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La Lega e il Front National? Stesso problema, risposte differenti

A ben guardare la Lega e il Front National non sono poi così simili. Si parte dal consenso dato che mentre la Lega è ai minimi storici il partito di Le Pen è ai massimi giungendo al mirabile 34% dell’elettorato [1]. Sui programmi, poi, è meglio stendere un velo pietoso. Mentre la Lega ci ammorba da una generazione con l’autonomismo, il radicamento territoriale, la polemica contro Roma ladrona e sciocchezze simili, il Front National si muove nel tradizionale statalismo francese [2]:

L’émergence de la nation française au cours des siècles se caractérise par le rôle déterminant joué par l’Etat, un Etat fort qui a su unifier la nation, contenir les féodalités et les communautarismes, anéantir la tribalisation, aménager notre territoire et offrir progressivement à tous une éducation, des soins, une sécurité et des services publics de qualité.

Sous un double mouvement qui s’accentue depuis plusieurs décennies, par le haut et par le bas, l’Etat est aujourd’hui profondément affaibli.

La France a pourtant besoin d’un Etat fort pour assurer son réarmement face à la mondialisation. Quand l’Union européenne échoue et s’entête à suivre la mauvaise direction, quand la région est trop petite, l’Etat est en mesure de s’appuyer sur les forces vives de notre pays pour être le fer de lance de la réindustralisation et du redressement national.

Ce double mouvement d’affaiblissement de l’Etat se présente ainsi :

1. Une décentralisation non maîtrisée d’abord (lancée en 1981 et accentuée en 2004) a privé l’Etat de compétences stratégiques : transports régionaux, routes nationales, action économique notamment. Beaucoup, parmi lesquels nombre d’élus locaux, jugent que nous sommes allés trop loin dans le transfert de compétences. Cette décentralisation, c’est un creusement des inégalités entre les territoires et les Français, une complexité accrue de la décision publique, une corruption aggravée, et la reconstitution de féodalités locales dépensières au détriment d’un Etat stratège.

2. L’Union européenne ensuite, cheval de Troie de la mondialisation ultralibérale : les Traités européens imposent depuis le Traité de Maastricht le dogme de la concurrence libre et non faussée, interdisent par idéologie les aides d’Etat à nos entreprises, ainsi que toute forme de protection aux frontières internes de l’UE, mais aussi externes. En bref, toute forme de patriotisme économique.

Nella pratica la cosa si declina con un rinnovato ruolo dello Stato (anche sul piano  militare) e con l’appropriazione delle funzioni delegate agli organismo sovrastatali. In più abbiamo la lotta contro le multinazionali e le delocalizzazioni a favore dei piccoli produttori, il tutto condito dalla chiusura nei confronti dell’immigrazione e dell’imposizione della legge. I punti in comune con la Lega, ovviamente, sono presenti ma la risposta al problema comune chiamato Globalizzazione è piuttosto differente. La risposta è “più Stato” nel caso francese, più “locale” in quello padano. In effetti nell’atto di sancire l’alleanza si è parlato di inquietudini comuni piuttosto che di affinità programmatiche.

Queste due forze politiche presentano una reazione di rigetto nei confronti di due fenomeni fra loro diversi: la globalizzazione (neo liberista) e il superamento degli Stati-nazione a favore di organismo sovranazionali sprovvisti di legittimazione popolare ma ammantati di un’aura di conoscenza tecnica (assai dubbia, invero). Le risposte sono in parte in comune e in parte no, ma sarebbe da sciocchi ignorare questa crescente disaffezione da parte di chi è in basso nella scala sociale. In effetti nel fenomeno “globalizzazione” spesso si mette tutto e pure di più confondendo gli effetti causati dalla competizione delle economie emergenti con quelli scatenati dai cambiamenti del paradigma economico. Non è un caso se fino a pochi anni fa si definiva queste forze politiche come neo-destra o, se preferite, i partiti politici dei perdenti nell’ordinamento sociale: lavoratori a bassa specializzazione, piccoli produttori fagocitati dalla GDO, piccoli professionisti sulla difensiva contro le nuove tecnologie. L’elemento di novità viene dall’allargarsi di questa platea a quello che fino a poco tempo fa veniva definito ceto medio. Un interessante sondaggio della Demos ci svela un risultato assai interessante [3]:

 

Nell’arco di meno di un decennio chi si riteneva membro del ceto basso è quasi raddoppiato, mentre i membri della classe più elevata hanno perso meno terreno o sono rimasti stabili. È da notare un certo errore di base nella prospettiva:

 

Gli operai, tecnicamente parlando, non possono essere considerati ceto medio, ma classe proletaria. In effetti il bagno di realtà di maggiore entità si è avuta fra i colletti blu e i lavoratori indipendenti. Guarda caso le due categorie più colpite dai cambiamenti economici in atto.

Nel complesso l’Italia è un paese rimasto in una bolla al riparo dell’esterno per circa una generazione, salvo poi scoprire che il mondo è cambiato. A mancare del tutto è un’analisi complessiva del fenomeno che non sia il solito “colpa della kasta, viva la ggente” o “colpa degli immigrati”. Ma mentre la risposta francese è logica (se la colpa è l’esterno che allora lo Stato ci protegga), quella della Lega non lo è visto che si limita a riprodurre gli stessi elementi che hanno portato alla situazione attuale. La GDO che mangia i negozietti nasce nel libero mercato, la tecnologia che distrugge il lavoro nasce nel libero mercato, la finanza e l’immigrazione senza regole è il libero mercato. Il motivo di questa divergenza di vedute? Probabilmente la cosa deriva dall’idea che la colpa sia solo di Roma ladrona e della kasta. In pratica siamo rimasti ai livelli delle fiabe dove ogni colpa è da attribuire all’uomo kattivo. Se per 20 anni il consenso di queste persone è stato catalizzato da nonno Silvio – quello che è colpa dei comunisti… nel 2014! – un motivo pur vi sarà. Mala tempora currunt…

[1] Cfr. http://www.internazionale.it/news/francia/2014/02/12/un-francese-su-tre-e-daccordo-con-il-front-national/.

[2] Cfr. http://www.frontnational.com/le-projet-de-marine-le-pen/autorite-de-letat/etat-fort/.

[3] Cfr. http://www.demos.it/a00948.php.

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2 commenti su “La Lega e il Front National? Stesso problema, risposte differenti

  1. Connacht
    20 febbraio 2014

    In teoria la Lega può essere intesa come “statalista” laddove lo stato è quello padano. In mancanza di esso si tira acqua al mulino retorico della decentralizzazione da Roma.
    In Francia questo problema si sente molto meno perché la tradizione accentratrice, nazionalista e unitarista è molto radicata da tanto tempo. Per dire, l’occitano è quasi scomparso e il concetto nazionale di Occitania è praticamente estinto, la Bretagna e la Corsica hanno perso identità (non francese) a massi, persino la Vallonia in Belgio a momenti pensa più ad un’unione che ad una indipendenza con la propria lingua (che era pure diffusa fino a un secolo fa). In maniera opposta alla Spagna che è una e trina, più i baschi (che ironicamente nella parte francese si fanno sentire molto meno).
    L’Italia invece è nata soltanto 150 anni fa, già all’epoca le elites intellettuali che percepivano il concetto di italianità ammettevano che gli italiani erano ancora da fare e dopo la guerra ogni cosa legata a patria o nazione iniziò ad essere tacciata di fascismo e rigurgitata negli scontri dialettici.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 febbraio 2014 da in politica con tag , .
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