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Le pagelle UE: European economic forecast. Winter 2013.

Qualche giorno fa il commissario UE Olli Rehn ha tirato le orecchie all’Italia per la solita e stucchevole polemica sul debito e ha invitato per la solita e stucchevole volta a non sforare il mitico, e del tutto privo di base economica, limite del 3%. Invece di guardare alla ridda di dichiarazioni politiche sorte a seguito di questo intervento a gamba tesa, invito il lettore a prendere visione dell’European economic forecast edizione Winter 2013 [1].

Partiamo dal duo diabolico PIL/debito pubblico (i dati del 2014, ovviamente, sono una stima):

  PIL Debito Pubblico
2009

-5,5

116,4

2010

1,8

119,2

2011

0,4

120,7

2012

-2,2

127,1

2013

-1

128,1

2014

0,8

127,1

Adesso proviamo a scomporre il PIL per i suoi componenti (consumi, spesa pubblica, investimenti, export meno import):

  Consumi Spesa pubblica Investimenti Export Import
2009

-1,6

0,8

-11,7

-17,5

-13,4

2010

1,2

-0,6

2,1

11,4

12,5

2011

0,1

-0,8

-1,8

6

0,6

2012

-4,2

-1,1

-8,8

1,8

-7,5

2013

-2

-1,3

-3

2,1

-1

2014

0,8

-0,7

2,2

3,9

4,3

Che abbiamo? Un calo complessivo di tutte le voci eccezion fata per l’export e per gli investimenti. Per l’anno che viene al continuo calo della spesa pubblica si attende un aumento dei consumi, degli investimenti e dell’export. Opera della fata fiducia e del benevolo occhio dei mercati, immagino.

Un’ultima chicca. La composizione del PIL del 2011 (1579,7 miliardi di euro):

  % del PIL Miliardi euro
Consumi

61,3%

969

Spesa pubblica

20,5%

323,4

Investimenti

19,6%

308,9

Export

28,8%

455,6

Import

30,3

479

Eh sì, la spesa pubblica è improduttivakastacriccakomunista. Quanta pazienza…

Sul fronte del lavoro il calo degli occupati e l’aumento dei disoccupati dovrebbe in parte interrompersi nel corso dell’anno:

  Occupati % disoccupati
2009 -2,9 7,8
2010 -0,9 8,4
2011 0,1 8,4
2012 -1,3 10,6
2013 -1,4 11,6
2014 0,4 12

Morale della favola? Nel complesso il sistema economico italiano sembra conservare il proprio stato di inerzia e le speranza di uscire dalle secche sono affidate all’export e agli investimenti. L’aumento dei consumi non sono bene a cosa potrebbe essere imputato visto che i disoccupati non sono destinati all’estinzione e delle spesa pubblica non si può parlare. Considerato che il PIL è, ribadisco, la sommatoria di tutti questi elementi viene fuori che più si inabissano la spesa pubblica/i consumi e più devono aumentare l’export/investimenti per rendere il valore del PIL positivo (e magari anche un collasso dell’import male non fa). In pratica l’economia segue la solita politica mercantilistica… finiremo ad esportare su Marte. Esportatori su Marte, altro che fascisti!

Diamo un’occhiata, ora, ai cugini transalpini. Come è noto i francesi se ne fregano dell’aureo 3%:

2009 -7,5
2010 -7,1
2011 -5,2
2012 -4,6
2013 -3,7
2014 -3,9

Stranamente la Commissione Europea si è ben guardata di spalare merda sui francesi. Eh sì che i francesi non sono mica messi così bene:

  PIL Debito Pubblico
2009

-3,1

79,2

2010

1,7

82,3

2011

1,7

86

2012

0

90,3

2013

0,1

93,4

2014

1,2

95

Guardiamo la bilancia dei pagamenti:

  Italia Germania Francia
2009

-2

6

-1.8

2010

-3,5

6,1

-2

2011

-3,3

5,6

-2,6

2012

-0,7

6,3

-1,9

2013

0,6

6

-1,6

2014

0,8

5,6

-1,8

Viene fuori che la (poca) crescita francese non è basata sull’export, ma sulla domanda interna e la spesa pubblica. L’economia francese si sta deteriorando abbastanza rapidamente perdendo competitività ed export nonché con una disoccupazione all’11%. La Germania, allora, è sempre più uber alles? Mica tanto. Guardiamo il contributo al PIL:

  Domanda Scorte Surplus commerciale PIL
2009

-1,5

-0,8

-2,8

-5,1

2010

1,9

0,6

1,7

4,2

2011

2,2

0,2

0,6

3

2012

0,2

-0,6

1

0,7

2013

0,9

-0,3

0,1

0,5

2014

1,9

0,2

-0,1

2

E ora la composizione del PIL:

  Consumi Spesa pubblica Investimenti Export Import
2009

0,1

3

-11,6

-12,8

-8

2010

0,9

1,7

5,9

13,7

11,1

2011

1,7

1

6,2

7,8

7,4

2012

0,8

1

-2,1

4,1

2,3

2013

1

1,2

0,6

3,3

4,1

2014

1,4

1,6

4,5

6,1

7

In pratica questa miriade di dati ci dicono che la Crande Cermania è in fase di transizione da un modello basato sulla repressione della domanda interna dedito all’export ad uno basato sui consumi interni. L’Italia, invece, dovrebbe fare l’esatto opposto, mentre la Francia si sta lentamente italianizzando. Che messa così sembra una barzelletta.

[1] Cfr. http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/european_economy/2013/pdf/ee1_en.pdf.

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2 commenti su “Le pagelle UE: European economic forecast. Winter 2013.

  1. Dimitri Stagnitto
    10 marzo 2014

    Bel pezzo, ho usato la fonte che hai segnalato per scrivere questo: http://www.forexinfo.it/Commissione-Europea-ripresa-in

    Come vedi concordo pienamente con le tue conclusioni, sempre che i dati previsionali siano affidabili: non vorrei che le previsioni siano semplice wishful thinking….

    • Charly
      10 marzo 2014

      Il rischio c’è. Il bello è che non sono neppure delle belle previsioni…

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 9 marzo 2014 da in economia con tag , , .
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