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La classe media è morta? La divisone in classi è morta

Torniamo indietro di un paio di mesi e focalizziamo l’attenzione sul Movimento dei Forconi. Ricordate le messe in scena e l’italiano stentato delle forchette, gli autonominatasi produttori e lavoratori (contrapposti ai “parassiti”)? Bene. Riproponiamo, ora, questo sondaggio di auto percezione:

 

Addio ceto medio

La morte del ceto medio è un concetto piuttosto diffuso tant’è che è la norma sentire un operaio al talk show lamentarsi di non essere più un membro del ceto medio. La cosa è divertente perché mi devo essere perso qualcosa: da quand’è che gli operai sono ceto medio?

Piccolo excursus storico. In origine c’era la società tripartita del cosiddetto feudalesimo:

_ bellatores: coloro che combattono e che amministrano la giustizia. Di fatto chi comanda;

_ oratores: chi prega per tutti. In pratica il ceto intellettuale amministrativo;

_ laboratores: chi lavora mantenendo gli altri due;

Al netto della teoria, la società feudale vedeva una minoranza di combattenti, una di preti e una netta maggioranza di lavoratori (per lo più contadini, pochissimi gli artigiani). Se ci fate caso gli scacchi ripropongono questa struttura sociale:

_ re e regina;

_ alfieri: il clero;

_ cavalieri: i militari;

_ torri: le “infrastrutture”;

_ pedoni: i lavoratori (i pezzi che valgono meno e che sono più sacrificabili);

 

Fin qui tutto ok, ma la rinascita delle città e la nascita della borghesia pose alcuni problemi di non poco conto. I mercanti, i commercianti, i banchieri erano sì dei laboratores, ma magari erano più ricchi e potenti dei re. In più la nascita dell’intellettuale laico pose termine al monopolio ecclesiastico e l’avvento dei mercenari e il ritorno della fanteria mise fine al predominio aristocratico sul campo di battaglia. Ci vorrà mezzo millennio ma alla fine la borghesia inflisse un colpo mortale ai due ceti al vertice della società. Se il 18° secolo è stato quello dell’aristocrazia, il 19° è stato il secolo della borghesia.

Siccome alla storia piacciono le complicazioni, nelle prime fasi dell’avvento della borghesia abbiamo avuto anche  la nascita della rivoluzioni industriale. Questi due fattori hanno portato a una struttura sociale piuttosto definita:

_ i borghesi: padroni dei mezzi di produzione o del capitale;

_ i proletari: chi poteva vendere solo la forza lavoro al padrone di turno;

Fra il vertice e la base della società c’era spazio per altre figure professionali: i liberi professionisti, i medici, gli impiegati, gli avvocati. Si badi bene che l’appartenenza ad una classe non è solo una questione di posizione economica, ma anche di condivisione di gusti e costumi. Magari l’impiegato guadagna quanto un operaio, ma da questi si distingue per educazione e costumi (il customer care non guadagna più di un operaio specializzato con la terza media, ma magari è laureato e parla 3 lingue). Alcune tipologie di liberi professionisti sono una curiosa singolarità dato che pur essendo magari padroni dei mezzi di produzione non sono abbastanza ricchi o potenti per essere borghesi.

L’operaio che si lamenta di non essere più un membro del ceto medio è buffo perché lui non lo è mai stato. L’operaio è un proletario, l’ultimo gradino della scala sociale creata dai borghesi a proprio uso e costumo. L’equivoco nasce dal diffondersi del benessere durante il secondo dopoguerra che ha portato alla società dei consumi con relativo livellamento dei gusti e dei consumi. Le scarpe alla moda, per dire, le si possono trovare tanto ai piedi degli operai quanto ai piedi del ceto medio. In pratica la società contemporanea si è cetomedizzata in termini culturali, ma non in termini economici. L’operaio rimane operaio e il borghese rimane borghese, ma le differenze in termini culturali (donnine, birra e calcio) sono ai minimi storici.

Aristos vs borghesi

Questa situazione può essere visto come il trionfo della borghesia, e lo si è fatto durante gli anni ’90, perché ha disinnescato il conflitto di classe grazie a un processo di assimilazione da fare invidia ai Borg. Eppure, solo un decennio dopo il ceto medio è agonizzante. Le forchette piazzaiole davano la colpa allo Stato ma gli sciocchini non hanno ancora capito che il ceto medio è prosperato durante gli anni delle politiche keynesiane del capitalismo misto (misto: intervento dello Stato) e che il problema italiano non  è lo Stato ma il pessimo operato dello Stato. Guarda caso con la fine di questa organizzazione economica sono iniziati i problemi. Parliamo della fine degli anni ’70 e dell’inizio degli anni ’80. Sempre guarda caso sono gli anni della globalizzazione e dell’avvento delle nuove tecnologie. Ricapitoliamo:

_ fine del ruolo dello Stato nell’economia (ergo nella società);

_ globalizzazione;

_ tecnologia;

Combinando il tutto viene fuori che la dicotomia classica padrone/lavoratore ha perso il suo significato e la si dovrebbe sostituire con quella globalizzante/globalizzato. Col primo termine s’identifica la persona che gode attivamente i vantaggi del mercato globale. Ad esempio parliamo delle multinazionali o di persone lavorative dotate di elevate skills che spendono spostandosi da Stato a Stato ( anche artisti e sportivi: Ibrahimovic).  Fra i globalizzati abbiamo chi non può ripetere questo comportamento: i lavoratori a bassa qualifica, certo, ma anche i piccoli padroncini. Molti artigiani e padroncini minacciano di delocalizzare ma di fatto non possono farlo. Se il tuo problema è la GDO lo troverai comunque anche in Carinzia. Se il tuo problema è la tecnologia come Amazon non te la sfangherai andando in Svizzera. È indubbio che lo Stato italiano sia un danno, ma in molti casi i problemi nascono da fattori esterni. La GDO e l’e-commerce hanno mutilato i negozietti, mentre le fabbrichette padanotte partono in svantaggio contro le multinazionali. Non è un caso se gli operai protestano affianco ai padroncini. In entrambi i casi sono globalizzati che subiscono la globalizzazione portata avanti dai globalizzanti.

Complessivamente le classi sociali tradizionali hanno ceduto il passo a una differente forma di organizzazione sociale globale:

_ l’artistocrazia globalizzante economico [1]/tecnologica;

_ globalizzati di medio livello: attività più o meno qualificate o coloro che non sono soggetti alla competizione globale (dalla polizia ai piccolo professionisti come i titolari delle palestre i dei bar);

_ globalizzati di basso livello: disoccupati, precari, sfruttati a vario titolo e grado;

Le implicazioni pratiche di quanto scritto finora? Tanto per cominciare sono politiche. Se si adottano politiche a favore del ceto medio o di chi per lui a trarre vantaggio sarà il ceto medio o chi per lui. Se sei un proletario o un globalizzato di basso livello devi richiedere politiche adatte per la tua taglia. Lo stessi discorso, fra l’altro, si applica alla disoccupazione. La favoletta del disoccupato giovane&laureato porterà a politiche del lavoro favorevoli ai giovani e ai laureati, ma a detrimento a chi giovane non è più o di chi non è mai stato laureato.

Hic sunt leones

Non manca anche la morale. Per una generazione i padroncini hanno lottato contro lo Stato bruttosporcokattivokasta&cricca. Così facendo il lupachiotto ha cacciato il pastore nella speranza di papparsi le pecore, ma non si è reso conto che il pastore teneva lontano anche il leone. E provate a indovinare chi mangia chi fra il lupo e il leone?

[1] Economico vuol dire anche finanziaria. L’accusa ai finanzieri è una fissa tutta padanotta e l’attività finanziaria è un’attività economica. D’altronde il capitalismo nasce con l’abbondanza della pecunia, capitale = capitalismo, altrimenti l’avrebbero chiamato fabbrichismo. Senza dimenticare che accusare la finanza perché non è “economia reale” per poi lamentarsi del credit crunch è ridicolo.

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2 commenti su “La classe media è morta? La divisone in classi è morta

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Questa voce è stata pubblicata il 1 marzo 2014 da in società con tag , , .
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