Charly's blog

Cosa c’è in comune fra i tranvieri di Genova e i malati di Sla? La dissonanza cognitiva

Due fatti: la protesta continua dei malati di Sla per ottenere più fondi per l’assistenza a domicilio e il furioso sciopero dei tranvieri a Genova per resistere alla privatizzazione (parziale) del sistema di trasporto pubblico. Nel primo caso, oltre all’argomento scivoloso in sé, a destare pathos è stata la morte di Raffaele Pennacchio dopo un presidio, mentre nel secondo caso è facile vedere la solita lotta fra i diritti del lavoratore e lo sfruttamento del capitale. Cos’hanno in comune questi due avvenimenti? Una bella dissonanza cognitiva dell’italiano medio.

Prima di procedere mi devo scusare per aver abusato della pazienza del lettore. Se date un’occhiata ai precedenti post, infatti, potrete notare una certa diffusione del termine dissonanza cognitiva. A mia scusante mi permetto di far notare la mente sbilenca dell’italiano medio e la sua mirabile capacità di volere una cosa ma non le sue conseguenze.

Chiuso l’inciso. Torniamo all’argomento principale. In entrambi i casi possiamo notare una stessa logica difensiva e una stessa logica accusatoria. Nel caso dei malati di Sla si argomenta che non si possono lasciare i malati a loro stessi, ma si contro argomenta che la cosa costa e che qualcuno dovrebbe mettere il grano. Se passiamo da Roma a Genova per i romantici i tranvieri si battano per difendere la propria dignità di lavoratore, mentre i cinici notano i costi di gestione e il buco di bilancio.

Vi chiedete cosa pensi al riguardo il sottoscritto? Non molto, la cosa m’interessa poco e se opportunamente analizzata verrebbe giù un centinaio di pagine in ogni sua implicazione possibile. Vorrei, invece, solo rammentare il bellissimo detto inglese:

be careful what you wish for

Un filastrocca commune sulle bocche degli italiani è che si debba tagliare gli sprechi (quali che siano), licenziare i dipendenti pubblici e privatizzare tutto. Quando poi la cosa si prospetta che si fa? Si parteggia per i tagliati. Ma non li volevate licenziare tutti? La cosa, infine ci porta ai malati di Sla. Eliminando il pubblico rimane solo il privato che dei malati in quanto tali si sbatte altamente. Tutte le aziende private devono prestare la loro attenzione al bilancio e non ad altro. E qui che risiede la differenza fra il pubblico e il privato dato che il primo opera a dispetto della profittabilità dell’operazione. Se si adottasse la logica imprenditoriale i malati di Sla non potrebbero che attendersi uno spettacolare calcio in culo visto che non sono produttivi e si limitano ad essere un costo. Delle due l’una: o i parenti sono danarosi o devono fare affidamento sulla carità, la parolina magica tanto cara degli anarcocapitalisti. In effetti se fossi malato sarei felicissimo di mettere la mia sopravvivenza in relazione alla pietà che suscito.

Spiegatemi, allora, il punto: dobbiamo privatizzare? Dobbiamo operare come imprese buttando in mezzo ad una strada chi non può rimanere in gara [1]? Quando le attività produttive delocalizzano all’estero lo Stato deve intervenire? E perché? Non è il libero mercato a dispiegare la sua magia in nome del “tutto privato”? Su, aiutatemi a venire a capo di questa confusione.

[1] Questo spiega perché lo Stato non può essere gestito come un’azienda. Oltre al fatto che non è un’azienda.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 novembre 2013 da in politica con tag , .
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