Charly's blog

Warning: post democrazia in corso

Dall’alto della sua carica distruttiva di proteste e scemenze (politiche, economiche e sociologiche) il movimento delle forchette, pardon dei forconi, non è una novità. Nel corso degli anni abbiamo visto il poujadismo e poi Le Pen in Francia, l’American Milita, Occupy Wall Street e poi il Tea Party negli Stati Uniti, i no global o popolo di Seattle su scala globale, gli Indignados spagnoli e in Italia i Girotondi, il Popolo viola. Questi movimenti sono fra loro piuttosto eterogenei nelle proposte (la difesa dei piccoli dei forconi o del poujadismo mal si concilia con il Tea Party, mentre il tradizionalismo dell’American Militia si scorna apertamente con il progressismo dei no global) ma sono uniti nella contestazione dell’ordine presente. Si può notare, tuttavia, che la vittima sacrificale è la politica, i Governi, i partiti politici, mentre la critica all’ordine economico è più sfumata. Se i no global attaccano la globalizzazione in quanto tale, i Tea Party attaccano il ruolo dello Stato nell’economia e il poujadismo (o la Lega) si situa a metà strada dato che non contesta l’economia di mercato in sé, ma la naturale evoluzione della stessa con la morte dei piccoli a favore dei grandi (le multinazionali kattive).

 Sotto sotto possiamo trovare nella nascita di questi movimenti la crisi della democrazia negli ultimi due, tre decenni. Quest’ultimo è uno degli argomenti più inflazionati nel dibattito politico contemporaneo, ma spesso non si coglie l’aspetto ironico della situazione. Fino a pochi anni fa a dominare era il fondamentalismo democratico, la felice definizione coniata da Gabriel Garcia Marquez per descrivere l’intolleranza di molti democratici e la loro assurda pretesa di uniformare il mondo a loro immagine e somiglianza. La dottrina Bush dell’esportazione della democrazia con la punta delle baionette ne è stato un esempio lampante. Il tutto all’insegna della tanto invocata e mitologica “fine della storia”, termine coniato da Francis Fukuyama. Secondo il politologo americano a finire non era la storia intesa come gli avvenimenti e le gesta degli uomini, ma quella politica, economica e delle idee. Per essere precisi, a terminare era l’evoluzione delle forme di governo, culminata nell’adesione alla liberaldemocrazia basata sull’economia di mercato. Ogni altra forma di governo, dunque, sarebbe soltanto un residuo del passato, prossima all’assimilazione nella felice comunità delle democrazie. Un atteggiamento da far invidia ai Borg di Star Trek.

Eppure, eccoci qua, con le piazze piene di folle urlanti, i partiti semi vuoti di iscritti e le urne spesso disertate. Una situazione descritta da Colin Crouch come post democrazia: la noia, la frustrazione e la disillusione dominano la scena politica, mentre le masse sempre più apatiche si curano sempre meno della politica. Un disagio duplice: da una parte la disaffezione della cittadinanza, dall’altra le prestazioni deludenti della democrazia come sistema di governo. Anche se il numero dell’astensione è in crescita a non cambiare è, tuttavia, il giudizio positivo della cittadinanza sulla democrazia. A risultare deludente risulta l’applicazione pratica, l’operato giorno per giorno della democrazia rappresentativa, con le sue false promesse e i suoi inesistenti risultati.

Come siamo giunti fin qua? Sembrerà strano ma per rispondere al quesito bisogna tornare indietro ai tempi della polemica fra Croce e Einaudi. La distinzione fra liberismo e liberalismo, infatti, è una cosa tutta italiana. All’estero i due termini sono sinonimi, al massimo si aggiunge l’aggettivo economico a liberalismo. Questa peculiarità nasce dal distinguo operato da Croce in polemica con Einaudi. Le motivazioni adottate sono il solito fumo idealistico tipico del modus operandi di Croce, ma comunque il nostro ne ha azzeccata una. In termini teorici il liberalismo attiene la sfera politica-sociale e il liberismo quella economica. Di per sé non c’è garanzia di sorta che i due termini debbano andare accoppiati come la Cina sta dimostrando. Quel che mi interessa di più, in ogni caso, è l’applicazione pratica. Negli ultimi 30 anni abbiamo visto il dipanarsi della globalizzazione sul piano economico e la controffensiva del capitale contro lo Stato su quello politico. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: l’accrescersi delle disuguaglianze, il susseguirsi della distruzione creativa del capitalismo (spoiler: aziende vecchie che chiudono, nuove che aprono), l’esplodere della libera circolazione delle merci e dei capitali, l’affacciarsi della libera circolazione delle persone, una crescente contaminazione culturale. In questo bel programma manca del tutto l’operato dello Stato e, di conseguenza, quello della democrazia. Limitato da una dimensione locale contro forze globali, lo Stato si è ritrovato progressivamente spogliato della capacità d’intervento su determinate questioni economiche e sociali. Se il libero mercato deve fare il suo corso, infatti, lo Stato può solo intervenire sulla tassazione e sul quadro normativo, mentre sul campo sociale può solo muoversi sulla formazione e sugli ammortizzatori sociali. Detto più chiaramente: il liberismo si mangia allegramente il liberalismo. Se hai fame dei partiti politici non ti curi affatto e si affacciano a più riprese il protezionismo e la caccia all’immigrato (tranne quelli che lavorano nelle fabbrichette del padroncino di turno, quelli sono buoni) perché gli sconfitti non soliti flagellarsi invocando sua santità Ayn Rand.

Appurato il tutto, è facile rendersi conto delle incoerenze di questi movimenti. Da una parte abbiamo chi contesta l’economia globale senza, però, abbandonare il capitalismo come il poujadismo o la Lega. Dall’altra abbiamo chi contesta la globalizzazione sul piano culturale salvo, tuttavia, appoggiarla su quella economica senza rendersi conto che senza l’una non c’è l’altra. Infine c’è chi contesta la globalizzazione in quanto tale, salvo poi guardare con positività l’immigrazione come i no global. Nel complesso quasi tutti attaccano lo Stato senza capire che lo si è reso impotente lasciando libero il mercato di fare i propri porci comodi, salvo poi lamentarsi di essere senza protezione.

Tornando alle miserie del presente, Mariano Ferro uno dei leader delle forchette ha apertamente detto di aver votato per anni per Silviosauro e la sua fantomatica rivoluzione liberale. Eppure questo è il suo programma [1]:

Debito pubblico, pareggio di bilancio, fondo “salva stati”, meccanismI di “stabilità, troike finanziarie non hanno per noi alcun senso dal momento che servono solo a garantire la “stabilità”, i bilanci, la salvezza e le ricchezze di quelle elitès e lobbies finanziarie neoliberiste che pur rappresentando meno dell’1% della popolazione vivono lucrando ed impoverendo il restante 99% dell’Umanità. […] L’azione dei Forconi sarà volta ad ottenere nella vita politica siciliana:

LA TRASPARENZA di ogni atto amministrativo e finanziario dell’amministrazione regionale con pubblicazione immediata e motivata su internet di ogni azione di governo ( nomine, spese, consulenze, rimborsi, attività dei parlamentari ecc..).

L’EQUITA’ SOCIALE con abolizione totale dei privilegi (vitalizi, rimborsi, auto blu, benefit di vario tipo) e riduzione sostanziale degli emolumenti dì deputati, consulenti ed amministratori della cosa pubblica di nomina “politica”. Reinvestimento vincolato delle somme così risparmiate a favore dell’ISTRUZIONE , della formazione professionale e dell’inserimento lavorativo delle classi sociali più svantaggiate.

IL CONTRASTO AL SISTEMA CLIENTELARE politico-affaristico-mafioso mediante normative che prevedano:

a) la SBUROCRATIZZAZIONE ed esemplificazione delle procedure amministrative; la responsabilità diretta dei funzionari regionali che non esitino nei tempi previsti le istanze dei cittadini; l’abolizione di tutti gli enti e commissioni parassitarie inutili ed improduttive; l’esemplificazione normativa e la tutela delle Aziende.

b) la TRASPARENZA DELLE NOMINE, nelle amministrazioni e partecipate regionali, che dovranno essere preferenzialmente espletate mediante pubblico concorso che garantisca meritocrazia e pari opportunità;

c) una severa LEGISLAZIONE ANTICORRUZIONE e la limitazione dei mandati al Parlamento Regionale.

d) LA REALE TUTELA DELLA SEGRETEZZA del voto elettorale nelle operazioni di scrutinio;

e) IL SUPERAMENTO del precariato mediante qualificazione professionale mirata, con riserva di posti nei pubblici concorsi ed incentivi economici e fiscali per chi sceglie l’imprenditoria personale.

f)Il divieto di attribuzione di incarichi e consulenze a soggetti già in pensione o a “trombati” nelle elezioni;

h)IL DIVIETO DI SUBAPPALTO NELLE GARE PUBBLICHE con preferenza verso le associazioni di imprese.

IL RILANCIO DELL’ECONOMIA INTERNA mediante:

a) NORME SEVERE a tutela dei produttori su origine, qualità, tracciabilità e costi all’origine dei prodotti agroalimentari. Revisione delle politiche comunitarie penalizzanti la pesca e l’agroalimentare siciliano.

b)L’ ADOZIONE DI UNA MONETA COMPLEMENTARE SICILIANA PER IL RILANCIO DEI CONSUMI INTERNI e l’attribuzione di un reddito minimo da cittadinanza per studenti e cittadini con reddito basso o nullo.

c) LA COSTITUZIONE DI BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO per il finanziamento non speculativo alle imprese. Stimolo al mutuo soccorso, al volontariato, alla costituzione di banche etiche per il microcredito alle famiglie. Promozione fiscale della partecipazione dei lavoratori agli utili aziendali.

d)LA FORMAZIONE PROFESSIONALE da effettuarsi direttamente presso le piccole e medie imprese industriali, artigianali, turistiche e commerciali, mediante forme di convenzione tra aziende e Regione; l’ incentivazione fiscale per le ditte che assumono il personale formato .

e) L’INTEGRAZIONE SINERGICA TRA TURISMO, INTRATTENIMENTO, ARTE, CULTURA, ISTRUZIONE e BENI ARCHITETTONICI con incentivazione fiscale e sostegno infrastrutturale e pubblicitario alle iniziative che oggettivamente riescano a creare attrazione turistica, fruibilità e conservazione delle risorse culturali ed artistiche dell’Isola.

f) IL SOSTEGNO ALLA RICONVERSIONE DEI GRANDI CENTRI COMMERCIALI in complessi congressuali, fieristici, turistici, sportivi ed alberghieri di dimensioni adeguate a sostenere eventi di respiro euro-mediterraneo per la promozione del commercio, degli scambi culturali, scientifici e dei grandi eventi sportivi.

g) LA PROMOZIONE DELL’AUTONOMIA ENERGETICA ECO COMPATIBILE DELLE AZIENDE.

h)LA RIVISITAZIONE DELLA LEGISLAZIONE INERENTE I PARCHI REGIONALI E LE RISERVE NATURALI,finalizzata ad abolirne la gestione politica parassitaria e ad incentivare la fruibilità turistica ecosostenibile del patrimonio ambientale oltre che una limitata e controllata attività venatoria ad impronta etica e a scopo di riequilibrio faunistico; Selezione e riqualificazione tra il personale forestale al fine di adibirlo al controllo di parchi e riserve, sinergicamente al volontariato delle Associazioni Ambientaliste.

L’EQUITA’ FISCALE, mediante:

a)LA NON TASSABILITA’ ed impignorabilità della prima casa e dei mezzi di lavoro.

b)L’ABOLIZIONE DEL SISTEMA DI RISCOSSIONE terroristico ed usuraio di SERIT con attribuzione delle attività di riscossione ai comuni e municipalità mediante utilizzo del personale in esubero derivante da enti improduttivi e secondo norme che tutelino il contribuente in difficoltà economiche. Moratoria sulla riscossione e pignoramenti per famiglie e aziende in documentato stato di crisi economica.

c) LA NOMINA DI UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLO SPRECO DEL DENARO PUBBLICO CON AZIONE RISARCITORIA OBBLIGATORIA NEI CONFRONTI DEGLI AMMINISTRATORI CHE L’HANNO DETERMINATO.

d) DETRAIBILITA’ DI TUTTE LE SPESE EFFETTUATE CON TASSAZIONE PROGRESSIVA SOLO SUL REDDITO RESIDUO RIMANENTE.

LA VALORIZZAZIONE DEL PUBBLICO IMPIEGO con:

a)ADEGUAMENTO DEI LIVELLI RETRIBUTIVI ATTUALI mediante integrazione con moneta complementare siciliana;

b)RIDEFINIZIONE DEGLI ORGANICI , QUALIFICAZIONE DEL PERSONALE E PARI OPPORTUNITA’ DI CARRIERA.

IL RIPRISTINO DI UNA VERA DEMOCRAZIA

Mediante lo studio sulla possibilità di utilizzare le tecnologie informatiche per giungere ad una democrazia diretta e partecipata che preveda il reale esercizio di referendum abrogativi e propositivi per le leggi di iniziativa popolare.

LA TUTELA DEL TERRITORIO E LA PREVENZIONE DEL RISCHIO SISMICO ED IDROGEOLOGICO

Mediante LA BONIFICA AMBIENTALE, IL MONITORAGGIO E PREVENZIONE DELL’INQUINAMENTO NELLE AREE INDUSTRIALI; IL RECUPERO, RICICLO E VALORIZZAZIONE DEI RIFIUTI.

LA REVOCA DELLE AUTORIZZAZIONI ALLA COSTRUZIONE DEL M.U.O.S.

Ricognizione ed investimenti prioritari per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e delle aree a rischio di frane ed inondazioni.

LA VALORIZZAZIONE E CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE PUBBLICO INUTILIZZATO

Mediante assegnazione in comodato gratuito con obbligo di manutenzione (anche paritetica), da assegnare preferenzialmente ai giovani, alle donne, alle cooperative ed alle associazioni O.N.L.U.S.

LA VALORIZZAZIONE DEI GIOVANI LAUREATI , RICERCATORI ed INVENTORI SICILIANI

Mediante il finanziamento di un Istituto autonomo per la ricerca e lo sviluppo di idee, brevetti e modelli di utilità, soprattutto nell’ambito della riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.

LA TUTELA DELA SALUTE mediante

a)L’ERADICAZIONE DELL’INGERENZA POLITICA NELLA GESTIONE DELLA SANITA° (scelta dei Primari).

b)LA LOTTA CAPILLARE AGLI SPRECHI (iperaquisti di macchinari e materiali che vengono fatti scadereI:

c) REINVESTIMENTO DEI RISPARMI OTTENUTI PER LA RIDUZIONE DI TICKETS E AUMENTO DI SERVIZI

È più facile trovare simili proposte nel programma di un partito di sinistra radicale e non di certo in uno liberale. Che dire? Questo:

 

Avete ottenuto quello che avete desiderato per anni. Cosa volete, ora?

[1] Cfr. Cfr. http://www.marianoferro.it/linee-programmatiche/.

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Un commento su “Warning: post democrazia in corso

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Questa voce è stata pubblicata il 15 dicembre 2013 da in economia con tag , , , .
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