Charly's blog

La corruzione dilaga? Forse, ma sarebbe meglio leggere il testo e non solo il titolo…

Il recente report della UE sulla corruzione [1] sembra dar valore a chi ritiene il fenomeno diffuso e radicato nel paese. Ad essere precisi il report prende in esame una vasta pluralità di comportamenti:

As mentioned in the introduction this report defines corruption, in line with international legal instruments as any ‘abuse of power for private gain’. Although the exact meaning and scope of the concept are the object of academic debate, this implies that the Report covers two aspects. First, it covers specific acts of corruption and those measures that Member States take specifically to prevent or punish corrupt acts as defined by the law. Secondly, it covers certain types of conduct and measures which impact on the risk of corruption occurring and on the capacity of a State to control it. Consequently, the Report deals with a wide range of issues associated with corruption, including, in addition to bribery, trading in influence, abuse of office, aspects related to nepotism, favouritism, illegal lobbying, and conflict of interests.

Il sospetto che viene, però, è che molti non hanno letto il report in questione. Partiamo dai dati [2]:

The 2013 Special Eurobarometer on Corruption showed that 97% of Italian respondents (second highest percentage in the EU) believe that corruption is widespread in their country (EU average: 76%), while 42% say that they are personally affected by corruption in their daily life (EU average: 26%). 88% of Italian respondents believe that bribery and the use of connections is often the easiest way to obtain certain public services (EU average: 73%). Mistrust in public institutions appears to be widespread. According to the same survey, the public offices and sectors most distrusted are: political parties; politicians at national, regional and local levels; officials awarding public tenders and officials issuing building permits.

Altre opinioni sull’argomento [3]:

_ il 22% degli intervistati ritiene che l’attività del Governo per combattere la corruzione sia efficace (contro il 23% dato medio);

_ il 27% ritiene che ci sono abbastanza conseguenze legali da prevenire la condotta criminosa (contro il 26% dato medio);

_ sul piano economico il 49% degli intervistati ritiene la corruzione un problema per la propria impresa (contro il 43% come dato medio) e il 48% punta il dito contro il nepotismo (contro il 41% dato medio);

Quanto alla stima del costo:

The Italian Court of Audit pointed out that the total direct costs of corruption amount to EUR 60 billion each year (equivalent to approximately 4% of GDP). In 2012 and 2013 the president of the Court of Audit reiterated concerns as to the impact of corruption on the national economy.

Che si può notare da questi elementi? Tanto per cominciare la stima della corruzione non è della UE, ma della Corte dei Conti. In teoria, dato che nella realtà la Corte ha detto l’esatto contrario criticando l’idea che la corruzione possa raggiungere quei livelli. La cifra è venuta fuori una decina di anni fa da parte della Banca Mondiale. Avendo stimato il costo globale della corruzione sul PIL pensarono bene di dividerlo per la quota del PIL dei singoli paesi e nel caso italiano venne fuori 60 miliardi. Peccato che la corruzione varia molto da paese a paese rendendo piuttosto opinabile una simile stima [4].

Il secondo è più dirimente spunto viene dalla metodologia adottata. È facile notare che si di un forte peso alle opinioni delle persone. Non a caso il report si basa, per l’appunto sulle opinioni:

The report is therefore not based on detailed questionnaires or expert country visits. It is based on the abundance of information available from existing monitoring mechanisms, together with data from other sources including national public authorities, research carried out by academic institutions, independent experts, think-tanks, civil society organisations etc. […] The report is based primarily on qualitative rather than quantitative assessment. Qualitative assessment as indicated above is driven by the assessment of each country on its own merits. The focus is on what works and what does not work in terms of dealing with corruption in a particular country. Quantitative approaches play a lesser role, mostly because it is difficult to put a figure on how much of a problem corruption is, and even more difficult to rank the countries by results.

Il report, allora, non è tanto una survey sulla corruzione, ma sulla percezione della stessa all’interno di un campione selezionato. Il che non vuol dire che il report non abbia valore, ma che si debba considerarlo per quello che è. Nel caso specifico non mancano spunti interessanti come il fatto che i costi della corruzione siano da mettere in relazione con l’operato della criminalità organizzata, il finanziamento ai partiti, il conflitto di interessi, il settore dei lavori pubblici. Ma ad essere pignoli sono nozioni già note e segnalate dalle Istituzioni nostrane.

[1] Cfr. http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/organized-crime-and-human-trafficking/corruption/anti-corruption-report/index_en.htm.

[2] Cfr. UE, Italy country chapter, 2014.

[3] Cfr. UE, Italy statistical factsheet, 2014.

[4] Cfr. http://www.ilpost.it/davidedeluca/2014/02/03/la-bufala-dei-60-miliardi-euro-corruzione/.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 febbraio 2014 da in cronaca con tag .
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