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Diamo i dati: fenomenologia del dipendente pubblico

Ho già trattato in passato la tematica del numero dei dipendenti pubblici scontrandomi con l’angosciante varietà di dati e fonti in merito alla questione. Questa volta proviamo ad analizzare i dati forniti dalla Ragioneria Generale dello Stato e il suo Conto annuale del periodo 2007-2012 [1]. Ma prima di tutto un confronto internazionale. Ecco l’incidenza del pubblico impiego sul totale della forza lavoro [2]:

Norvegia 29,3%
Danimarca 28,7%
Svezia 26,2%
Finlandia 22,9%
Francia 21,9%
Regno Unito 17,4%
Canada 16,5%
Media OCSE 15%
USA 14,6%
Italia 14,3%

Toh, l’Italia non è affatto la maglia nera del Vecchio Continente.  Per chi avesse la curiosità, il paese con meno dipendenti pubblici è la Grecia con un 7,9%. Fra l’altro fra il 2000 e il 2008 il valore dell’Italia è sceso da 15,3% a 14,3%.

Capito il quanto, passiamo al come. Ecco il numero complessivo dei dipendenti pubblici:

2007 2008 2009 2010 2011 2012
3.492.271 3.436.814 3.376.211 3.315.338 3.283.590 3.238.474

Fra il 2007 al 2012 il numero è calato del 5,6%. Disaggreghiamo i dati con tanto di variazione percentuale fra il 2007 e il 2012:

Scuola 1.013.327 -10,9%
Università 105.571 -9,4%
Artistico musicale 9.174 11,6%
Vigili del fuoco 31.732 0,6%
Forze dell’ordine 320.404 -3,9%
Forze armate 187.324 -2,3%
Sanità 673.335 -1,3%

Sommando il tutto superiamo i 2,3 milioni. Per il rimanente la parte del leone è appannaggio degli enti locali e delle regioni (490.115), mentre le briciole sono della magistratura (10.308), della carriera diplomatica (923), di quella penitenziaria (370) e di quella prefettizia (1.315). Senza dimenticare gli enti pubblici non economici (48.634), gli enti di ricerca (20.861), le agenzie fiscali (53.412), le ragioni a statuto speciale (93.398) più residui vari. La scuola, la sanità e l’università prendono il 54% dei dipendenti pubblici, mente la scuola e l’università da sole raggiungono quasi il 33%. Il totale di questi dati dovrebbe far riflettere quanti sono soliti abbaiare sui robusti tagli al settore pubblico. Anche abolendo questo o quell’ente il personale non viene influenzato più di tanto dato che contano le funzioni esercitate dai suddetti enti. Le province si occupano di determinate funzioni che rimarrebbero anche dopo la loro eventuale abolizione e la storia finirebbe con il semplice spostamento dei dipendenti ai comuni o alle regioni. Anche eliminando le assunzioni clientelari, di fatto molti altri enti sono terribilmente sotto organico. Levi con una mano, metti con un’altra.

Se si considera il personale stabile il numero cala a 3.036.712 con una riduzione nel periodo 2007/2012 pari al 2,8%. Peggio è andata ai precari che sono passati da 304.127 unità a 201.762, con una riduzione percentuale del 33,7%.

E i costi? Il picco è stato raggiunto nel 2009 con 169 miliardi di euro, il valore era di quasi 158 nel 2007, per poi calare fino ai 160 miliardi del 2012. Ecco come sono distribuiti:

Sanità 40.131
Scuola 40.020
Polizia 17.106
Forze armate 9.698
Università 6.795
Magistratura 2.078
Vigili del fuoco 1.661

Ed ecco a voi 117 miliardi di euro. Per i rimanenti 43 miliardi, le regioni e gli enti locali si pappano 21 miliardi a cui si devono aggiungere gli altri 5 delle regioni a statuto speciali. Il resto si distribuisce fra le voci restanti.

Non so voi, ma io tutti questi margini di manovra per tagliare a destra e manca non li vedo mica. Come ha scritto a più riprese Luca Ricolfi per una spending review degna di questo nome bisogna  impiegare un lasso di tempo di un paio di anni. Sapere che ci siano degli sprechi è una cosa ben diversa da conoscere dove intervenire. È un intervento da avviare a inizio legislatura per poi implementare il tutto verso medio-fine legislatura e da accoppiare con un riconfigurazione complessiva dell’architettura dello Stato. Non è roba, in pratica, da due o tre mesi.

[1] Cfr.  http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Comunicazione/Note-per-la-stampa/2013/ANALISI_DATI_2007-2012.pdf.

[2] Cfr. http://www.oecd-ilibrary.org/sites/gov_glance-2011-en/05/01/index.html?contentType=%2Fns%2FStatisticalPublication%2C%2Fns%2FChapter&itemId=%2Fcontent%2Fchapter%2Fgov_glance-2011-27-en&mimeType=text%2Fhtml&containerItemId=%2Fcontent%2Fserial%2F22214399&accessItemIds.

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4 commenti su “Diamo i dati: fenomenologia del dipendente pubblico

  1. cristianostrategist
    29 marzo 2014

    Interessante davvero… Ho degli articoli nel mio blog che trattano il tema del lavoro inteso come forma di leadership, contrasto generazionale ed evoluzione dei mercati… Molto attinente al tuo post, è l’intervista che ho fatto a Beppe Tomarchio in occasione del master Ryla: dirigente generale del comune di milano… se ti va di seguirmi socialmarkethics.com

    • Charly
      29 marzo 2014

      Grazie, darò un’occhiata con piacere.

  2. Pingback: Cosa sono i frame? | Charly's blog

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I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 marzo 2014 da in Diamo i dati con tag , , .
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