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Achille e il leone: le basi biologiche del comportamento umano

In genere si motiva lo studio dell’Iliade come un mezzo per la formazione personale piuttosto che per uno studio storico. In effetti è difficile trovare qualcosa di più educativo di migliaia di palestrati che si uccidono per una donna dai facili costumi e che poi si dedicano al nobile sport dello stupro e dell’infanticidio di massa. Sia come sia, prendiamo in esame le cause del conflitto:

_ per Elena;

_ per le ricchezze di Troia;

Adesso, invece, passiamo ai leoni. Vi chiedete quale sia il rapporto fra Achille e un leone? Ohibò, prendete in esame l’organizzazione sociale dei felini africani. In linea di massa un maschio presiede un piccolo harem di femmine: le seconde si dedicano alla caccia e all’allevamento dei cuccioli, il primo combatte contro gli altri maschi per mantenere il controllo del territorio di caccia e delle femmine. In caso di sconfitta il nuovo maschio si dedica, per prima cosa, all’eliminazione dei cuccioli già presenti visto che il suo obiettivo è la diffusione dei propri geni e non quelli dei rivali sconfitti. Ricapitoliamo: i leoni combattono per le femmine, per il territorio e si dedicano all’infanticidio. Vi ricorda qualcuno? Che so, il pelide Achille?

Panthera leo... achilleus?

Panthera leo… achilleus?

Il comportamento è virtualmente identico, ma si può sostenere che sia una casualità. Va bene, ecco a voi il detto del poeta latino Orazio:

Dulce et decorum est pro patria mori

Ecco qui il valore virile per eccellenza, il sacrificio di sé. Così importante da essere citato nel dettato costituzionale [1]:

La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Provate, ora, a mettere la manina in un bel nido di api. Quali saranno le reazioni? Millemila punture e la morte di millemila api che non hanno minimamente esitato a sacrificare la propria esistenza per la collettività. Quale sarebbe la differenza fra i due comportamenti? Si obietterà che gli esseri umani si sono inventati un poema epico e una costituzione in modo da dare il giusto risalto alla cosa, mentre gli animali non possono farlo. Vero, infatti, gli esseri umani ciarlano e gli animali no, ma alla fine della fiera si comportano alla stessa maniera.

Un altro esempio con annesso uno sviluppo del discorso. Avete presente i pavoni con le loro splendide code? È quello che si chiama display sessuale: si mette in mostra una determinata caratteristica fisica che rende il nostro amico peloso (o pennuto o quel che è) sessualmente attraente per l’altro sesso. Tenete conto che l’accoppiamento con connessa prole è un investimento gravoso in termini di energie e di tempo, da qui la necessità di scegliere con cura. Passiamo, ora, alla scimmia nuda: l’uomo. Li avete mai visti quelli con il macchinone, gli occhiali da soli e i rotoli di banconote in mano? E quale sarebbe la differenza con l’amico pennuto?

Ma vi avevo promesso uno sviluppo. Torniamo all’Iliade. Nella società omerica l’apice della società era occupato dai guerrieri il cui principale vanto era la guerra, la conquista e la supremazia. Per questo motivo l’opera abbonda di elenchi di chi ha ucciso chi e di vanti su questo o su quell’argomento. Essendo una società guerriera quel che dava prestigio nella gerarchia sociale erano le virtù guerriere, mentre quella attuale è una società mercantile che mette in primo piano chi vende di più (merci o la propria immagine). Si può notare una variazione culturale, ma le basi biologiche rimangono (display sessuale, gerarchia sociale). Questa dimensione culturale dona all’uomo un insieme di relazioni e di senso che risponde alle classiche domande “chi sono?”/”cosa devo fare?”. Ecco un terzo motivo per il quale gli achei hanno attaccato Troia: era la loro identità (bio)culturale.

Gli esempi possibili sono a migliaia (l’istinto materno e la difesa dei cuccioli, la necessità del gossip, il conflitto e il territorio), ma gli elementi fin qui analizzati ci portano a queste conclusioni:

_ il comportamento umano è basato sulla biologia, etica compresa;

_ la cultura può variare da epoca a epoca, ma le basi sono biologiche;

_ si dovrebbe parlare, allora, di biocultura;

Prendiamo i conflitti: lì la cosa è ovvia e si difende o conquista un territorio per via delle risorse ivi contenute. Ma la caratteristica degli esseri umani è anche quello di combattere per un’idea, o meme se preferite [2], senza avere vantaggi materiali. Al di là dell’elemento biologico, allora, abbiamo un elemento culturale di cui non sappiamo molto dato che il funzionamento del cervello ci è ancora ignoto. È palese da dove provengano certi atteggiamenti, ma è meno chiaro perché mutino nel tempo.

Poi c’è la tensione latente fra quello che può fare la mente umana e la sua natura biologica. Prendiamo il libero mercato: perfettamente logico, no? Peccato che nessun animale sia disposto ad accettare un concorrente nel proprio territorio di caccia perché il primo imperativo è mangiare e non concorrere al PIL rimanendo disoccupato. La reazione all’immigrazione, guarda caso, è questa:

 UKIP poster jobs

Ovvio, no? Eccetto per chi ha una laurea in economia. Vi lascio un giochino: prendete in esame una serie di comportamenti (perché vengono considerati positivi determinati elementi e negativi altri), determinati desideri (perché si ama, si odia e si vuole attenzione) o la divisione sociale (perché si segue un leader) e provate a compararli al mondo animale. Buon divertimento.

[1] Cfr. http://www.governo.it/Governo/Costituzione/1_titolo4.html.

[2] Cfr. http://en.wikipedia.org/wiki/Meme.

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Un commento su “Achille e il leone: le basi biologiche del comportamento umano

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Questa voce è stata pubblicata il 18 maggio 2014 da in cultura con tag , .
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