Charly's blog

Sbornia post elettorale

Finita la tornata elettorale possiamo confermare quello che tutti, ma proprio tutti, hanno pensato almeno una volta nella vita:  i sondaggi non sono affatto affidabili. A dispetto delle attese il PD ha doppiato il M5S e FI si è attestato al 16% dei voti. Ma esaminiamo la cosa con calma.

Italia

Il vero vincitore delle tornate elettorale è senza dubbio il PD. Ecco il confronto con la tornata elettorale europea del 2009 [1] e quella politica del 2013 (risultati Camera) [2]:

Voti Percentuali
Europee 2009 7.992.046 26,2
Europee 2014 11.172.861 40,81
Politiche 2013 8.644.187 25,42

Alle percentuali in aumento corrisponde un netto balzo di avanti di votanti. Ma, attenzione, dato che non si dovrebbe dimenticare i dati relativi al numero dei votanti e dell’astensione:

Votanti % Votanti
Europee 2009 66,46% 30.569.817
Politiche 2013 75.16% 35.271.540
Europee 2014 58,68 %  28.908.004

Per la cronaca l’astensione alle europee è minore rispetto al valore degli altri paesi europei. A dispetto di una bassa affluenza, il PD ha fatto il pieno di voti conseguendo una netta supremazia sugli avversari. A proposito, il PDL alle europee del 2009 aveva incassato 10.778.596 voti (35%) e alle elezioni politiche del 2013 aveva conseguito alla Camera 7.332.667 voti (21,56%). All’ultimo giro FI porta a casa 4.605.331 voti (16,82%) e se si considera il duo NCD/FdI abbiamo altri 2,2 milioni di voti. Mentre il PD è al suo massimo, quindi, il centrodestra non solo si è presentato diviso ma anche in calo netto di preferenze. Anzi, mi correggo. Veltroni nel 2008 prese più voti superando i dodici milioni. Renzi e il PD sono a loro massimo se si considera gli ultimi anni, ma non in termini assoluti. Va detto, tuttavia, che il PD ha come limite strutturale soglia 12 milioni visto che dal ’94 ad oggi non si è mai fatto meglio.

Non è un caso se si sta discutendo del successo ottenuto dal PD in quel nord-est refrattario per decenni alla penetrazione della sinistra. Il problema è che è lo stesso nord-est che è passato dal Silviosauro a Grillo, per poi approdare a Renzi. Il passaggio è figlio dell’insoddisfazione nei confronti delle politiche adottate da quelle forze politiche e non c’è garanzia di sorta che  i voti siano saldamente acquisiti dal PD. In effetti il successo di Renzi è fragile perché si basa su una congiuntura favorevole e si scontra con la richiesta di cambiamento e una larga astensione. E purtroppo per lui il rottamatore di Firenze ha la tendenza di replicare la condotta di Silvio il vecchio optando per slogan e non sul faaaaaaaaare. Se non dovesse mantenere le attese alle prossime politiche potrebbe ritrovarsi un centrodestra unito con un nuovo leader e con un ritorno alle urne di parte degli astenuti. Insomma, la cosa dipende da tante variabili: da quel che fa il PD, da quel che fa il centrodestra, dalla congiuntura economica dei prossimi anni.

Nell’immediato il risultato sembra mettere una croce sul Porcellinum dato che nessun partito politico accetterebbe di suicidarsi per un PD così in forma da cannibalizzare gli alleati. Un ritorno alle urne è improbabile visto l’incipiente semestre europeo dovrebbe bloccare la prospettiva, ma in Italia è meglio non escludere anche l’improbabile. Il M5S ha fatto flop per via degli avventati proclami di vittoria, ma parliamo comunque della seconda forza politica con più di 5,7 milioni di voti. Non darei per morto il movimento anche se palesi cambiamenti si impongono e pure con forza (dalla strategia complessiva alla comunicazione).

Europa

Per quanto riguarda l’Europa i popolari hanno perso 62 seggi, mentre i socialisti hanno perso 9 seggi. I liberali hanno perso 14 seggi, mentre la sinistra guadagna 8 seggi e l’Efd 5. Agli euroscettici, infine, toccano 105 seggi. Sul piano nazionale Londra e Parigi guidano la riscossa contro la UE grazie al risultato di Farage (28%) e della Le Pen (25%). Male Wilders con il suo 12,2%, ma non si devono dimenticare gli altri euroscettici: il tedesco AFD (7%), l’austriaco Fpoe terzo con il 20,1%, il danese DPP con il 23,1%, in Finlandia i veri finlandesi sono al 12,8%, in Ungheria Jobbik ha preso il 14,68% e i polacchi del Knp ottengono il 7,2%.

Sia come sia invito a non sovrastimare questi dati. L’elevata astensione degli altri paesi riduce l’effettiva rappresentanza politica di questi partiti. È tutto da vedere che Farage e La Pen possano vincere le elezioni politiche, mentre all’europarlamento questi partiti andranno per ordine sparso riducendo il loro potere d’interdizione. Ovviamente le problematiche proprie dell’Unione Europea rimarranno tutte sul tavolo e sarà molto più importante vedere l’azione della BCE a partire dal 5 giugno. Se la situazione economica non migliorerà nei prossimi anni è lecito supporre un ulteriore ascesa delle forze euroscettiche.

Sul piano politico si registra l’archiviazione dell’asse franco-tedesco con quello italo-tedesco. Storicamente parlando l’ultima volta che si è registrato un simile allineamento le cose non sono finite proprio benissimo. Invito, in ogni caso, a non avere grandi aspettative in merito. L’Italia non ha grandi cartucce da sparare e l’approdo alla Commissione europea di Junker o della Lagarde non fa sperare grandi cambiamenti nelle politiche economiche. Insomma, avanti tutta vero l’iceberg…

[1] Cfr. http://www.corriere.it/Speciali/Politica/2013/elezioni/SEAS/politiche/camera/italia/20130224000000_20_ITALIA_IT.shtml

[2] Cfr. http://elezioni.interno.it/europee/scrutini/20140525/E0000000000.htme http://www.elezioni-italia.it/elezioni-2009/risultati-elezioni-europee-2009.asp.

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Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 28 maggio 2014 da in politica con tag , .
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