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Diamo i dati: religio.

Prima dell’attuale crisi economica il dibattito politico era dominato dall’attualissimo argomento delle radici cattocose dell’Italia. L’argomento è molto logico: siccome il nonno del tuo nonno del tuo nonno era cattolico allora lo devi essere anche te e se non lo sei dimentichi le tue radici. E, si sa, le radici sono sinonimo di identità. Ergo chi dimentica le proprie radici è privo di identità.

Ovvio, no? Assolutamente no. Tanto per cominciare i tradizionalisti prendono le tradizioni che meglio gustano a lorsignori eliminando le altre. Tornando al nonno del nonno del nonno è lecito ricordare che era un contadino in una società analfabeta e povera. Vogliamo tornare a quei livelli? Di solito il tradizionalista glissa spostando l’argomento sul fatto che le radici ci hanno lasciato degli elementi in eredità tali da formare il nostro presente. E no, non ci siamo ancora. Gli elementi propri della contemporaneità o sono tecniche e come tali nulla hanno a che fare con le tradizioni (metodo scientifico, tecnologica: il vecchio viene scalzato dal nuovo. L’esatto contrario delle tradizioni), oppure sono una radicale rottura con il passato: democrazia, capitalismo, diritti umani. E no, nella Bibbia questi elementi non compaiono affatto.

Se si passa all’identità, poi, si dovrebbe analizzare le persone per quello che sono e non per quello che dovrebbero essere. Se gli italiani sono dei cattocosi dovremmo avere un riflesso della cosa nei loro comportamenti. Ecco la frequenza alle funzioni religiose (dati Istat), una o più volte a settimana:

1995 2000 2005 2010
6-13 70,3 64,7 62,1 58,1 -12,2
14-17 46,7 38,3 37,6 31,2 -15,5
18-19 33,2 26,5 24,3 20,1 -13,1
20-24 28 22,4 19,5 15,3 -12,7
25-34 25,6 21,6 19,4 18,3 -7,3
35-44 30,1 28 26,5 24,7 -5,4
45-54 35,5 32,1 30 26,4 -9,1
55-59 43,4 39,6 36,3 30,3 -13,1
60-64 47,2 44,8 44,1 38,4 -8,8
65-74 52,9 50,3 47,3 46,8 -6,1
75+ 45,9 44,8 42,6 42 -3,9

Una volta  a settimana:

1995 2000 2005 2010
6-13 55,4 51,2 50,5 45,4 -10
14-17 37,5 30,4 29,7 24,4 -13,1
18-19 25,4 20,2 19,1 14,7 -10,7
20-24 21,8 17 14,7 11,4 -10,4
25-34 20,3 16,7 15,3 13,5 -6,8
35-44 23,9 21,7 21 19,3 -4,6
45-54 27,4 23,7 22,3 19,2 -8,2
55-59 31,7 28,2 26,4 21,9 -9,8
60-64 34,9 30,3 31,4 26 -8,9
65-74 34,8 33,5 33,4 31,1 -3,7
75+ 29,7 28,5 29,1 28 -1,7

Qualche volta al mese:

1995 2000 2005 2010
6-13 14,5 15,5 15,9 16,8 +2,3
14-17 18,5 19,1 17,1 17 -1,5
18-19 18,4 17,8 15,8 14,9 -3,5
20-24 17,6 15,6 15,7 13,6 -4
25-34 19,2 18,8 16,9 15 -4,2
35-44 19,5 18,6 19 18,9 -0,6
45-54 18,1 17,3 18,2 17,4 -0,7
55-59 17,6 16,8 17,1 18 +0,4
60-64 16,4 16,6 16 14,7 -1,7
65-74 14,3 14,4 15,5 14 -0,3
75+ 13 12,5 11,6 12,1 -0,9

Qualche volta all’anno:

1995 2000 2005 2010
6-13 9,8 10,3 11,7 11,9 +2,1
14-17 24,8 26 28,2 28,7 +3,9
18-19 32 33,4 35,8 36,8 +4,8
20-24 35,5 38,4 39,5 38,5 +3
25-34 37,4 38,7 39,3 38,9 +1,5
35-44 34,3 35,5 35,4 35,1 +0,8
45-54 31,7 33,9 34,9 35,8 +4,1
55-59 26,4 28,9 30,6 33,6 +7,2
60-64 23,5 24,7 25,8 30,2 +6,7
65-74 20,1 20,6 22,8 23,1 +3
75+ 19,2 19,9 20,2 21,1 +1,9

Mai:

1995 2000 2005 2010
6-13 3,9 4,4 8 9,6 +5,7
14-17 9,2 12,2 15,9 21.5 +12,3
18-19 15,2 18,2 21,7 26,7 +11,5
20-24 16,6 18,9 21,5 29,2 +12,6
25-34 16,7 16,8 21,1 25,1 +8,4
35-44 15,1 14,8 16,8 19,4 +4,3
45-54 13,9 12,9 14,8 18,5 +4,6
55-59 11,7 11,5 13,3 16,5 +4,8
60-64 12,5 10,2 11,9 14,3 +1,8
65-74 12,3 11,8 12 14 +1,7
75+ 21,4 19,6 23,1 22,2 +0,8

Che dicono i dati? Che la frequenza assidua è calata nell’arco di 15 anni, quella intermedia è leggermente aumentata recuperando in parte il calo dei più assidui (chi era più assiduo è slittato nel meno assiduo), mentre sono aumentate le persone che non frequentano le funzioni religiose.

Capito il trend su base annuale, passiamo a quello geografico. I dati sono riferiti all’ultimo anno  disponibile (2.010):

1 o + volte a settimana Qualche volta al mese Qualche volta all’anno Mai
Nord-ovest 30,4 14,6 31,2 21,5
Nord-est 28,6 14,6 30,2 24,2
Centro 25,4 15,4 32 24,5
Sud 39,5 19 28,8 11,1
Isole 36,9 16,5 31,6 12,6

Il Sud e le isole si dimostrano le parti del paese più religiose. Il Centro è piuttosto atipico dato che se comparato con il Nord registra un dato minore sulla frequenza più assidua e il dato maggiore sull’assenza di frequenza, salvo poi ottenere una performance migliore per le frequenze intermedie. Il Nord, infine, registra una frequenza minore se comparato con il Sud.

Passiamo, ora, nella dimensione delle credenze e delle conoscenze [1]. A dispetto del fatto che il 91% della popolazione italiana abbia avuto un’educazione dotata anche di elementi religiosi [2] registriamo il fenomeno dell’analfabetismo religioso:

Le opportunità di formazione religiosa non mancano eppure la “raccolta” di questa semina educativa risulta modesta, almeno sul piano delle competenze catechistiche, bibliche e religiose: il 27% del campione ritiene corretto affermare che “I Vangeli e la Bibbia sono la stessa cosa”; il 26% che “la Bibbia è stata scritta da Mosè” e il 20% che la Bibbia è stata scritta da Gesù. Per il 15% degli intervistati, infine, “la Bibbia degli ebrei e quella dei cristiani non hanno niente in comune”. “Chi sono i 4 evangelisti”? Risponde correttamente solo il 30%. E “chi ha dettato i dieci comandamenti”? Dio, certo, ma solo per il 49% perché la metà e più degli italiani si perdono in risposte quali “Mosè” (22%), Gesù (9%) o, semplicemente, non sanno rispondere (18%). Se queste sono le percentuale degli italiani in generale, vediamo come se la cavano i cattolici rispetto ai credenti di altre confessioni riguardo, ad esempio, alla conoscenza dei dieci comandamenti: tra coloro che sono in grado di citarne, sia pure approssimativamente, più di uno i cattolici praticanti fanno prevedibilmente meglio dei non praticanti (43,2% contro 34,9) ma molto meno bene dei credenti di altre confessioni (60,7%).
Se la Bibbia è poco letta e conosciuto, il Catechismo cattolico risulta ancora più ignoto: soltanto il 17%,2 degli intervistati sa citare le “virtù teologali”, percentuale che sale tra i praticanti (24,7) ma che scende inesorabilmente tra i non praticanti (12,3%).

A dispetto della scarsa frequenza alle funzioni religiose e alla diffusa ignoranza sulle proprie credenze, i credenti sono il 76% della popolazione, gli atei il 15%, gli agnostici il 4%.

Che diagnosi possiamo trarre da questi dati? Che l’italiano medio si sente cattolico senza mettere in pratica la propria fede né tantomeno conoscerla. Il che riduce la religione a senso di appartenenza in un senso vagamente tribale. Il problema è che dubito che una religione ridotta a tribalismo possa sopravvivere nel lungo periodo. Il rischio è che l’italiano si infervori per il crocifisso in quanto simbolo senza conoscerne però il significato. E arriverà prima o poi il giorno in cui qualcuno si chiederà che cosa possa significare quel simbolo e per quale motivo lo si debba tenere sui muri. L’attivismo della Chiesa degli ultimi 15 anni, allora, assume una nuova dimensione: non più un atto di forza, ma uno di debolezza. Non riuscendo più a convertire le persone si è pensato di trasformarle in cattolici per razza. Non più un atto di fede, ma uno costitutivo in termini culturali e  magari pure biologici. Sic transit gloria mundi…

[1] Cfr. http://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/index_commenti.php?id=1696.

[2] Classico esempio: l’ora di religione non è seguita solo dal 10,2% degli studenti (cfr. http://www.studenti.it/superiori/scuola/aumento-studenti-che-non-seguono-ora-di-religione.php).

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Questa voce è stata pubblicata il 2 febbraio 2014 da in Diamo i dati con tag , .
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