Charly's blog

Ma la filosofia è inutile?

Dopo la balla dell’abolizione della storia dell’arte nell’ordinamento scolastico i media sono riusciti nella mirabolante impresa di trovarne un’altra: l’abolizione della filosofia dalla scuola. Tralasciando l’ovvia considerazione che la filosofia è attualmente limitata ai soli licei, in realtà si progetta di eliminare la filosofia teoretica da pedagogia e scienze della formazione. Personalmente non vedo il dramma, ma la cosa ha scatenato un’inviperita reazione fra i discepoli delle scienze delle merendine filosofiche.

È piuttosto divertente analizzare le argomentazioni adottate dai nostri eroi. Si parte dall’immancabile formazione del “pensiero critico”, qualunque cosa esso sia [1]:

L’intenzione di ridurre il rilievo della filosofia, schiacciandola ai margini dei programmi scolastici e universitari, è la punta di un attacco generalizzato al sapere umanistico in Italia. Ma in essa c’è qualcosa di ancora più grave. Si vuole così occludere lo spazio dove si forma lo spirito critico. Indebolire ogni resistenza a un diffuso realismo in base a cui, qui o altrove, non c’è da prefigurare nulla di diverso da quello che abbiamo sotto gli occhi. Tale progetto è sbagliato per più di un motivo. Intanto perché la filosofia, oltre che indispensabile di per sé, lo è nei confronti degli altri saperi. Non perché, come a volte si dice, li collega in un unico orizzonte, ma, al contrario, perché definisce le loro differenze, misura la tensione che passa tra i vari linguaggi. In quanto sapere critico, la filosofia impedisce la sovrapposizione di questioni eterogenee, delinea i confini dentro i quali esse assumono significato. Ma il suo ruolo non si esaurisce in una procedura metodologica. Tutt’altro che chiusa su di sé, essa è sempre aperta al mondo – alle sue potenzialità e ai suoi conflitti. Tale è la sua funzione. La capacità, e anche il desiderio, di aprire un confronto, in qualche caso uno scontro, rispetto a ciò che esiste a favore di una diversa disposizione delle cose.

Senza dimenticarsi che la filosofia insegna  a pensare [2]:

Anche Giulio Giorello pensa «tutto il male possibile» dell’idea di ridimensionare l’insegnamento della filosofia. «Ma non per difendere la categoria – spiega -. Non penso ai filosofi come professionisti della parola o del pensiero, ma la filosofia è il respiro della mente, Hannah Arendt la definiva “la vita della mente”. Si può farne a meno, ma allora si deve respirare solo con il corpo. Come diceva Vladimir Jankélévitch si può vivere senza filosofia, ma molto male. La riflessione su se stessi e la meditazione sul nostro posto nel modo, quella che si chiama la “libertà filosofica” fa paura agli esponenti della cappa burocratica che mira a normalizzare il pensiero e vuole farci diventare tutti dei mestieranti mediocri». Gianni Vattimo, che ha insegnato filosofia teoretica a Torino per 25 anni, si sofferma sull’idea di togliere l’insegnamento della materia nei corsi di laurea di Pedagogia e Scienza dell’Educazione: «È un passo verso la disumanizzazione. In generale i Paesi in cui non si insegna la filosofia sono i peggiori. Toglierla dai corsi di laurea in cui si dovrebbe “insegnare come si insegna” è un pessimo segnale. Se penso che si studia la decimologia, la scienza di come si danno i voti, allora preferisco che si studi Gentile». Secondo il teorico del pensiero debole una formazione puramente funzionale alla produzione è da buttare: «Ci ritroveremo una generazione di piccoli produttori legati a saperi specifici che poi velocemente tramontano. C’è invece una formazione che è tanto più significativa quanto più slegata all’uso delle macchine». Ma a che cosa serve la filosofia? Vattimo scherza, ma non troppo: «Serve a non farsi dirigere nella visione del mondo soltanto dalle canzonette. È una messa in ordine delle idee sulla vita e su noi stessi. Husserl diceva che studiare la filosofia è come fare di professione l’essere umano». Alzi la mano chi non ne ha bisogno.

Meglio non chiedere quale siano i risultati di queste splendide menti che hanno imparato a pensare a differenza di voi ignorantoni. Certo, Vattimo è un sostenitore di splendidi paesi quali Cuba o il Venezuela, ma è perché lui sa pensare (non come voi). Ma, dicevo, i risultati non contano. Perché? Perché la filosofia è inutile e per questo motivo essenziale [3]:

Che la filosofia non serva a nulla non è un’affermazione nuova. Lo riconosce apertamente già Aristotele, anticipando l’obiezione del suo interlocutore. Al quale egli tuttavia ribatte che la filosofia è la più nobile delle scienze non malgrado, ma proprio perché «non serve a nulla», ossia perché non ha quel vincolo di «servitù» che altrimenti la renderebbe subordinata, e dunque inferiore rispetto ad altre. Ciò che potrebbe sembrare un limite, si riveladunque come un elemento di superiorità: la filosofia non è serva, ma padrona —in quanto tale superiore ad ogni altra scienza e dunque degna di essere coltivata per se stessa. […] Alla luce di queste considerazioni, forse la strada migliore da percorrere consiste nel «prendere sul serio» e condurre alle sue conseguenze più rigorose la tesi dell’inutilità della filosofia. È vero, la filosofia non è «utile», perché essa non si realizza nel consumo. Al contrario, in un mondo dominato in maniera pressoché esclusiva dalla ricerca di cose utili, la filosofia trova la sua specifica individuazione nel non essere soggetta al dispotismo dell’uso, alla tirannide dei consumi. È un bene prezioso, proprio perché raro, perché non si lascia catturare dalle regole inflessibili del mercato. E torna in mente un passaggio del dialogo platonico intitolato Teeteto. Il filosofo può avere l’aria del buono a nulla quando gli tocchino uffici servili, come mettere insieme un bagaglio per il viaggio o preparare buone vivande o raffinatidiscorsi. Ma egli è anche colui che può «gettarsi indietro su la destra il mantello, come si addice a persona libera».

Anzi, è sì inutile in termini pratici-lavorativi come direbbe il Confindustriale medio, ma è necessaria sulla riflessione delle grandi questioni della vita [4]:

La filosofia considera interrogativi fondamentali che riguardano chi e che cosa siamo, che cosa facciamo o dobbiamo fare, che cosa sappiamo, crediamo e speriamo. È ragionevole supporre che la maggioranza delle persone si sia posta domande di questo tipo almeno una volta, sebbene possa essere diversa la rilevanza che ciascuno vi attribuisce. In genere, chi si occupa di filosofia ritiene che tali problemi abbiano valore, e che perciò sia importante rifletterci.

Insomma, fra i masters of the universe del saper pensare si registra una certa confusione. Se la filosofia è in grado di fornire il fantomatico “pensiero critico”, allora, risponde ad un’esigenza pratica rendendola utile. Certo, la cosa sarebbe da argomentare un pochino meglio dato che se si teme la pervasività della pubblicità, del marketing o dei media sarebbe meglio studiare questi elementi e non la filosofia patristica. Per quanto riguarda le grandi questioni della vita sarei curioso di sentire anche le risposte a questi quesiti. Se in 2.500 anni non hanno cavato un ragno del buco, magari, c’è un errore a livello metodologico. Si attacca tanto l’economia per il non aver previsto (in parte) la Crisi del biennio 2007/8 e poi si chiude un occhio per il fallimento ultramillenario dei maestri del saper pensare. E per carità di patria lascio stare la storiella della riflessione sugli altri saperi. Se permette sul mio sapere ci penso io e chi ha studiato la mia disciplina, non dei tizzi che non hanno mai aperto un libro sulla materia.

Passiamo, ora, dalle mie parti. Se qualcuno mi chiedesse perché studiare le scienze sociali, che cosa potrei rispondere? Per venire a capo della questione a me basta un come: mettiamo il richiedente davanti alla tv in modo da visionare un paio di tg. Dopo di ché poniamo noi una questione: su cosa verte il materiale visionato? Semplice: economia, scienze politiche, diritto, sociologia, psicologia. Tanto per dirne una, basta ascoltare Berlusconi per rendersi conto dell’ampio utilizzo dei frame, dello storytelling e della narrazione emotiva. O, meglio, la cosa è facile per chi esce da scipol, sociologia o psicologia.

Le scienze sociali, allora, non hanno un’applicazione pratica in termini lavorativi – e mi preme ricordare che il mismatch fra scuola e lavoro è una leggenda -, ma sono essenziali per comprendere il mondo contemporaneo. Quel che sfugge ai piccoli semianalfabeti sprovvisti delle più basilari conoscenze in settore è che la politica non è assoluta e aliena rispetto alla cittadinanza. I politici vengono eletti dal basso e vengono influenzati da un continuo processo d’interazione con l’elettorato. Ne consegue che se la cittadinanza non è in grado di portare a termine il proprio compito anche la politica ne risulterà deficitaria. Considerato che dalla politica vengono fuori  elementi quali la tassazione, il welfare, il diritto, la politica industriale è facile rendersi conto che se la politica non corre il paese affonda. Non è teoria, basta guardare l’Italia.

In conclusione, non capisco affatto questa idiosincrasia nei confronti dell’utilità da parte degli umanisticosi. A meno che, ovviamente, non si è perfettamente consci dell’impossibilità di rispondere a questa esigenza, compresa quella di fornire il tanto famoso “pensiero critico”. Oh beh, tanto peggio per loro. Il mio settore di studio non è solo utile, è essenziale per avere la pancia piena e non fare la fame.

[1] Cfr. http://www.repubblica.it/scuola/2014/02/15/news/filosofia_via_dalle_scuole-78687159/.

[2] Cfr. http://www.corriere.it/scuola/secondaria/14_febbraio_16/battaglia-filosofi-un-errore-cancellare-studio-pensiero-f1397594-96f4-11e3-bd07-09f12e62f947.shtml.

[3] Cfr. http://www.fondfranceschi.it/cogito-ergo-sum/la-filosofia-e-inutile-percio-serve-ancora.

[4] Cfr. http://www.filosofiablog.it/filosofia/perche-occuparsi-di-filosofia/. Al Confindustriale serve un tizio in grado di leggere un disegno tecnico, non una persona in grado di discettare di etica. Da notare che l’argomentazione del blog è la stessa di quella che ho adottato in favore delle scienze sociali. La questione è se si possa acquisire capacità analitiche senza conoscere le materie di dibattito pubblico o se si possa acquisire le suddette capacità studiando le citate materie.

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4 commenti su “Ma la filosofia è inutile?

  1. Stefano Corsi
    27 febbraio 2014

    Un paio di curiosità “metodologiche” su questo articolo, dedicato alle “inviperite reazioni fra i discepoli delle scienze delle merendine filosofiche” alla presunta “abolizione della filosofia nella scuola”.

    La prima: perché è stata incorporata nell’articolo una citazione, tratta da un post di Filosofia Blog, che non rientra nel contesto criticato dall’articolo?

    La seconda: perché si ritiene che la citazione sosterrebbe l’idea che la filosofia “è inutile in termini pratici”, quando il post da cui il passo è tratto cerca di argomentare il contrario?

    Grazie in anticipo.
    Un cordiale saluto.

    • Charly
      27 febbraio 2014

      La citazione rientra perché nel bog – a proposito: complimenti, è ben fatto almeno per gli occhi di un profano – si prende in esame la questione del perché occuparsi della filosofia (mia personalissima opinione: porsi le domande è giusto, la filosofia scolastica non lo fa). Se si analizza la questione dell’abolizione della filosofia nell’ordinamento scolastico per forza di cose si finisce lì e, infatti, la cosa è stata citata più volte da alcuni difensori della filosofia.
      In linea di massima la questione dei “termini pratici” rientra in un’ottica da Confindustria volta a rendere la scuola più orientata verso il business (bleah!). Converrai con me che porsi le grandi questioni non abbia relazione di sorta con il fare l’idraulico o qualunque altro sogno erotico della CGIA di Mestre. Essere capaci di:

      La filosofia è di grande aiuto, perché offre un modo razionale per affrontare le domande che mettono in questione i “fondamenti” dell’esistenza: essa permette di esaminare le nostre assunzioni, di saggiarne la bontà, di giustificarle. Così, queste non rimangono credenze fluttuanti o pareri infondati, ma diventano qualcosa di più solido: diventano credenze giustificate, forse addirittura conoscenze. Non solo: la filosofia allena a pensare chiaramente e correttamente intorno a un’ampia serie di questioni. Fare filosofia analizzando gli argomenti a favore o contro una certa tesi e formulandone di propri, permette di apprendere e sviluppare competenze che possono essere applicate in altri ambiti. Chiarezza di pensiero, correttezza di ragionamento e capacità d’analisi, infatti, sono abilità che si esercitano anche grazie alla filosofia, e che tornano vantaggiose in varie situazioni e in parecchie sfere della vita, professionale inclusa.

      Non ha applicazioni pratiche per il confindustriale perché il lavoratore deve seguire un disegno tecnico, non discettare di etica. Lo so, viviamo in un’epoca di triste produttivismo… Se ci fai caso ho privato di praticità lavorativa anche le scienze sociali a dispetto del fatto che la loro mancata conoscenza porta alla mala politica che affossa il paese (argomentazione parallela e differente solo nel soggetto). Pare illogico? Chiedi a Squinzi! Comunque ho messo una postilla per specificare meglio la cosa.
      Solo un’appunto: l’idea di scindere la capacità di analisi dalle conoscenze pratiche è un po’ problematica. Saper ragionare bene non permette di esprimersi in merito alla riforma elettorale (o alle misure di rilancio dell’economia, della riduzione della disoccupazione, delle sfide ambientali, della riforma del welfare, eccetera), mentre le capacità di analisi possono essere acquisite studiando le discipline di cui sopra. L’idea è un po’ simile a chi sostiene che per imparare l’italiano serva lo studio di Leopardi. Per me è più opportuna una sana dose di dettati ortografici, congiugazione di verbi e compagnia cantante.

      • Stefano Corsi
        1 marzo 2014

        Charly,

        grazie per le risposte e le precisazioni, esaurienti più di quanto sperassi, e per gli interessanti spunti, alcuni dei quali mi trovano totalmente d’accordo, altri solo parzialmente d’accordo. Senz’altro le tue osservazioni, specialmente quelle con le quali non concordo del tutto, meriterebbero una trattazione più articolata di quella che riuscirei a proporre qui. Magari la svilupperò su Filosofia Blog in un discorso argomentato – spero – in modo cogente.

        Un cordiale saluto.

      • Charly
        1 marzo 2014

        Leggerò con interesse la trattazione che farai in merito. Ciao!

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 febbraio 2014 da in cultura con tag , .
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