Charly's blog

Cyberbullismo e suicidi fra i giovani? Meglio temere l’aggressività del cittadino selvaggio

Internet è tornato sul banco degli accusati a causa della ragazzina di 14 anni suicidatasi a seguito degli insulti ricevuti sulla rete [1]. Ovviamente il caso è più complesso rispetto a quanto si possa riassumere in poche parole, ma in ogni caso il fatto ha ricevuto ampia pubblicità persino all’estero [2]. Per quanto sia innegabile che internet sia pieno di idioti e dei cosiddetti commentatori selvaggi – fessi che commentano in modo sprezzante e ignorante insultando chi scrive – si devono tenere a mente alcuni particolari.

Per prima cosa basta guardare i dati Istat per scoprire che i suicidi sono in diminuzione [3]: il valore è calato da 8 suicidi ogni 100.000 abitanti nel 1993 a 5,9 nel 2009. Se consideriamo la variabile età, nell’anno 2009 e nella coorte 0-24 anni abbiamo 1,4 suicidi, nella coorte 25-44 registriamo 6,1 casi, nella coorte 45-64 il valore sale a 8,4 e nell’ultima coorte degli over 65 troviamo 11,3 suicidi ogni 100.000 abitanti. In merito ai titoli di studio si registra una maggiore tendenza fra i titoli di studio medio-bassi. Morale? Non c’è nessuna emergenza suicidi.

Per seconda cosa si deve tenere conto del fatto che le idiozie che si leggono su internet sono le stesse che si possono sentire nelle discussioni private. La rete ha solo dato visibilità pubblica a quello che un tempo si diceva dopo un paio di birre. La storia dell’anonimato come stimolo all’insulto non è affatto corretta. Tralasciando il fatto che l’anonimato in rete non esiste, in ogni caso si dicono le stesse scempiate da bar. Il catalogo è vario e spazia in tutto lo scibile delle idiozie umane: dal disoccupato che non ha voglia di fare nulla, all’immigrato che ruba il lavoro, ai detenuti che si lamentano del trattamento inumano delle carceri, eccetera. Nel caso in questione troviamo soltanto la tipica cattiveria degli adolescenti finita in tragedia.

Vorrei porre alla vostra attenzione, invece, un altro fenomeno di portata ben più ampia. Esattamente come successe con la crisi del 1992, anche oggi le televisioni abbondano di talk show dediti ad aizzare la rabbia delle persone. Così come esiste un commentatore selvaggio abbiamo anche un cittadino selvaggio. Si tratta di persone caratterizzare da un basso livello di istruzione e da un ancor più basso livello di comprensione della realtà, dominato da un elevato furore e da una straripante rabbia da scaricare nei confronti di un qualcuno o di un qualcosa: può essere il dipendente pubblico, il finanziere internazionale, il politico. Il tutto condito da una coerenza inesistente. Lo stesso figuro che ha votato per decenni per lo smantellamento dello Stato adesso ne invoca l’intervento salvo dimenticarsi che lo Stato non può più intervenire perché i suoi mezzi d’azione sono stati mutilati da 30 anni di antistatalismo. Lo stesso figuro che arruffa il pelo davanti alle leggi sul lavoro e ai sindacati adesso si lamenta del progressivo peggioramento delle condizioni lavorative, della disoccupazione dilagante o della concorrenza selvaggia dei paesi emergenti e si indigna per le condizioni lavorative dei cinesi, salvo dimenticare che la lotta furiosa al lavoratore si scarica su tutti anche sugli imprenditori.

Il fenomeno è ripetitivo nell’arco della storia: dalle streghe agli ebrei, dagli armeni ai kulaki, per poi finire con il maccartismo e il leggendario parassita di neoliberista memoria nei momenti di crisi la rabbia prende il sopravvento per poi scaricarsi su un immaginario nemico. I programmi televisivi, ovviamente, si limitano a fomentare la rabbia senza proporre soluzioni che non sono raggiungibili o comunque non comprensibili da parte del pubblico. Con un manifatturiero, per dire, che sta virando verso l’hi-tech quale volete che sia il destino dell’operaio italiano medio e della sua sudatissima licenza media? Ma si sa, è colpa del netturbino…

Fossi in voi non mi preoccuperei tanto per lo schermo di un computer e la variegata fauna internettiana, ma più per il piccolo schermo e la sua variegata e furiosa fauna da talk show. Anche perché nel primo caso abbiamo una tragedia da cronaca nera, nel secondo caso abbiamo politiche influenzate dalle masse da tragedia.

[1] Cfr. http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2014/11-febbraio-2014/branco-social-falla-finita-segreti-14enne-morta-suicida-2224053880806.shtml.

[2] Cfr. http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-26151425.

[3] Cfr. http://www.istat.it/it/archivio/68812.

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Questa voce è stata pubblicata il 13 febbraio 2014 da in cronaca con tag , , .
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