Charly's blog

Le pensioni e il fungo atomico della demografia

Qualche giro di valzer fa abbiamo avuto modo di vedere la composizione della spesa previdenziale e il suo peso su quella pubblica. Oggi è la volta di mettere in relazione il tutto con la demografia. Il motivo di quest’azione è ovvio: la caratteristica del sistema previdenziale è che chi lavora paga le pensioni a chi si è ritirato dalla vita lavorativa, mentre i contributi versati sono già stati intascati da altri. Ecco la piramide della popolazione italiana [1]:

Più che una piramide abbiamo a che fare con un fungo… atomico. Si può notare, infatti, che il grosso della popolazione si situa intorno alla mediana in quella zona che un tempo si definiva mezza età. Considerata che l’attuale età per andare in pensione è all’incirca di 65 anni con nessuna possibilità di un eventuale innalzamento nel prossimo futuro, anzi in genere con escamotage vari l’età effettiva risulta pure inferiore, il futuro si prospetta poco roseo. L’attuale distribuzione dei pensionati è questa qui:

Coorte d’età

Numero   pensionati

50-54

340.504

55-59

793.941

60-64

2.465.576

65-69

2.751.616

70-74

2.835.722

75-79

2.374.560

80-84

1.908.406

85-89

1.177.092

90-94

417.749

95+

132.275

Si tratta di una distribuzione a campana con il grosso dei pensionati, quasi due su tre, concentrati nella coorte d’età 60-79. Il che significa che nei prossimi anni non vi saranno riduzioni di sorta, mentre nei prossimi decenni milioni e milioni di persone matureranno i requisiti per ottenere la pensione. Il problemino, o problemone se preferite, è che la base del fungo è troppo esile per sostenere questa ondata di nuovi pensionamenti. Tra il 2002 e il 2011 la coorte d’età 0-14 anni è calata dal 14,2% al 14,1% della popolazione complessiva, mentre la corte d’età 15-64 ha registrato un calo dal 67,1% al 65,4%. Gli unici ad aumentare sono stati gli over 65 passando dal 18,7% al 20,5%. Si stima che la componente della popolazione più anziana aumenterà fino al 2043 superando in quella data il 32%. Anche l’età media si sta spostando sempre più in là: nell’ultimo decennio è aumentata da 41,9 a 43,6 e si prevede che raggiungerà il suo picco massimo di 49,8 anni nel 2059 senza che, invece, si prospetti un aumento della popolazione residente. Si teme, anzi, una sua riduzione.

 C’è da aver paura, che dite? È possibile già registrare, tra l’altro, nel decennio scorso un deterioramento numerico nei rapporti fra i lavoratori e i pensionati. L’indice di vecchiaia che rappresenta il rapporto percentuale fra gli over 65 e gli under 14 è passato da 131,7 a 145,7, mentre l’indice di dipendenza strutturale che misura il carico della popolazione non attiva su quella attiva è passato da 49,1 a 52,8. L’indice di ricambio della popolazione attiva, infine, che misura il rapporto fra la fascia della popolazione prossima alla pensione e quella che sta per entrare nel mondo del lavoro è passato da un valore di poco superiore al 110% ad uno oscillante intorno al 130%.

Anni e anni di terrorismo mediatico hanno fatto passare l’idea che la mia generazione non avrà la pensione o l’importo delle stesse sarà troppo basso per permettere una vita dignitosa per via del progressivo innalzamento dell’età pensionabile e dell’intermittenza delle prestazioni lavorative. Ma prima che i ventenni e i trentenni possano acquisire la pensione toccherà alle altre generazioni, in prima fila i cinquantenni e i sessantenni. Considerate le dinamiche demografiche verrebbe da chieder loro in base a quali elementi sono convinti di poter avere una pensione. Che volete, la stupidità si paga. Sempre.

P.S. I dati adottati sono del database online dell’Istat.

[1] Cfr. http://www.tuttitalia.it/statistiche/popolazione-eta-sesso-stato-civile-2011/.

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 20 novembre 2013 da in società con tag , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: