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La Terronia: il futuro dell’Unione Europea

Al netto delle allucinazioni di qualche anarcocapitalista e di quelle di qualche vetero marxista-leninista, è ormai chiaro che la crisi della UE non sia riconducibile alla trimurti tasse/spesa pubblica/debito pubblico o alla fine apocalittica del capitalismo. Com’era stato ampiamente previsto dalla teoria economica, invece, l’Unione Europea non è un’area monetaria ottimale e gli squilibri causati dall’adozione di un cambio rigido si stanno riversando sugli altri elementi economici. Fra tutti, ovviamente, i più colpiti sono il PIL, il debito pubblico e l’occupazione. Per far fronte a questa situazione si prospettano due soluzioni: la rottura dell’area Euro o una maggiore integrazione delle economie europee fino a giungere al Collettivo Borg agli Stati Uniti d’Europa.

Spesso e volentieri le analisi vertono sulla prima soluzione, considerando in maniera apodittica ed escatologica la seconda. Proviamo, allora, ad andare controcorrente esaminando l’utopia delle utopie. Per immaginare il futuro dobbiamo partire dal passato, per essere precisi da quello italiano. Per quanto negletto dai più, l’unificazione dell’Italia è uno splendido esempio sia del passaggio da un pluralismo di entità statali ad una sola, sia di un’area monetaria ottimale. Nel caso italico, infatti, abbiamo un unico centro politico, un fisco centralizzato e un trasferimento di risorse finanziarie, una legislazione (leggi, fisco, previdenza) comune sull’intero territorio.

I risultati di questa configurazione ottimale? Semplice: il Sud è un buco nero e al Nord abbiamo una forza politica che non riconosce lo Stato italiano e che progetta la secessione. Wow! Non male. Ma perché l’esperimento è fallito così miseramente? Sul piano politico l’unificazione ha portato a un centralismo esasperato incurante delle autonomie locali. L’effetto di questa politica è la nascita di un localismo altrettanto esasperato che ha portato solo ad un moltiplicarsi di spese, tasse e burocrazia.

Ma il vero danno lo si è avuto sul piano economico. Avete presente i celebri 50 miliardi che partono da Nord e finiscono nelle tasche del Sud? Ecco, piuttosto che essere un saccheggio questo fenomeno è, in realtà, la palla al piede del Meridione. I trasferimenti monetari offrono un potere d’interdizione alle èlite politiche locali aumentando a dismisura le possibilità di corruzione e le interferenze politiche sull’economia. La possibilità di ricorrere a queste risorse, inoltre, rende più facile l’acquisizione di merci esterne desertificando l’economia locale. E tanto per aggiungere la beffa al danno, la valvola di sfogo dell’emigrazione interna porta a un depauperamento delle risorse umane del Sud. Al netto della retorica leghista, i soldi del Nord hanno contribuito a devastare l’economia del Sud aumentandone la corruzione, a creare un mercato di sbocco per i propri prodotti e a saccheggiare le braccia del Sud che hanno contribuito alla ricchezza del Nord.

L’Unione Europea sta seguendo esattamente questo percorso. Anche la ventilata idea dell’istituzione di un sussidio di disoccupazione europeo [1] non è altro che un ulteriore chiodo sulla bara dell’economia italiana. Il fatto che parecchi politici incentinvino i più giovani a lasciare il paese dimostra la bancarotta economica e intellettuale di questi cialtroni. E per cosa? Per il “grande sogno europeo” di un paio di fighetti che si sono divertiti con l’Erasmus? Ah, beh. Com’è che si dice? Chi non conosce la storia è condannata a ripeterla?

[1] Ma il welfare non era bruttosporco&cattivo? Ah, questi liberisti in crisi d’identità.

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Un commento su “La Terronia: il futuro dell’Unione Europea

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Questa voce è stata pubblicata il 2 maggio 2014 da in politica con tag , , , .
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