Charly's blog

Le tipologie delle civiltà: correndo verso la fine della storia

In ambito scientifico o fantascientifico c’è un’idea che mi lascia molto dubbioso: la possibilità che una civiltà possa durare migliaia se non addirittura milioni di anni. In base all’unica campionario a noi noto, la civiltà umana, si può notare come le varie culture prima o poi spariscano o mutino a tale livello da sembrare tutta un’altra cosa. Nel primo caso abbiamo la cultura dell’antico Egitto, nel secondo quella del Giappone [1]. L’insieme delle culture dà come risultato la civiltà umana che è durata sinora 5.000 anni. È da tenere in considerazione, inoltre, come la civiltà sia una costruzione piuttosto fragile. Di per sé è esposta alle intemperie esterne (come il clima o quelle cosmiche tipo gli asteroidi) nonché alle sfide poste dal proprio stesso sviluppo. La scoperta del nucleare rischia di portare a un conflitto mondiale, mentre la tecnologia crea nelle fasi iniziali effetti collaterali sul consumo delle risorse e l’inquinamento dell’ambiente. Insomma, vi sono più possibilità che una civiltà finisca male piuttosto che duri eoni.

Le varie civiltà, allora, col tempo mutano affrontando sfide differenti. L’astronomo Kardashev propose un po’ di tempo fa una scala per misurare lo sviluppo di una civiltà [2]. L’elemento discriminatorio è la capacità di generare energia:

_ Tipo I: la capacità di utilizzare l’energia di un pianeta;

_ Tipo II: la capacità di utilizzare l’energia di una stella;

_ Tipo III: la capacità di utilizzare l’energia di una galassia;

Una suddivisione del genere è piuttosto rozza dato che mette insieme nel Tipo I una cultura di livello preistorico con una in procinto di viaggiare fra le stelle. Si possono aggiungere dei sottolivelli, per esempio la dicitura “civiltà 0,7”, ma ridurre il tutto ad una sola variabile mi sembra piuttosto riduttivo. Sono possibili altri criteri come la quantità di informazione, la manipolazione dell’ambiente o la diffusione nello spazio. Considerato l’unica civiltà nota, la nostra, io proporrei una scala del genere virtualmente onnicomprensiva:

_ Età preistorica: si parte dalla domesticazione del fuoco, si passa all’utilizzo di manufatti di pietra, fino all’invenzione dell’agricoltura e la fondazione delle città.

_ Età pre-industriale: si parte con la scrittura (elemento discriminante), potenziando soprattutto gli elementi culturali fino all’adozione del metodo scientifico, e si perfezionano gli elementi precedenti fino a giungere alle prime macchine a vapore [3].

_ Età industriale: la nascita delle macchine segna l’inizio di questa fase fino al raggiungimento dell’energia nucleare e ai primi passi nell’esplorazione spaziale. Si registrano anche innovazioni nel campo medico, ingegneristico, la nascita delle scienze sociali.

_ Età post industriale: in questa fase si superano i problemi sorti con quella precedente grazie a forme di energia pulite (fusione nucleare), si perfezionano i viaggi spaziali rendendo fattibile l’esplorazione e lo sfruttamento delle risorse dell’intero sistema solare; si utilizzano anche per la prima volta l’ingegneria genetica e la robotica, la nanotecnologia e le armi a energia diretta, la geoingegneria e il controllo climatico [noi siamo all’inizio di questa fase].

_ Età spaziale: si adotta un metodo di viaggio spaziale FTL (faster than light, elemento discriminante), il superamento dell’energia atomica (antimateria, zero point energy o vattelappesca) e il perfezionamento degli elementi precedenti. [Star Wars, Star Trek]

_ Età post spaziale: fondamentalmente sono gli stessi elementi dell’età precedente, ma potenziati oltre ogni limite: insieme al viaggio spaziale abbiamo quello interdimensionale e temporale. Si potrebbe acquisire la capacità di alterare le leggi della fisica o di sviluppare tecnologie folli legate alla meccanica quantistica. [i Time Lords di Doctor Who].

_ Età dell’ascensione: in quest’epoca si cessa semplicemente di essere legati ai limiti della spazio e del tempo, raggiungendo un livello paragonabile a quello di un dio. [i Q di Star Trek, gli Antichi post ascensione di Stargate].

A differenza della scala di Kardashev questa classificazione non tiene conto solo dell’energia, ma anche di altri fattori sia tecnologici sia culturali. Una società post industriale è in grado di generare e controllare un quantitativo di energia immensamente superiore rispetto a una pre-industriale, ma è anche differente in termini culturali e sociali. Queste ultime differenze sono in parte dovute alle modifiche tecnologiche, in parte no. La società industriale ha abbandonato forme di governo aristocratiche basate sul diritto divino o di sangue senza che la cosa sia dovuta alle innovazioni tecnologiche dettate dalla Rivoluzione Industriale. La borghesia è nata prima ed era già sulla strada della presa del potere. Il metodo scientifico, inoltre, è stato codificato prima dell’adozione delle macchine industriali.

 Fra un passaggio di un livello e l’altro lo sviluppo accelera improvvisamente. Le acquisizioni più rilevanti della preistoria sono state ottenute poco prima dell’invenzione della scrittura, mentre la società classica non era molto differente rispetto a quella basso medievale. La prima età moderna, però, ha codificato il metodo scientifico, superato le conoscenze matematiche e astronomiche degli antichi nonché raggiunto vette tecnologiche e scientifiche sconosciute fino a un paio di secoli prima. Anche la società industriale ha ottenuto in breve tempo risultati migliori in svariati campi (fisica, aeronautica, medicina, l’adozione delle scienze sociali), mentre il 21° secolo si prospetta essere un puro rinascimento tecnologico.

Una simile classificazione è arbitraria così come lo sono tutte le classificazioni. La suddivisione della storia in età antica, medioevo e moderna è tutta europea e nulla dice ad un cinese. Ma se si considera quanto si è visto finora è da escludere che si possa passare da un livello preistorico fino ad un livello post industriale saltando passaggi qua e là. Le fasi iniziali, allora, sono note mentre sono del tutto speculative quelle finali. Il post industriale e la fase spaziale sono intuibili, per quanto non del tutto prevedibili in ogni suo dettaglio, ma la fase post spaziale potrebbe essere del tutto erronea lasciando il posto a fasi più articolate.

Capito che cosa ci dovrebbe aspettare rimane il fattore tempo: quanta storia abbiamo ancora da percorrere? Se si esaminano le prime fasi è palese che il tempo abbia accelerato in maniera considerevole: dalle decine e decine di migliaia di anni della preistoria, alle poche migliaia di anni della società preindustriale fino alla manciata di secoli di quella industriale. Il che non vuol dire che le fase successive dureranno decenni, anzi, è probabile che l’età spaziale sia più lunga rispetto a quella post industriale o quella industriale. Sia come sia tenderei ad escludere periodo temporali follemente lunghi nell’ordine di centinaia di migliaia di anni o, addirittura, milioni di anni. Se dovessi scommettere punterei nell’ordine di qualche migliaio di anni. Dubito fortemente che vedremo un 4.014 o 5.014 d.C.. Se così fosse, tuttavia, alcune idee fantascientifiche come la colonizzazione della galassia verrebbero vanificate per mera mancanza di tempo. Si arriverebbe al paradosso di possedere una tecnologia come il warp drive senza però poi effettivamente esplorare l’intera galassia, per non parlare dell’universo. Se dovessi scrivere un libro fantascientifico, insomma, non seguirei l’esempio di Andromeda con il suo Commonwealth galattico sviluppato su tre galassie e con una storia millenaria [4]. Senza contare che se si abbina il tempo di durata delle civiltà, il tempo necessario a far evolvere specie senzienti e con la vastità dello spazio si potrebbe anche ipotizzare pochissimi contatti fra le civiltà. Ma sono soltanto speculazioni Chi vivrà vedrà.

 

[1] Fra il Giappone del 1814 e quello del 2014 non ci sono praticamente punti di contatto o quasi.

[2] Cfr. http://en.wikipedia.org/wiki/Kardashev_scale.

[3] Da notare che la Rivoluzione Industriale non è di per sé conseguenza del metodo scientifico. In termini teorici la cosa era già fattibile durante l’età classica. Senza la scienza, però, non si può innovare nella maniera richiesta da uno sviluppo industriale abbinato al capitalismo. E senza questi due si finirebbe in un’economia stagnante caratterizzata dalla sovrapproduzione e conseguente disoccupazione di massa. Si finirebbe con un crollo della civiltà fino al ritorno di una fase pre-industriale? Boh, possibile.

[4] Giudizio della serie: 5. Mediocre e senza idee a parte i nietzschean e poco altro.

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 3 gennaio 2014 da in cultura con tag , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: