Charly's blog

Cosa sono i frame?

Un caposaldo della democrazia di stampo liberale è l’idea che sia meglio che la popolazione non si occupi direttamente di politica per via della mancata conoscenza minima che il ruolo richiede. Le dimensioni della cittadinanza di uno Stato contemporaneo rendono impraticabile in ogni caso questa possibilità, ma nel pensiero liberale sarebbe comunque giusto evitare una simile organizzazione di Governo. È preferibile, allora, adottare un sistema indiretto basato sulle elezioni di forze politiche fra loro in competizione e sottoporle a giudizio regolare tramite le elezioni.

Si argomenta, in pratica, che la cittadinanza non è competente a sufficienza per occuparsi degli affari di Governo, ma lo è abbastanza per eleggere chi si occuperà della faccenda. Si pone il quesito: se non sono competenti, su quali basi gli elettori scelgono gli eletti? Banalotto, se ci pensate bene: le persone non votano in base agli interessi, ma in base a quello che credono. Avete mai sentito qualcuno dire “io voto lui perché credo nei valori e nelle idee che esprime”? Ecco, provate a traslare la cosa sul piano medico: “io mi faccio curare da lui non perché sia preparato o competente, ma perché condividiamo il valore x”. Follia, no?

Ma come funziona questo meccanismo? Per capire il gioco politico bisogna esaminare tre elementi:

_ il framing;

_ lo storytelling;

_ la narrazione emotiva;

Oggi partiamo dal framing: con questo termine si fa riferimento al fatto che una parola di per sé non voglia dire nulla, ma che debba essere inserita in quadro concettuale per comprenderne il significato… creandolo. Il corollario del framing è che le persone non sono razionali nel senso classico del termine e non è sufficiente presentare i fatti per convincerlo, né è ovvio che una persona persegua il proprio interesse.

 Prendiamo la parola “tasse”: l’attività con la quale lo Stato finanzia la propria attività – scuola, strade, sanità – raccogliendo i contributi dei cittadini. Non è un caso se qualcuno tempo addietro la definì una cosa bellissima. Mal gliene incolse dato che venne sommerso dai fischi. A partire dalla fine degli anni ’70, infatti, i conservatori hanno dato avvio ad una fase di framing relative alle tasse e l’attività del Governo veniva descritta con tre modalità:

_ mantiene i parassiti: dai burocrati alle welfare queen;

_ è sprecona e inefficace;

_ le tasse deprimono l’economia;

Più in generale questi assunti sono l’avanguardia di un attacco diretto al welfare. Si badi bene che al conservatore alcuni aspetti dello Stato piacciono assai: leggi pro business, difesa, giustizia. Non amano, invece, le spese assistenziali: sussidi disoccupazione, sanità, pensioni, scuola pubblica. Questa apparente contraddizione si spiega con il frame “padre severo”. Per il conservatore il mondo è un posto brutto e competitivo dove però si può fare strada con il lavoro duro e la responsabilità personale. Per questo motivo la famiglia deve educare severamente il pargolo per renderlo un vero uomo, mentre lo Stato non può pretendere che il disciplinato e duro lavoratore paghi i bagordi di chi non ha la volontà e l’autodisciplina per innalzarsi dalla povertà. Il welfare, quindi, è un furto ai danni di chi lavora da parte di chi campa alle spalle altrui.

La virulenza di questo frame è tale che chi è più danneggiato da questo tipo di politiche poi voti i conservatori. Viceversa chi sta in alto nella scala sociale oltre ad avere una conferma del proprio merito ottiene anche un vantaggio. Paga meno tasse e in più può lucrare sulla conseguente privatizzazione della scuola e della sanità, mentre nel caso del welfare paga per servizi che non utilizza che nell’ambito del libero mercato sarebbero estremamente fruttuosi dato che nessuno può fare a meno della medicina in caso di malattia. Il bello è che il mondo accademico sta giusto appurando come la disuguaglianza sia il più grande rischio per il modello capitalista.

L’idea che lo Stato metta le mani nelle tasche dei cittadini è uno splendido esempio di questa argomentazione. In più la tattica comune consiste nel prendere piccoli scandali o disservizi per poi elevarli a caso nazionale. Il paesino x spende male i soldi? Ecco, avete visto? Bisogna affamare il leviatano. Ovviamente senza mostrare  la composizione della spesa pubblica per voci, il quadro demografico e compagnia cantante. Non servono perché tanto nessuno andrà a controllare i dati e in ogni caso i dati non concordi con il proprio frame vengono ignorati.

Come si può notare al frame più grande del “padre severo” si affiancano frames più piccoli che in genere rientrano in uno più grande, ma quest’ultimo processo non è obbligatorio. Ad esempio il frame del dipendente pubblico è radicato tanto a destra quanto a sinistra. L’idea è che costui sia il classico lavoratore d’ufficio in sovrannumero. Peccato che sia una scemenza dato che il grosso della PA è composto da docenti, medici, infermieri, soldati e poliziotti. Senza contare che se comparata ad altri paesi l’Italia non ha troppi dipendenti pubblici e non spende più degli altri. In più in molti settori la PA è sotto organico e l’età media è terribilmente avanzata. Ovviamente il frame non ammette repliche e davanti a questo quadro il tizio di turno se ne uscirà con la storiella dello straniero più produttivo perché lo dice l’amico del cugino del cugino.

Un altro frame è quello relativo agli immigrati: dei kattivoni kriminali ruba lavoro che non vogliono integrarsi per in conservatori (qualunque cosa “integrazione” voglia dire) o delle povere vittime dei razzisti nostrani per i progressisti. Anche qui si deve notare che il collettivo “immigrato” è estremamente eterogeneo per provenienza, lavoro e condizioni economiche. Tevez è un immigrato extracomunitario, ma se chiediamo a qualcuno l’identikit dell’extracomunitario medio avremo il ritratto del vu cumprà.

Il frame, quindi, è un fenomeno dal duplice aspetto:

_ una forma di comprensione dei fatti esterni filtrati dal sistema valoriale interno;

_ una scorciatoia euristica: non potendo tenere conto di tutti le variabili e di tutti i casi si giunge ad una conclusione non suffragata dagli elementi, ma che si integra alla perfezione col sistema valoriale di riferimento;

Sul piano pratico queste considerazioni ci portano a due conclusioni. La prima è che la politica non è la mera contrapposizione fra programmi differenti, ma la lotta per la definizione del frame. La seconda è che per convincere qualcuno di un’idea non è sufficiente mostrare i dati o evidenziare le illogicità dell’avversario. E la cosa non è limitata dalla sola politica come ogni buon scienziato potrebbe testimoniare.

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2 commenti su “Cosa sono i frame?

  1. Luca Alhazred
    16 giugno 2014

    Estremamente interessate! Pensavo già che ogni lotta ed idea politica, ad un esame attento, crollava come un castello di carte, ma con l’idea del frame è moooolto più semplice da capire 😀 😀

    • Charly
      16 giugno 2014

      I prossimi appuntamenti sono lo storytelling e la narrazione emotiva. Poi dimmi 😀

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 14 giugno 2014 da in Argumenti con tag , .
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