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Ipse dixit: Boris Johnson, l’avidità e il QI dei poveri

Lo ricordate il monologo di Gordon Gekko sulla bontà dell’avidità? Ecco, il sindaco di Londra Boris Johnson ha preso lo spunto [1]:

I don’t believe that economic equality is possible. Indeed, some measure of inequality is essential for the spirit of envy and keeping up with the Joneses that is, like greed, a valuable spur to economic activity.

Non pago ha anche citato i test del QI:

Whatever you may think of the value of IQ tests, it is surely relevant to a conversation about equality that as many as 16 per cent of our species have an IQ below 85, while about 2 per cent have an IQ above 130.

Che dire? Partiamo dalla seconda dichiarazione sui QI test. Quest’ultimi sono estremamente criticati per via della loro incapacità di rappresentare in toto le facoltà cognitive di una persona. Avere un QI di 150 non vuol dire essere effettivamente un geniale inventore o imprenditore. Un’ulteriore problematica viene dal fatto che i test in genere misurano la capacità logico-matematica trascurando le altre dimensioni. Come il buon Gardner ha esaurientemente argomentato, infatti, non abbiamo a che fare con l’intelligenza ma con le intelligenze. Il compositore musicale ha capacità radicalmente differenti rispetto a quella di un matematico e quella di un’atleta è del tutto dissimile rispetto a quella di un letterato. Non si può sostenere, allora, che vi sia un’intelligenza unica altrimenti si dovrebbe concludere che una persona geniale è geniale in tutto. Leonardo da Vinci, per dire, è l’emblema del genio universale benché sia stato sì uno scienziato e un artista, ma non un letterato o un musicista. Per certi versi è più credibile lo Sherlock Holmes letterario, geniale nel suo campo ma del tutto ignorante al di fuori di esso (non sa nulla dell’eliocentrismo!).

Morale? Avere un QI basso in un test logico-matematico (o in un meno comune letterario) non vuol dire nulla. Men che mai vi è una relazione fra il successo economico e le capacità intellettuali. Fra uno scienziato della NASA e Briatore ho come il sospetto che sia il secondo a poter vantare un conto in banca più grande. E non mi pare che Mozart o Einstein siano mai entrati nella lista delle persone più ricche della storia (a differenza di Crasso che era così intelligente da farsi massacrare da dieci beduini a cavallo). In definitiva, Johnson ha detto una castroneria.

Eccoci, infine, alla prima dichiarazione. È vero che l’avidità, la diseguaglianza e l’invidia sono uno stimolo all’attività economica? Sì, ma la cosa non si può esaurire qui. In effetti subito dopo il sindaco tira giù due correttivi nella carità e nella possibilità di emergere grazie al duro lavoro. La questione fondamentale è se corrisponda al vero l’immagine da depliant pubblicitario del capitalismo che sia possibile salire la scala sociale con il lavoro e con l’impegno. In aggiunta non si deve dimenticare la fissa dei conservatori contro il welfare accusato di distruggere la ricchezza e creare scarsa mobilità sociale. Uh, come no. Basta guardare la performance dei paesi nordici (welfare universale) rispetto alla coppia USA&UK [2]:

 

Il grafico è cortesia di Alan Krueger, Council of Economic Advisors chair, autore di un discorso tenuto nel gennaio del 2012. L’asse orizzontale presenta il Coefficiente di Gini che misura la disuguaglianza della distribuzione della ricchezza o del reddito (più comune il secondo elemento rispetto al primo, ad onor del vero). Il valore 0 significa eguaglianza perfetta, 1 disuguaglianza perfetta. L’asse verticale presenta la mobilità intergenerazionale che mette in relazione il reddito dei figli con quello dei genitori. Un valore basso significa che i figli hanno possibilità di ascesa sociale, uno elevato che non vi è mobilità sociale.

Il risultato è che il welfare universale garantisce non solo una minore disuguaglianza, ma anche una maggiore mobilità sociale. Il tutto senza danneggiare la performance economica o la competitività dei paesi. Le società anglosassoni, invece, stanno dando sempre più l’impressione di essere società avviate all’oligarchia con forti ineguaglianze economiche e sociali e, alla fine, anche politiche. Un’economia globale, infatti, è refrattaria alla democrazia che è locale.

 Per far bere il tutto agli schiavi posti alla base della piramide, quindi, s’impone una spiegazione. Il frame proprio dei conservatori basato sulla responsabilità individuale si presta per l’occasione: se ti impegni hai successo, se non hai successo è perché non ti impegni. Certo, si omette solo il piccolo dettaglio delle condizioni di partenza e dei vantaggi garantiti dai legami personali. Come credete che possa finire fra una persona che nasce in una favelas e un tizio col papà danaroso che garantisce la migliore istruzione possibile e un lavoro nell’azienda di famiglia? Siete proprio degli sporchi socialisti. Se un tempo i nobili reclamavano il diritto divino per stare sopra le vostre teste, oggi i borghesi reclamano il diritto di merito. Il bello è che il loro merito è così grande che trascende la singola generazione…

Su un punto, però, potrei concordare con Johnson. Se si considera il comportamento elettorale i più poveri, in genere, votano conservatore garantendo il proprio appoggio ai promotori di politiche che li danneggiano apertamente. Affermare che chi è ricco è intelligente e viceversa è errato, ma si può tranquillamente sostenere che chi vota conservatore è intelligente solo se possiede un conto in banca da innumerevoli zeri. Ma che volete? Se non sono più un progressista un motivo ci sarà.

[1] Cfr. http://www.dailymail.co.uk/news/article-2514720/Boris-Johnson-Tackling-economic-equality-futile-peoples-IQ-low.html

[2] Cfr. http://freakonomics.com/2012/01/19/is-higher-income-inequality-associated-with-lower-intergenerational-mobility/.

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4 commenti su “Ipse dixit: Boris Johnson, l’avidità e il QI dei poveri

  1. magiupa
    1 dicembre 2013

    uno dai falli più grossi nella teoria della mobilità sociale capitalista è che quando poi si va a fare degli esempi pratici si prendono persone la cui situazione sociale è si quella di persone non ricche,ma comunque abbienti,il loro modello prevede si un ascensore sociale molto dinamico,ma dal 50° piano in su,per chi va dal 1° al 40° l’ascensore si ferma lì e dal 41° al 49° non abita nessuno.
    Oltretutto l’intelligenza necessità di essere alimentata per lo sviluppo,l’ambiente culturale dei non abbienti propone spesso ambienti culturali poveri anche e sopratutto per colpa dei sindaci…che lo sceriffo in questione stesse parandosi il culo?

  2. Connacht
    2 dicembre 2013

    “geniale nel suo campo ma del tutto ignorante al di fuori di esso (non sa nulla dell’eliocentrismo!).”

    Qui però non si tratta di intelligenza ma di erudizione. Holmes aveva anche una risposta molto sagace per il povero Watson che gli contestava questa ignoranza, il fatto che la sua mente doveva essere come un ripostiglio con gli attrezzi in ordine, i casseti puliti e tutto al proprio posto; altrimenti, si avrebbe avuto solo caos dove non si trovavano le cose, una mescolanza di nozioni inutili e tante cose si sarebbero perse.

    • Charly
      2 dicembre 2013

      Mah, in senso più generale Holmes non mostra la sua intelligenza al di là delle indagini o dei campi connessi. E’ un genio, ma come tutti i geni è soltanto locale e non universale.

  3. Connacht
    2 dicembre 2013

    Per inciso, il senso del suo discorso era “anche se girassimo attorno alla Luna non cambierebbe nulla per me o per il mio lavoro”, che può essere condivisibile o meno, ma che a volte applicherei ai latinisti.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 dicembre 2013 da in cronaca con tag , , .
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