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La redistribuzione dei redditi? No, l’investimento per lo sviluppo

Quando si discute in merito alla crescente diseguaglianza nelle società economicamente avanzate si finisce inevitabilmente sui lidi della redistribuzione. Stando ai turbo capitalistoidi o agli anarcocapistalistoidi la redistribuzione è poco più di un furto da parte dello statobruttisporcocattivokastakricca a danno del mitologico “individuo libero”. Si argomenta che l’operazione in sé sia immorale, dannosa per la cooperazione sociale, inefficiente e pericolosa per il funzionamento del libero mercato [1]. In pratica per i critici la redistribuzione non sarebbe altro che prendere dalle tasche di qualcuno per metterle nelle tasche di un altro, condannando quest’ultimo a rimanere nella propria situazione perché disincentivato a “migliorarsi” e incontrare la domanda del mercato del lavoro. Il tutto condito dagli effetti negativi sul ciclo economico.

Il Fondo Monetario Internazione ha recentemente pubblicato uno studio sull’argomento (redistribuzione, diseguaglianza, crescita economica) ad opera di Ostry, Berg e Tsangarides [2]. La ricerca parte con una rassegna sulle posizioni in merito all’oggetto di studio. Stando alla teoria le politiche redistributive danneggiano la crescita perché:

_ le tasse danneggiano la crescita;

_ la diseguaglianza può favorire l’innovazione e lo spirito imprenditoriale;

_ le risorse dedicate alla redistribuzione potrebbero essere impiegate per gli investimenti produttivi;

_ la diseguaglianza causa una pressione sulle politica per ottenere una maggiore redistribuzione (questo fattore può venire meno se chi ha il dinero si gioca bene la partita, un po’ come negli USA);

Ma, attenzione, anche la diseguaglianza danneggia la crescita:

_ l’diseguaglianza danneggia la salute e le skills dei più poveri;

_ genera turbolenze politiche ed economiche dannose per gli investimenti;

_ rende difficoltosa l’implementazione delle riforme;

_ una società meno diseguale è una base fiscale più ampia da cui si possono ottenere più risorse per le infrastrutture (ancora una volta gli USA sono un esempio: 30 anni di tagli alle tasse hanno lasciato le infrastrutture in uno stato penoso);

_ la diseguaglianza ha avuto un ruolo primario nella Crisi finanziaria del biennio 2007/8;

Da queste considerazioni teoriche gli autori si sono mossi sui dati empirici per trovare delle risposte. Si è preso in esame l’indice di Gini, il breve e medio termine del ciclo economico e il rapporto fra la crescita e le misure di redistribuzione. A quali conclusioni giungono gli autori? La diseguaglianza indebolisce la crescita sul medio periodo e praticamente non ci sono evidenze degli effetti “distruggi crescita” paventati dagli amanti del fantasmagorico “mercato”. O, meglio, una media redistribuzione non presenta effetti, a dispetto di una folle basata su spese e tasse folli causata da forti pressioni politiche dettate da una disastrosa situazione sociale.

Si potrebbe obiettare che la crescita in sé riduca la diseguaglianza per via dell’aumento dei redditi e che i paesi con minore crescita siano quelli più diseguali. Uh come no, basterebbe mettere a confronto la Danimarca e gli USA e vedere un po’ cosa viene fuori o, se preferite, notare che i paesi con maggiore crescita del PIL siano quelli più diseguali. Ecco il PIL:

 

Ecco la diseguaglianza:

 

 Il PIL è come il pollo di Trilussa: se l’1% più ricco della popolazione raddoppiasse il proprio reddito il PIL aumenterebbe anche se il 10% più povero rimanesse nella propria situazione. La crescita, allora, da sola non basta.

Si deve abbandonare, allora, la demenziale idea ottocentesca (spoiler: siamo nel 2014) della redistribuzione da una tasca all’altra, per approdare alla più corretta percezione dell’investimento. Spendere risorse nell’istruzione, nella sanità, nelle infrastrutture non è un atto di redistribuzione, ma un investimento volto a rendere più duratura e stabile la crescita e, di conseguenza, più armonica e funzionale la società.

[1] Cfr. http://vonmises.it/2012/12/06/sia-maledetta-la-redistribuzione/.

[2] Cfr. http://www.imf.org/external/pubs/ft/sdn/2014/sdn1402.pdf.

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4 commenti su “La redistribuzione dei redditi? No, l’investimento per lo sviluppo

  1. Dimitri
    18 marzo 2014

    Conclusioni di incorniciare 🙂

    • Charly
      18 marzo 2014

      Spero anche il resto 😛

  2. achill3r
    19 marzo 2014

    Grazie per aver segnalato un nostro articolo!

    Un anarcocapitalistoidesporcobruttoecattivo. 🙂

    • Charly
      19 marzo 2014

      Prego. Comunque brutti&cattivi sono gli “statalistisocialistikastakrikka”. Non confondiamo le posizioni!

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 18 marzo 2014 da in economia con tag , .
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