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La velina di Frankestein e le colpe della scienza

Grazie alle belle birichinate del 20° secolo – genocidi burocratico-industrializzati, guerre totali, armi di distruzione di massa – si è coniato il minaccioso concetto “la scienza ha perso l’innocenza”. Fino al 19° secolo, infatti, la scienza veniva vista sotto un’ottica positiva e come un imprescindibile strumento per lo sviluppo economico e il progresso della civiltà, tanto sociale quanto morale. Ma con l’ultimo secolo questa convinzione è stata abbandonata e il concetto stesso di progresso è avviato sulla stessa strada. Anche l’idea dello sviluppo economico ha subito colpi e contraccolpi sia per i limiti dello sviluppo sia per gli effetti sociali dell’attuale organizzazione socioeconomica.

La critica più frequente, persino antecedente all’attuale stato di crisi, è la presunta pretesa della scienza di giocare a fare dio. Quante volte l’abbiamo sentito dire in merito al lavoro della genetica o della biologia (e un domani della cibernetica)? Il simbolo di questa idea è il mostro di Frankestein tratto dall’opera di Mary Shelley. Nell’opera in molti vedono il classico cliché del golem: l’uomo si ribella alla natura sovvertendone le leggi, ma la sua opera lo porta alla sua distruzione.  In tempi più recenti si possono ritrovare le stesse tematiche nell’opera di Chricton, in particolare in Jurassic Park.

Ad esser pignoli, in realtà, si dovrebbe notare che le tematiche trattate da Mary Shelley sono piuttosto differenti rispetto a quelle che ci si aspetterebbe di trovare in base alla vulgata. Nella storia il mostro non viene mai definito come tale e all’inizio, anzi, è tutto fuorché vendicativo o malvagio. La malcapitata creatura prova in tutti i modi di farsi accettare dall’umanità e solo dopo l’ennesimo fiasco si vota alla vendetta e rinnega il genere umano. E il perché di tanto odio? Il perché e il per come è chiaramente spiegato:

 

L’umanità odia la povera creatura per via del suo aspetto fisico carente e poco piacevole. Per dire, se avesse avuto questo aspetto nessuno avrebbe avuto nulla da ridire:

Oh Victor, ne fai una anche per me?

In pratica la Shelley ha scritto un inno alla chirurgia estetica? No, un’opera autobiografica. La Shelley ebbe una vita discretamente tragica caratterizzata dalla difficoltà di ottenere l’amore e il riconoscimento desiderati. Esattamente le stesse problematiche della povera creatura della storia. L’ambientazione scientifica, allora, era solo figlia del suo tempo. Se la Shelley fosse nata un paio di secoli prima avrebbe piazzato un’alchimista al posto di Victor.

Caduto il primo capo d’imputazione passiamo ai prossimi. È stata la scienza a portarci ai campi di battaglia della seconda guerra mondiale e al rischio di un olocausto atomico? Davvero? O più semplicemente la scienza si è limitata a fornire mezzi per fini determinati da altri fattori? Gli scimpanzé combattono per il territorio con pietre e bastoni, mentre gli esseri umani in quanto più intelligenti si dilettano a costruire razzi e bombe. L’intelligenza serve, no?

Un discorso analogo può essere adottato sulla costruzione socioculturale dell’attuale società. Avere delle capacità tecniche, siano essere i motori a combustione o la produzione industriale, non porta a fissi e determinati rapporti sociali. Se la borghesia ha schiacciato i proletari per un secolo non è di certo colpa degli ingegneri o dei chimici.

Se i tradizionali capi d’accusa vengono meno, tuttavia, la scienza non è esente da colpe. Anzi, una sola e la più grande di tutte: l’aver abbandonato l’idea di progresso. Nessuno nega che la tradizionale impostazione volta a tralasciare le tematiche etiche sia superata, ma non si può chiudere un occhio sulle infinite possibilità che lo sviluppo scientifico può donare al genere umano. La crisi energetica, tanto per fare un esempio, può essere superata con una semplice innovazione tecnologica: la fusione nucleare. Mentre il duo biotech/cibernetico potrà risolvere non pochi problemi che affliggono l’umanità da millenni.

In conclusione, cari scienziati, ditemi: quand’è che avete abbandonato lo spirito prometeico? Da quando avete abbandonato lo scopo della scienza di superare ogni limite e ottenere ogni conoscenza accettando di essere subordinati a persone estranee al percorso scientifico?

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9 commenti su “La velina di Frankestein e le colpe della scienza

  1. Warci Lich
    11 aprile 2014

    Quando ci siamo ricordati che la pensione di Prometeo consisteva sostanzialmente nel farsi rodere il fegato ogni santo giorno

    • Charly
      11 aprile 2014

      🙂
      Beh, ma poi si è salvato.

  2. Connacht
    11 aprile 2014

    In base a cosa dici che lo spirito prometeico è stato perso?

    • Charly
      11 aprile 2014

      Si tratta da una sensazione generata da vari elementi riassumibili nell’idea di sottomissione culturale o, se si preferisce, egemonia culturale del campo avverso. Pensa agli OGM o alle bufale sui vaccini, all’imputare alla scienza colpe che non ha affatto (tipo le armi nucleari. Se sei una scimmia ignorante è colpa della fisica?). Senza dimenticare chi scambia i rapporti di produzione tipicamente capitalisti come opera della scienza!
      In generale vedo la scienza arroccata in difesa, dimentica dell’idea di progresso e limitata a qualche Superquark di divulgazione (e stendiamo un velo pietoso su quelle sociali). Il mondo non è prossimo alla fine dei tempi: la crisi energetica mondiale può essere risolta con la mera adozione di un’innovazione tecnologica quale la fusione nucleare, mentre nell’arco di 1.000 anni luce ci sono centinaia di milioni di stelle. La terza rivoluzione industriale se opportunamente guidata può liberare l’uomo dalla fatica del lavoro, portando l’umanità ad una sorta di “socialismo tecnologico” alla Star Trek. Non vedo scienziati propugnare queste idee, tranne forse Kurzweil o Craig Venter. Entrambi, però, criticabili, eh.

      • Warci Lich
        12 aprile 2014

        Semplicemente l’idea di progresso è stata resa impopolare, gli scienziati non propugnano tali idee perché temono il rigetto da parte del resto del paese; questo poi è fortemente evidente in Italia dove la cultura umanista (ben conscia dei suoi limiti) ha fatto di tutto per dipingere la scienza e gli scienziati come una branca della stregoneria nel migliore dei casi.
        Gentile è una piaga che continua a fare danni pure nella tomba.

      • Charly
        12 aprile 2014

        Eppure gli scienziati dovrebbero tornare alla carica: osare, sfidare e superare ogni limite per la conoscenza e il bene dell’umanità. Questa è la scienza.

      • Warci Lich
        12 aprile 2014

        In ogni caso qualcosa si muove, cerca il gruppo Pro-test su internet

      • Charly
        12 aprile 2014

        Speriam che sia così, ma è un discorso molto più ampio rispetto alla sperimentazione animale o gli OGM. Un uomo di scienza davanti ai limiti dello sviluppo dovrebbe volgere lo sguardo alle stelle, non alla terra. La soluzione è la costruzione di astronavi interstellari, non rifare il feudalesimo.

  3. Pingback: TORNATE BAMBINI E DIMENTICATEVI DELLE REGOLE | Life n' Marketing

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Questa voce è stata pubblicata il 4 aprile 2014 da in società con tag , .
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