Charly's blog

La squola: perché gli studenti non studiano più?

Ricolfi su la Stampa di ieri si chiedeva come fosse possibile che persone poco preparate arrivassero all’università con evidenti limiti in italiano, matematica e compagnia cantante. La chiusura dell’articolo era perentoria: com’è che non si studia più? Nei miei anni universitari non ho mai incrociato Ricolfi – il suo insegnamento è specializzato nella ricerca quantitativa, io sono interessato ad altre branche della sociologia – e la cosa è un peccato visto che molti suoi interventi, quelli basati sui dati empirici, sono estremamente interessanti. Ma alla domanda in questione può facilmente rispondere persino il sottoscritto.

Ma prima partiamo dalle risposta standard. L’immancabile ’68 [1]:

E sul record di bocciature: «Non è mai bello quando un ragazzo perde l’anno, però certamente penso che il ritorno alla scuola del rigore dell’impegno e della serietà sia una buona notizia per il Paese: la meritocrazia è la più alta forma di democrazia. La scuola buonista del ’68 è stata archiviata. Una scuola che forma i ragazzi sta dalla loro parte e li aiuta a crescere».

E poi abbiamo Don Milani, il nichilismo, il relativismo. Senza dimenticare Godzilla:

 Godzilla

Possibile che sia questa la causa del fenomeno. Possibile, per carità. Ma proviamo, ora, a guardare la cosa da un’altra prospettiva.

Il primo killer: le skills.

A molti che iniziano la propria carriera lavorativa capita di imbattersi in un curioso fenomeno. A parità di mansione lavorativa a chi è entrato dieci anni fa basta il diploma o addirittura nessuna formazione specifica. Oggi, invece, si richiedono titoli di studio più elevati o determinate competenze professionali. Il bello, poi, è che a parità di mansione non si ottiene un pari trattamento economico: lo stage, il lavoro a tempo, eccetera.

Qual è l’apporto di questo fenomeno al nostro discorso? Semplice: il mondo del lavoro si è orientato superando il pezzo di carta fino a giungere alla ricerca delle skills. La scuola italiana è in grado di fornire queste skills? Assolutamente no e il discorso vale tanto per i licei quanto per i professionali. Visto che negli ultimi 20 anni la scuola è cambiata ben poco a dispetto di riforme o controriforme, si può tranquillamente sostenere che sotto questo aspetto la scuola è del tutto inutile. Ieri come oggi. Spesso si dice che il pezzo di carta ha perso di valore perché non si studia più, ma è vero il contrario. Siccome non vale più, non si studia più. Banale, no?

Esempio pratico. Se mi serve un tecnico informatico, valuto le sue abilità in JAVA o IOS. Se il suddetto tecnico è un sociopatico che si esprime in monosillabi non importa niente a nessuno. Lo chiudi in uno sgabuzzino e via. Se mi serve un agente immobiliare valuto le sue skills commerciali, non la sua conoscenza della geografia (a meno che non debba vendere immobili in altri continenti). Se mi serve un medico perché ho male al pancino, valuto le sua abilità nel farmelo passare  e non le conoscenze relative alla Pace delle due dame [2]. Studiare la materia x, allora, è del tutto inutile perché non è in grado di fornire vantaggi in merito a questa situazione. E da qui non si studia più.

Attenti: il discorso delle skills vale anche per chi decide di proseguire il percorso scolastico e di frequentare l’università. Il sistema scolastico pre-universitario è falsamente universale [3], mentre quello universitario è specialistico. Ai tempi del liceo andavo malissimo in matematica (in quarta pure in chimica), ma non ho avuto problemi a concludere l’università. Magari perché ho una laurea in storia e in sociologia, che dite? Io non sono un caso isolato dato che il mondo è pieno di ciucci liceali che si sono dimostrati ottimi universitari e di geni liceali che si sono rivelati dei falliti universitari.

Il secondo killer: la polis.

Se la scuola è totalmente carente sul piano lavorativo, lo è ancora di più su quello civico. A livello teorico le materie scolastiche dovrebbero fornire le conoscenze necessarie a comprendere il mondo attuale, giusto per far sì che lo studente possa ricoprire il suo ruolo di cittadino. Per capire quali siano le materie da dibattito pubblico basta accendere la tv: economica, scienze politiche, diritto, sociologia. Guarda caso le materie che non vengono insegnate nella scuola secondaria superiore. La cosa è foriera di un altro problema: chi non esce da scienze politiche o  economia queste cose non le sa affatto. Avete mai provato a discutere con un medico o un ingegnere, un fisico o filosofo? C’è da bestemmiare, ve l’assicuro.

Se ho bisogno della teoria della aree valutarie ottimali, il caso Euro, che m’insegnano? Disegno tecnico. Se ho bisogno dell’ingegneria costituzionale, che m’insegnano? Le sciocchezze di un Hobbes qualunque. Wow. E poi i docenti si chiedono perché vengono fanculizzati dagli studenti.

Non si boccia più! Ovvove, ovvove!

Se l’analisi è corretta tutte le riforme scolastiche immaginabili saranno inutili. Generalmente i docenti partono dall’idea che lo studio è un sacro dovere dello studente, quale che sia l’utilità della cosa. La cosa è ovviamente una sciocchezza abissale e infatti gli studenti hanno adottato un approccio razionale: studiano quello che serve. Non è vero, infatti, che non si studi più in generale. Si studia anche a scuola guida, no? Se anche lì regalano le patenti dovremmo avere una spettacolare esplosione di incidenti. Peccato che non sia così (dati Istat):

Anno Incidenti Feriti Morti
2001 263.100 373.286 7.096
2002 256.402 378.491 6.980
2003 252.271 356.475 6.563
2004 243.487 343.475 6.122
2005 240.010 334.855 5.818
2006 238.121 332.947 5.669
2007 230.868 325.847 5.131
2008 218.963 310.745 4.725
2009 215.404 307.254 4.237
2010 212.997 304.720 4.114
2011 205.638 292.019 3.860
2012 186.726 264.716 3.653

La curiosa idea di passare alle bocciature di massa, quindi, è un’altra assurdità. Porterà solo a più abbandoni scolastici data la totale inutilità della scuola.

Questi elementi spiegano anche perché la scuola non è più un ascensore sociale. Un tempo bastava il pezzo di carta, si bocciava i non meritevoli e chi meritava saliva. Ma se oggi il pezzo di carta non serve più, il suo possesso non può garantire alcunché. In un’economia di mercato ci sono solo due modi per avere successo: offrire un prodotto che interessi ai consumatori o un servizio che interessi alle imprese. In assenza di queste due condizioni c’è il nulla (il che spiega anche perché gli intellettuali sono contrari al libero mercato). Volete l’ascensore sociale? Basta mettere, per dirne una, l’insegnamento dei linguaggi di programmazione in relazione al reddito: solo i più poveri potranno impararlo, agli altri tocca la teologia. Indovinate un po’ chi avrà un reddito lavorativo maggiore.

La cosa è giusta o sbagliata? Vi rigiro la questione: se vi buttate dal 5° piano cadete giù per effetto della gravità. È giusto o sbagliato? Ne l’uno, né l’altro. È solo una spiegazione del fenomeno.

[1] Cfr. http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_24/gelmini_esame_maturita_scuola_buonista_2b95e448-609a-11de-9ec2-00144f02aabc.shtml.

[2] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Pace_di_Cambrai.

[3] Le scienze naturali sono in ginocchio, quelle sociali non ci sono.

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Un commento su “La squola: perché gli studenti non studiano più?

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Questa voce è stata pubblicata il 9 maggio 2014 da in società con tag .
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