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Renzi o del berluschino

Dall’insediamento dell’esecutivo Renzi sono passati alcuni mesi e un simile lasso di tempo è insufficiente per giudicare l’operato del rottamatore toscano, ma è adeguato per valutare il modus operandi fin qui adottato sia sul piano politico sia su quello formativo. L’impressione fin qui ricevuta è che Renzi non sia altro che un Berlusconi meno rozzo e sregolato, un Berluschino insomma.

Al tempo della discesa in campo silviosauro introdusse nel contesto italiano la pratica della campagna elettorale permanente. Dopo le elezioni la comunicazione politica non va in ferie ma si dedica nella continua e martellante propaganda dei miracolosi risultati conseguiti dal Governo. Renzi adotta lo stesso metodo con tanto di proclami dedicati all’ottimismo e alla speranza (la politica dell’amore contro l’odio è la prossima a venire). I risultati non sono stati ancora conseguiti? Nessun problema, basta spacciare per risultati quelli che risultati non sono come, ad esempio, l’inesistente abolizione delle province. Il che porta alla conclusione che entrambi si muovono per slogan e spot pubblicitari.

Nei rapporti con la politica entrambi presentano insofferenza o aperto disprezzo. Silvio il vecchio ha aperto la strada della politica del fare contro il vecchio e fumoso politichese, Renzi vuole rottamare il rottamabile inseguendo anche qui la politica del faaaaareeee. Sia l’uno si l’altro sembrano ignorare i meccanismi di bilanciamento propri degli ordinamenti liberali vuoi per ignoranza vuoi per mera convenienza. Non si raggiungono i risultati? O beh, colpa dei lacci&lacciuoli della burocrazia nikilista/relativista/komunista.

Anche sul programma politico le somiglianze non mancano. Abbiamo un pseudoliberalismo basato sulla competitività e sull’economia, un tanto desiderato taglio delle tasse e della spesa pubblica guardandosi bene di illustrare la composizione e i capitoli della suddetta spesa pubblica, una lotta accanita contro la burocrazia presentata come un corpo estraneo alla politica quando invece le leggi sono opera del potere legislativo.

Si dice in giro che a Berlusconi il Renzi piaccia e pure non poco. Non è difficile da crederci dato che Renzi è un Silvio il vecchio più giovane di 40 anni. La cosa potrebbe portare alla desolante conclusione che per giungere al Governo in questo paese devi essere jurassik Silvio o come zombi Silvio. Ma si potrebbe vedere la cosa sotto un punto di vista evoluzionistico. In ambito politico le elezioni solo l’equivalente della selezione naturale e se le forze politiche adottano atteggiamenti e argomenti simili siamo di fronte ad un processo di convergenza evolutiva. Anche i grillini, fra l’altro, presentano elementi simili per tematiche e modalità comunicative.

È da notare che le innovazione del Silvio annata ‘94 non sono farina del suo sacco, ma la semplice adozione di elementi già presenti negli altri paesi. In ambito politico la rivoluzione liberale non è altro che un miscuglio di thatcherismo&reaganismo datato anni ’80. Certo, nel caso italiano Forza Italia è comparsa sulla scena quando questa parentesi politica era già finita da alcuni anni, ma si sa che l’Italia o è all’avanguardia (capitalismo, regimi totalitari) o è in perenne ritardo. Sul piano comunicativo anche qui non si riscontrano novità o elementi differenti da quelli che si possono ritrovare in altri paesi. Il processo di evoluzione convergente, quindi, non è solo presente in Italia ma fra tutti i paesi occidentali. L’Italia, in pratica, si è solo riallineata allo standard. Se la cosa sia positiva o meno lascio il giudizio al lettore.

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2 commenti su “Renzi o del berluschino

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Questa voce è stata pubblicata il 16 maggio 2014 da in politica con tag .
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