Charly's blog

Renzi, il Senato, le Province e il CNEL. O delle riforme impossibili

Renzi, poche idee ma chiare [1]:

Dopo il cresci-Italia e il salva-Italia, è giunto il momento dello sforbicia-Italia: il primo passo sarà la creazione di un elenco di organismi inutili da cancellare subito». Parola del premier Matteo Renzi che, intervistato da Quotidiano nazionale, sottolinea: «Non vorrei si pensasse che abolito il Cnel, le province e il Senato mi tranquillizzerò: per me quello è l’antipasto».

Di fronte al dinamismo renziano spesso e volentieri ci si limita a disquisire dell’argomento in questione e sul vantaggio o meno della riforma teorizzata. Io, invece, vorrei porre al lettore una questione differente. Gli elementi da tagliare sono citati e disciplinati a vario titolo e grado nel dettato costituzionale. Il Senato occupa diversi articoli nel Titolo I, mentre al CNEL è dedicato l’art. 99 [2]:

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.

È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.

Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.

Le province sono citate nell’art 114 della Costituzione [3]:

La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.

E le funzioni sono elencate nell’art. 19 del TUEL [4]:

1. Spettano alla provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l’intero territorio provinciale nei seguenti settori:

a) difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell’ambiente e prevenzione delle calamità;

b) tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche;

c) valorizzazione dei beni culturali;

d) viabilità e trasporti;

e) protezione della flora e della fauna parchi e riserve naturali;

f) caccia e pesca nelle acque interne;

g) organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore;

h) servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;

i) compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica ed alla formazione professionale, compresa l’edilizia scolastica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;

l) raccolta ed elaborazione dati, assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali.

Siete confusi perché convinti dell’abolizione di questo ente per via del cosiddetto Decreato Salva Italia [5]?

Fatte salve le funzioni di cui al comma 14, lo Stato e le Regioni, con propria legge, secondo le rispettive competenze, provvedono a trasferire ai Comuni, entro il 31 dicembre 2012, le funzioni conferite dalla normativa vigente alle Province, salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, le stesse siano acquisite dalle Regioni, sulla base dei principi di sussidiarieta’, differenziazione ed adeguatezza.

Le province non sono state abolite, si è solo trasferito le competenze o alle Regioni o ai comuni. Il che pone il quesito perché mai un ente è considerato inutile quando titolare di funzioni e non lo è più se rimane privo delle suddette funzioni. Sia come sia una simile operazione è stata imposta dal fatto che non si può abolire per via legge ordinaria un elemento tratto dal dettato costituzionale senza una riforma del citato testo costituzionale. Renzi, allora, non si sta apprestando all’abolizione di questi elementi per l’ovvia motivazione che non è nelle condizioni di farlo.

Si può discutere quanto si vuole della bontà o meno delle riforme paventate, ma si discuterà del nulla. L’unico modo per portare a compimento l’obiettivo prefisso è quello di riformare il testo costituzionale. Quando il Governo presenterà il testo si potrà giudicare il merito, ma soltanto in quel momento e non un attimo prima.

[1] Cfr. http://www.lastampa.it/2014/04/06/italia/politica/governo-ultimi-ritocchi-al-def-renzi-via-gli-organismi-inutili-jI2VRBODh6zrn0X7wC8myL/pagina.html.

[2] Cfr. http://www.governo.it/Governo/Costituzione/2_titolo3.html.

[3] Cfr. http://www.governo.it/Governo/Costituzione/2_titolo5.html.

[4] Cfr. http://www.altalex.com/index.php?idnot=34429#titolo.

[5] Cfr. http://www.altalex.com/index.php?azione=Nuovo_documento&idnot=16436#_Toc312833743.

Annunci

Un commento su “Renzi, il Senato, le Province e il CNEL. O delle riforme impossibili

  1. Pingback: Renzi o del berluschino | Charly's blog

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 6 aprile 2014 da in politica con tag .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: