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Recensione film: Star trek- Into Darkness

Sinossi del film [1]:

Quando l’Enterprise è chiamata a tornare verso casa, l’equipaggio scopre una terrificante e inarrestabile forza all’interno della propria organizzazione che ha fatto esplodere la flotta e tutto ciò che essa rappresenta, lasciando il nostro mondo in uno stato di crisi. Spinto da un conflitto personale, il Capitano Kirk condurrà una caccia all’uomo in un mondo in guerra per catturare una vera e propria arma umana di distruzione di massa. Mentre i nostri eroi vengono spinti in un’epica partita a scacchi tra la vita e la morte, l’amore verrà messo alla prova, le amicizie saranno lacerate, e i sacrifici compiuti per l’unica famiglia che Kirk abbia mai avuto: il suo equipaggio.

Grazie al primo film J.J. Abrams è riuscito nella titanica impresa di resuscitare il mondo di Star Trek dall’oblio nel quale era caduto. Azione assai azzardata, a dir la verità, per  via dell’idea di azzerare una continuity di 40 anni di storie e personaggi. I più integralisti fra i trekkies avranno sicuramente apprezzato ben poco la cosa, ma non essendo il sottoscritto un fan delle tre serie (classica, The Next Generation, Enterprise) ritengo che si tratti di un’ottima scelta. Il mondo classico, infatti, era esaurito in termini di potenzialità sia narrative sia cinematografiche. La resurrezione del brand, allora, non poteva che passare dal suo adattamento al mondo contemporaneo.

La pellicola inizia con un’incursione alla Indiana Jones nel mondo di Star Trek: i nostri eroi fuggono da una torma di primitivi. In realtà l’operazione è una copertura per disinnescare l’eruzione di un vulcano che avrebbe posto termine alla vita sul pianeta. È così fra lance e sacrifici mancati veniamo introdotti alle due tematiche cardini del film: il rapporto fra Kirk/Spock e l’evoluzione del Capitano della nave. Nel primo caso i due personaggi si scontrano per via delle ovvie differenze umani/vulcaniani ma rinsaldano ancor di più l’amicizia fino ad avvicinarsi ad una sana dose di omoerotismo, nel secondo caso Kirk comprende appieno il peso del comando fino al punto di considerare come una famiglia l’equipaggio della sua nave.

Il villain del film è interpretato da un magistrale Benedict Cumberbatch e la sua identità è tutto fuorché una sorpresa. Nel trailer lo si può vedere legnare allegramente Spock e c’è solo un modo per un essere umano di avere la meglio su un vulcaniano. In effetti questa pellicola è un palese richiamo a Star Trek II – L’ira di Khan, seppur a polarità invertite nella scena più tragica del film. Un po’ sottotraccia, invece, l’idea di militarizzare la Federazione nell’ottica di uno scontro contro i Klingon e non ha un miglior trattamento la tematica della lotta al terrorismo.

Le interpretazioni degli attori sono valide anche se il suo Kirk/Spock e il villain rubano la scena a tutti gli altri. Regia impeccabile, trama con qualche buco ma nel complesso divertente e valida. Musiche anonime.

Che dire del  film? Rispetto alla serie classica mancano i dilemmi morali che il peso del comando pone al Capitano. C’è qualcosa, è vero, ma la suddetta cosa non dura più di tanto. A dominare la scena è l’azione sia nella corsa – i personaggi corrono parecchio – sia nelle sparatorie e nei combattimenti spaziali (anche se manca un vero scontro degno di questo nome). Lo spirito del tempo è evidente nella scelta di privilegiare l’azione a discapito dell’etica. In effetti questo Star Trek ha parecchi punti di contatto con Indiana Jones. Pur dubitando che qualcuno possa mai scrivere un libro dedicato alla politica o alla filosofia di Star Trek – e ce ne sono parecchi – prendendo come esempio le pellicole di Abrams, nel complesso si deve ammettere che l’opera è valida e che l’idea di resuscitare il mondo trekkiano ha conseguito un pieno successo. Con questo secondo film la nuova serie raggiunge la maturità necessaria per lanciarsi nell’esplorazione dello spazio lasciando alle proprie spalle, pur senza dimenticarlo come testimoniano le citazioni, il passato della serie classica. Soprattutto Abrams ha creato i binari, azione/humour, sul quale far muovere i prodotti del futuro. Conclusione: complimenti Abrams, ci sei riuscito. Ed ora aspettiamo Star Wars.

Voto: 7/8. Degno del biglietto del cinema.

P.S. Del Darkness del titolo non c’è traccia.

[1] Cfr. http://www.filmscoop.it/film_al_cinema/intodarknessstartrek.asp.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 aprile 2014 da in recensioni con tag , .
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