Charly's blog

L’alba di una nuova epoca: dalle storie alla storia globale

Prendiamo il flusso della storia: una sfilza senza fine di date, nomi. Quel che si dice un’alterità culturale in salsa cronologica. Quanta basta per essere travolti e lasciati senza fiato. Per mettere ordine a questo caos si è fatto ricorso a delle categorie concettuali: epoche, periodi, eccetera. Questi elementi non sono stati inventati in modo casuale, ma ad uso e consumo dell’utilizzatore. L’uomo medievale, per dire, non si considerava affatto medievale, così come l’uomo antico non era affatto antico.

Analizziamo un’etichetta vicina a noisignori: il 20° secolo. Secondo Hobsbawm l’ultimo secolo del secondo millennio è stato breve visto che è iniziato per davvero soltanto nel 1.914 per poi concludersi nel 1.989. Secondo altri, invece, il 20° secolo è stato un secolo lungo iniziando nel 1.870. Queste opposte concezioni sono dovute ai differenti elementi presi in considerazione. Nel caso di Hobsbawm l’enfasi è posta sugli effetti causati dal Primo Conflitto Mondiale: la fine degli imperi coloniali europei, l’ascesa degli USA e la formazione dell’URSS. Altri, però, evidenziano che le radici del primo conflitto sono da ricercare nel mutamento dei rapporti geopolitici dettato dall’unificazione della Germania e che l’inizio del 20° secolo è inscindibile politicamente e culturalmente con la fine del 19° secolo.

Questa malleabilità della storia non è limitata al 20° secolo. Ecco la suddivisione classica della storia:

_ Evo Antico (3.000 a.C. – 476 d.C.);

_ Medioevo (476 d.C. – 1.492 d.C.);

_ Età Moderna (1.492 d.C. – 1789 d.C.);

_ Età Contemporanea ( 1.789 – oggi):

Si può facilmente notare che questa suddivisione presenta almeno due gravi errori. Per prima cosa è follemente eurocentrica. Al cinese o al nativo americano termini quali Medioevo o Evo Antico non vogliono dire nulla. Per seconda cosa questa suddivisione non è abbastanza articolata e fa passare la pericolosa idea che il passaggio da un’epoca all’altra sia brusco e incontrovertibile.

Riproviamo così. L’Evo Antico presenta una certa unità in un’ottica mediterranea dato che, in pratica, l’Impero Romano ha compiuto una sorta di globalizzazione delle civiltà precedenti che hanno prosperato intorno al punto d’unione di ben tre continenti. È da notare, però, che la cosa non ha avuto ripercussioni per il Nord Europa, le steppe asiatiche o l’Africa sub sahariana. A dispetto di quanto si pensi, inoltre, il passaggio fra l’Evo Antico e il Medioevo è stato molto meno brusco e traumatico di quanto viene dipinto. Per l’appunto, fra Costantino e Maometto si è adottato il termine di Tardo Antico per designare questo periodo di transizione. Le invasioni barbariche non sono state un’epoca di folle distruzione dato che le popolazioni germaniche volevano vivere nelle terre dell’ex impero romano. Distruggere la casa nella quale si vuole vivere non è proprio il massimo dell’intelligenza. Per questo motivo i successori dell’Impero d’occidente sono chiamati regni romano-barbarici in quanto fusione fra i due mondi [1]. Questo felice quadretto venne interrotto dalla comparsa dell’Islam nella storia che ridusse la Christianitas al mero impero carolingio, a quello bizantino e ai regni inglesi, senza dimenticare poi il confronto secolare fra l’Europa e i discendenti del Profeta.

Dopo Maometto il Medioevo finalmente giunge sulla scena. I primi secoli vengono definiti come l’età delle migrazioni. C’è chi persino elimina il Tardo Antico a favore di questo periodo, ma io opterei per la coesistenza fra i due termini visto le non poche differenze. Le popolazioni della prima fase del fenomeno desideravano l’insediamento nelle terre dell’Impero Romano, quelle della seconda (vichinghi, magiari, popolazioni turche) no. Alla fine di questa fase, all’incirca intorno all’anno 1.000 d.C., abbiamo la rinascita delle città e allo stesso tempo la formazione della cosiddetta società feudale. Il contrasto fra la nobiltà e la borghesia, l’agricoltura e il commercio, caratterizzerà i secoli successivi e si protrarrà fin dopo il Medioevo.

Quando finisce la cosiddetta (a torto) età oscura? Si possono prendere in esame ben tre date:

_ la classica 1.492 con l’apertura di un nuovo mondo;

_ il 1.453 con la caduta di Costantinopoli;

_ 1.517 con Lutero e le lotte religiose;

Essendo contrario alla fasi nette, io opto per la creazione di un tardo Medioevo 1.348-1.517. Dopo la peste del ’48 l’Europa riprende il suo cammino e rientra nel Rinascimento che terminerà sotto le lotte religiose e il rinnovato tentativo dell’imposizione di un potere assoluto tanto secolare (gli Asburgo) quanto religioso (la Chiesa). Siamo nell’Età Moderna, per essere precisi nella prima metà. Con la pace del 1.648 questa fase termina lasciando il posto al nuovo assetto europeo: gli Stati, le cinque potenze (Regno Unito, Russia, Francia, Prussia, Austria), l’Ancien Regime. La modernità termina con la duplice rivoluzione industriale e quella politica. Trattandosi di una mutazione socio culturale non la si può racchiudere in una data che è soltanto un effetto, ma una causa. Per questo motivo, ancora una volta, il periodo fra il 1.750 e il 1.848 dovrebbe essere considerato un un’ottica unitaria. In questo lasso di tempo l’Ancien Regime crolla con la Rivoluzione, tenta di salvarsi con la Restaurazione per poi essere archiviato in modo definitivo con la Primavera dei popoli e la finale vittoria della borghesia (funestata, però, dalla nascita del Comunismo). In ambito economico la Rivoluzione industriale mette le sue radici nel Regno Unito e da lì si diffonde negli altri paesi.

Siamo, infine, giunti all’Età Contemporanea? No, perché un simile elemento non vuol dire praticamente nulla. Io adotterei il termine Età Globale. Fino a tempi recenti le varie parti del mondo andavano per la propria strada con contatti limitati fra loro. L’Impero Romano e quello Cinese erano a conoscenza della reciproca esistenza, ma la cosa finiva lì. L’Africa sub sahariana è rimasta isolata per secoli salvo qualche occasionale contatto, mentre l’America è rimasta totalmente isolata fino al 1.492. Senza dimenticarsi l’Australia, il Giappone e mille altri. L’esplorazioni europee hanno portato ad una mondializzazione della storia imponendo a tutte le culture del pianeta il confronto col sempre più avanzato e ricco mondo europeo. La summa di questa fenomeno è la globalizzazione della storia, passando da una serie di storie fra loro separate ad un’unica narrazione, un’unica storia per tutti. Ovviamente la cosa non vuol dire che vengano meno i localismi, ma che questi ultimi non possono più ignorare il globalismo.

Se finora le fasi storiche sono state definite a posteriori, io azzarderei a fare il contrario. Non viviamo nell’Età Contemporanea, bensì nel bel mezzo di quella globale. La fine di questa fase dovrebbe giungere con l’avvento dell’Epoca Spaziale, un paio di secoli credo, quando si riuscirà a trovare un modo per aggirare il limite della velocità della luce con la conseguente colonizzazione di altri pianeti. È da notare che questa sarà anche l’ultima epoca dell’umanità, lasciando il posto al transumano. Il connubio cibernetica/genetica cambierà del tutto il concetto stesso di umanità.

[1] Per la cronaca: le radici europee sono tre, non due. A quella classica e cristiana si dovrebbe aggiungere quella germanica.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 aprile 2014 da in Uncategorized con tag .
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