito al periodo di disoccupazione, più di tre proposte di impiego ritenute congrue ai sensi del comma seguente, ottenute grazie ai colloqui avvenuti tramite il centro per l’impiego o le strutture preposte di cui agli articoli 5 e 10;

d) qualora a seguito di impiego o reimpiego receda senza giusta causa dal contratto di lavoro, per due volte nel corso dell’anno solare;

Senza dimenticare:

c) fatte salve espresse volontà del richiedente la sede del luogo di lavoro non dista oltre 50 chilometri dalla residenza del soggetto interessato e il luogo di lavoro è raggiungibile con i mezzi pubblici in un arco di tempo non superiore ad ottanta minuti.

Cosa se ne conclude? Che a dispetto del nome non è affatto un reddito di cittadinanza, ma un sussidio di disoccupazione con obbligo di inserimento in un percorso formativo/lavorativo con in aggiunta agevolazioni per l’abitazione, il lavoro (salario minimo) e il reddito. L’entità del beneficio, inoltre, è considerevolmente inferiore a quello promesso in campagna elettorale e selettivo nella platea dei beneficiari. E per concludere le coperture per le spese sono dubbie e limitate.

L’adozione di misure in salsa flexicurity, in sé, è tutto fuorché sbagliato. Ma è innegabile che questa proposta di legge sia ben’altra cosa rispetto alle sparate in campagna elettorale. Eppure non si sentono proteste o lamentele da parte dell’elettorato grillino.

In termini politici è piuttosto improbabile che questa proposta possa andare in porto. Viceversa è ben evidente il motivo di attrito con il PD. L’Italia e la Grecia sono gli unici paesi dell’area euro ad essere sprovvisti di sistemi di welfare universali e in teoria il PD dovrebbe tutelare le classi lavoratrici. Ma la sinistra in Italia ha abdicato da questo proposito molto tempo fa. Morale della favola? La proposta di legge è pura tattica volta a mettere nei guai l’avversario, in degna continuazione della politica grillina che pesca tanto a destra quanto a sinistra, e non ha finalità pratiche. Contenti i grillini, contenti tutti, no?

[1] Cfr. http://www.youtube.com/watch?v=o1u0OBfn5u0 e http://www.italia2013.me/news/grillo-mille-euro-a-giovani-e-disoccupati-scetticismo-in-rete/.

[2] Cfr. http://www.huffingtonpost.it/2013/11/08/reddito-di-cittadinanza-m5s_n_4239457.html?1383917834&utm_hp_ref=italy.

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2 commenti su “Il reddito di cittadinanza o della stupidità dei grillini

  1. Luca Lopomo
    14 novembre 2013

    Al di là del merito della questione che va approfondita con una comparazione dei sistemi a livello Europeo e che deve tener conto delle tutele già presenti a livello Statale Regionale e Comunale, ricordo che:

    1. la proposta è in discussione in rete tra gli iscritti (oggi circa 500.000) per essere emendata e migliorata ….

    2. il merito di una proposta del genere non è solo tattico ma sostanziale …. la priorità in una situazione di crisi emergenziale come quella che stiamo vivendo è “NON LASCIARE NESSUNO INDIETRO” … vedere Bill De Blasio nuovo Sindaco di New York

    3. se non ci fosse stato il M5S in Italia nessuno parlerebbe di Reddito di Cittadinanza

    • Charly
      14 novembre 2013

      Il che non sposta di un mm la questione. In campagna elettorale si parlava di 1200 euro a cranio mentre la proposta di legge è vagamente marinata in salsa di flexycurity alla danese. In più non si andrà da nessuna parte perché il M5S non ha il 51% dei voti (spoiler: non raggiungerà mai qeusta soglia perché nelle democrazie quasi nessuno si avvicina al 50%) e si tiene in sdegnato isolamento. Morale? Tattica e nulla più. E per carità di patria sorvoliamo la parte sulle coperture finanziarie.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 novembre 2013 da in politica con tag .
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