Charly's blog

L’uscita dall’Euro? La questione errata

In vista delle prossime elezioni europee si prospetta una forte avanzata delle forze apertamente ostili all’euro tale da poter conseguire un 30% dell’europarlamento. La cosa ha scatenato la reazione isterica degli euristi con il solito ritornello di fascismo/populismo/xenofobia [1], ma un simile allarmismo è del tutto ingiustificato. Anche conseguendo 1/3 dei seggi i restanti 2/3 possono coalizzarsi bloccandone l’operato. L’euro non morirà per via del risultato di queste elezioni europee, ma alla lunga potrebbe morire salvo incredibili e repentini cambiamenti d’opinione dei popoli europei.

I told you so

Il disastro Euro era già previsto dal fior fiore degli economisti. Ecco a voi Dornbusch nell’anno 1996 [2]:

There is virtually no country, including Germany and France, whose budget today meets the Maastricht criteria. As a result, all Europe is simultaneously plunging into budget-cutting and will likely suffer an economic slowdown. These reductions are appropriate even without emu, but their timing and size will add to its ultimate cost, stunt growth, and raise unemployment.

Il che spiega perché l’Europa negli anni ’90 correva meno degli USA. Ecco l’Italia:

 Italy, with its undervalued currency, poses another problem. France wants Italy to be in so that further competitive depreciation becomes impossible. But once Italy is in, with an appreciated currency, the country will soon be back on the ropes, just as in 1992, when the currency came under attack.[…]Italy is surely off the list for immediate consideration, even though German and French industry want to put Italian competition on a short leash by excluding competitive currency depreciation.

I vantaggi e gli svantaggi:

Currency integration will bring two benefits in two ways. First, the elimination of cumbersome money-changing will make transactions more convenient and reduce the costs of making payments. Second, exchange-rate volatility will be reduced, to zero in fact, and businesses will be better able to trade and invest across intra-European borders. […]In countries with highly flexible wages, the exchange-rate regime makes little difference. In countries with rigid labor markets, like most of those in Europe, flexible exchange rates are all-important. The most serious criticism of emu is that by abandoning exchange rate adjustments it transfers to the labor market the task of adjusting for competitiveness and relative prices. Without wage flexibility, the adjustment process is frustrated; losses in output and employment (and pressure on the European central bank to inflate) will predominate. The overriding cost of an integrated monetary area is that nominal exchange rates disappear as an adjustment mechanism. If a region goes into decline, say, because its exports become obsolete, deflation has to take the place of devaluation. If a region experiences a boom, say, because it has superior research, education, and trade performance, inflation takes the place of appreciation.

Krugman nel 1998[3]:

But EMU wasn’t designed to make everyone happy. It was designed to keep Germany happy – to provide the kind of stern anti-inflationary discipline that everyone knew Germany had always wanted and would always want in future. So what if the Germans have changed their mind, and realized that they – along with all the other major governments – are more worried about deflation than inflation, that they would very much like the central bankers to print some more money? Sorry, too late: the system is already on autopilot, and no course changes are permitted. […] The clear and present danger is, instead, that Europe will turn Japanese: that it will slip inexorably into deflation, that by the time the central bankers finally decide to loosen up it will be too late.

Feldstein nel 1997[4]:

In the beginning there would be important disagreements among the EMU member countries about the goals and methods of monetary policy. These would be exacerbated whenever the business cycle raised unemployment in a particular country or group of countries. These economic disagreements could contribute to a more general distrust among the European nations. As the political union developed, new conflicts would reflect incompatible expectations about the sharing of power and substantive disagreements over domestic and international policies. Since not all European nations would be part of the monetary and political union, there would be conflicts between the members and nonmembers within Europe, including the states of Eastern Europe and the former Soviet Union.

Certo, se volete siete sempre liberi di seguire Oscar Giannino e la sua laurea in economia conseguita con Topolino [5]:

Si parla molto anche di uscita dall’euro, considerata colpevola del disastro economico attuale. Che idea si è fatto a tal proposito?
“Non è colpa dell’euro. E il fenomeno della diminuzione del potere d’acquisto c’è ogni qual volta che si passa da una moneta all’altra. Cioè ci sono delle prese di profitto di che ne ha vantaggio potendo maneggiare il cambio. In quel caso la soglia di cambio per l’Italia effettivamente fu troppo alta. La soglia di cambio tra Lira e Euro fu imposta dai tedeschi perché sapevano che così eravamo costretti a durissimi anni di razionalizzazione del nostro tessuto produttivo nelle specializzazioni in cui eravamo direttamente concorrenti con loro. Ma la colpa non è dell’euro”.

Come fa a sostenerlo?
“Perché l’Italia ha una crisi che viene da prima dell’Euro che dura da più di 20 anni. La bassa crescita italiana rispetto a tutti i paesi avanzati è una crisi tutta italiana e non c’entra neanche troppo con la globalizzazione. Perché da quando nel 2001 abbiamo fatto entrare la Cina nel Wto la verità è che i paesi avanzati hanno fatto crescita e noi no. Nel nostro caso il problema è lo Stato”.

Baubaustatoladrowoffwoffstatoladro. Facile la vita così, no?

 Fantasie degli economisti, dite? Abbiamo avuto, di recente, anche la conferma da parte della politica della piena coscienza del fenomeno. Prodi e Amato hanno apertamente detto che erano a conoscenza delle opinioni degli economisti in merito e Attali ha candidamente affermato che la scelta di non mettere nei trattati la clausola di uscita fu eminentemente politica. Di recente ecco le memorie di La Malfa su Padoa Schioppa [6]:

Naturalmente c’era un altro pensiero. Il pensiero di fondo degli europeisti, chiamiamolo così, non è che l’euro fosse completo. Io mi ricordo che quando uscì questo libro ebbi una discussione con il povero Padoa Schioppa […] e mi disse che vuoi che io non sappia, vuoi che noi – e quel noi era l’Europa, gli europeisti – vuoi che non sappiamo che l’euro è costruito male […] ma noi lo sappiamo. Ma sappiamo anche, aggiunse, che l’Europa procede così, fa un passo incompleto poi si registra e poi fa un passo avanti.

Per questo motivo l’ultraortodosso economista Zingales ha usato il termine di criminale per la moneta unica. Abbiamo il colpevole, il movente, la confessione. Manca solo il castigo.

La logica del manganello

La logica retrostante di queste scelte è piuttosto semplice: la plebaglia non capisce nulla e per far far loro la scelta giusta bisogna usare la forza. Ovviamente la scelta giusta è quella stabilita in modo soggettivo e autoritario da lorsignori. Non sapete nuotare? E che ci vuole, basta buttarvi in mezzo all’oceano con l’istruzione “impara a nuotare”. Facile, no?

Come previsto l’area Euro è andata in crisi al primo shock esterno, la crisi finanziaria originatasi negli USA, a dispetto degli auspici degli euro scagnozzi. Nel 2010 un paio di loro scrissero un bel paper deridendo la teoria dell’area monetaria ottimale perché a loro dire non si applica alla UE [7]:

Although, the conventional OCA paradigm as a vehicle for analysis of the European

monetary integration process was being challenged to an increasing extent, the OCA

approach maintained its grip over US views on the euro throughout the 1990s. We

suggest that the use of the OCA paradigm was the main source of the US pessimism

US towards the single currency in the 1990s. The OCA approach was biased towards

the conclusion that Europe was far from being an optimum currency area. The OCA

paradigm inspired a static view, overlooking the time-consuming nature of the process

 Mai risate di derisione furono più meritate. Una volta che il giocattolo si è rotto si prospettano due possibilità:

_ Collettivo Borg Stati Uniti d’Europa;

_ rottura;

Nella prima opzione, appoggiata da Zingales, si teorizza di replicare il fenomeno di unificazione avvenuto in Italia nel 1861: un centro politico, un sistema legislativo unico, trasferimenti monetari replicando la dicotomia casalinga fra Nord e Sud. Personalmente la cosa la vedo male perché l’abbiamo già avuta in casa e i risultati si possono tranquillamente vedere nella nostra vita quotidiana. Ma non preoccupatevi: i tedeschi non hanno nessuna intenzione di prendere il ruolo del Nord Italia e altre popolazioni (francesi, inglesi, olandesi, finlandesi) non hanno nessuna intenzione di creare unioni politiche del genere. La cosa, ovviamente, vale anche per gli italiani dato che al netto delle élite nostrane nessuno vuol andare sotto lo stesso tetto di un Hans o un Van Wilder.

Cosa rimane? L’euro rottura, non di un paese ma di tutti, e nessuno ha interesse a far degenerare la cosa. Attenzione: non parliamo di una scelta voluta o desiderata, ma dell’unica possibile. Considerati gli squilibri all’interno dell’eurozona se non si può accedere agli Stati Uniti d’Europa rimane soltanto la rottura. All’isterico eurista, allora, non rimane che convincere la Germania a prendere il ruolo del Nord Italia, magari finanziando il mitologico sussidio per la disoccupazione europea di zingalesca memoria. Guardate il lato positivo: così il nostro amico eurista scoprirà come si dice fanculo in tedesco.

The end

Il bello delle élite italiche o dei wannabe italici è il loro disprezzo per il cittadino comune. A loro dire l’italiano è brutto, sporco e cattivo, merita di soffrire. L’elitario, invece, deve accedere al desco del puro ariano straniero, suo posto di diritto. Poi certo, si può sempre pensare che un tizio con una laurea in fisica ne sappia di più degli economisti [8]:

Per non dire di ciò che si intuisce dalle più o meno sguaiate campagne elettorali di chi non ha risposto. Perché tra citazioni di efferati dittatori e slogan contro l’euro o, peggio, insulti contro primi ministri stranieri che hanno la sola colpa di saper governare – colpa imperdonabile, evidentemente, agli occhi di certa parte della politica italiana – noi in questa campagna elettorale avremo sentito parlare solo (e poco, e male) di questioni nazionali più o meno serie (in genere meno) e quasi per nulla di temi comunitari concreti. Che sono sicuramente più noiosi, teutonicamente noiosi, di un bello show di battute sarcastiche, ma anche terribilmente più importanti.

Ma io preferisco ascoltare il giudizio degli economisti sulle riforme economiche, così come preferisco l’opinione di un fisico sulla fisica. Mi spiace solo che il bello della vita è che non ci sia un minimo di giustizia. Gli innegabili costi della rottura dell’euro cadranno sui soliti noti e c’è anche il rischio che si identifichi l’euro con l’Unione Europea in quanto tale buttando gli ultimi decenni nel cesso. Il già citato Feldstein nel 1997 scrisse:

Instead of increasing intra-European harmony and global peace, the shift to EMU and the political integration that would follow it would be more likely to lead to increased conflicts within Europe and between Europe and the United States.

Non credo che la cosa sia possibile per via dei fattori demografici e economici, ma spero di non sbagliarmi. Davvero. Ma l’ultima volta che qualcuno ha volutamente ignorato l’economia in nome della politica è finita così:

 URSS flag

[1] Il populismo presenta una doppia accezione: popolo come elemento positivo, popolo come elemento negativo. Quando il piddino se ne esce con l’ideologia del manganello esterno perché l’italiano è brutto&cattivo risulta tanto populista quanto Grillo.

[2] Cfr. http://www.foreignaffairs.com/articles/52431/rudiger-dornbusch/euro-fantasies-common-currency-as-panacea.

[3] Cfr. http://web.mit.edu/krugman/www/euronote.html.

[4] Cfr. http://www.nber.org/feldstein/fa1197.html.

[5] Cfr. http://www.ilgiornale.it/news/oscar-giannino-crisi-colpa-dello-stato.html.

[6] Cfr. https://www.youtube.com/watch?v=xzpPr0WTtTs, al minuto 4:00 in avanti.

[7] Cfr. http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/publication16345_en.pdf.

[8] Cfr. http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/05/20/elezioni-da-incubo/.

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Un commento su “L’uscita dall’Euro? La questione errata

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Questa voce è stata pubblicata il 20 maggio 2014 da in politica con tag , , .
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