Charly's blog

Il referendum svizzero: la fine della libera circolazione, la fine del libero mercato

Ieri si è tenuto un referendum in Svizzera in merito all’introduzione delle quote nei flussi immigratori. Ecco la proposta [1]:

1 La Svizzera gestisce autonomamente l‘immigrazione degli stranieri.

2 Il numero di permessi di dimora per stranieri in Svizzera è limitato da tetti massimi annuali e contingenti annuali. I tetti massimi valgono per tutti i permessi rilasciati in virtù del diritto degli stranieri, settore dell‘asilo incluso. Il diritto al soggiorno duraturo, al ricongiungimento familiare e alle prestazioni sociali può essere limitato.

3 I tetti massimi annuali e i contingenti annuali per gli stranieri che esercitano un‘attività lucrativa devono essere stabiliti in funzione degli interessi globali dell‘economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli Svizzeri; essi devono comprendere anche i frontalieri. Criteri determinanti per il rilascio del permesso di dimora sono in particolare la domanda di un datore di lavoro, la capacità d‘integrazione e una base esistenziale sufficiente e autonoma.

4 Non possono essere conclusi trattati internazionali che contraddicono al presente articolo.

5 La legge disciplina i particolari.

Le argomentazioni spaziano dalla densità urbana e demografica della piccola Svizzera alla conservazione della cultura locale, dai costi del welfare alla pressione sul salario e le condizioni lavorative dei lavoratori autoctoni. Il risultato ha visto il successo del sì di misura, 50,3%, e una frattura a grandi linee secondo le linee linguistiche [2]. Mentre nel Ticino i favorevoli hanno raggiunto il 68,2%, a Ginevra si sono fermati al 39,1%. La partecipazione non è stata elevata e si è fermata al 55,8%.

Archiviata la consultazione toccherà al Governo redigere nella pratica le quote per gli stranieri in base alle figure ricercate nel mercato del lavoro purché non vi sia uno svizzero disoccupato. L’aspetto più paradossale della cosa è che il tasso di disoccupazione svizzero è bassissimo, siamo al dato fisiologico del 3,2% [3],  e potrebbe essere comunque necessario ricorrere all’immigrazione per coprire le posizioni lavorative. Della serie tanto rumore per nulla… un effetto pratico, però, ci sarà: la rottura con la UE. La Svizzera non è parte del progetto europeo ma con Bruxelles ha siglato svariati accordi di tipo commerciale e scientifico. Fra le carte esiste la cosiddetta clausola ghigliottina: se salta un accordo saltano anche i rimanenti. Se la Svizzera mette mano alla libera circolazione delle persone, allora, rischia seriamente di subire ripercussioni anche sugli altri settori. Al riguardo la vice presidente della Commissione europea Viviane Reding aveva già messo le mani avanti [4]:

an illusion to think that the free movement of people could be renegotiated individually.

Per poi ribadire il concetto [5]:

We respect the democratic vote of the Swiss people. The four fundamental freedoms – free movement of people, goods, capital and services – are not separable. The single market is not a Swiss cheese. You cannot have a single market with holes in it.

Il caso svizzero non è isolato. In Olanda, in Francia, nel Regno Unito esistono più forze politiche contrarie alla libera circolazione delle persone e si prospetta una vittoria per le forze euroscettiche nelle prossime elezioni europee.

In linea di massima si legge il fenomeno secondo la chiave di lettura del razzismo o della xenofobia, ma sarebbe più corretto metterlo in relazione con il libero mercato. Quest’ultimo per funzionare necessita della libera circolazione delle merci, dei capitali e delle persone. Il caso italiano al riguardo è ottimo: dopo l’unificazione del 1.861 si è costruito un unico mercato sul territorio nazionale e ognuno può spostarsi liberamente o comprare merci prodotte in altre regioni. Il divieto per le regioni d’imporre dazi, per dire, è persino contenuto nel testo costituzionale. La tanto famigerata globalizzazione non è altro che il ripetersi di questo fenomeno su scala globale. L’aspetto buffo e scontato è che si registrano le stesse reazioni avvenute nell’arco di decenni in Italia e che si riassumono nell’etichetta “sindrome da rigetto”. Il più palese è l’ostilità all’immigrazione, ma all’interno di questa reazione si nascondono il contrasto alla concorrenza fra lavoratori, allo strapotere delle aziende e l’invocata specialità di chi risiede in un determinato territorio rispetto agli esterni. Va da sé che tutti questi elementi sono in aperta antitesi all’ideologia del libero mercato con il suo corollario di darwinismo sociale e randianismo messianico.

La situazione non è da sottovalutare dato che le popolazioni sono sì contrarie all’immigrazione salvo poi volere gli effetti del libero mercato, mentre le èlite non si fermano neppure davanti all’opposizione delle masse. Come finirà? Difficile a dirsi. Si potrebbe avverarsi un mercato unico globale o l’economica mondiale potrebbe spezzettarsi in mille patrie sparse sul pianeta. Avrà una forte influenza anche l’andamento dell’economia e delle innovazioni tecnologiche: certe cose le si accettano meglio con la pancia piena.

[1] Cfr. http://www.immigrazione-di-massa.ch/content/iniziativa/testo-iniziativa/.

[2] Cfr. http://www.admin.ch/ch/i/pore/va/20140209/det580.html.

[3] Cfr. http://www.rttnews.com/2249335/swiss-unemployment-rate-stable-at-3-2.aspx.

[4] Cfr. http://www.swissinfo.ch/eng/politics/Free_movement_won_t_be_renegotiated,_EU_warns.html?cid=37765492.

[5] Cfr. http://www.ft.com/intl/cms/s/0/f534a5fe-919c-11e3-8fb3-00144feab7de.html#axzz2swS225ib.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 febbraio 2014 da in economia con tag , .
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