Charly's blog

Cos’è lo storytelling?

 Prendete la Bibbia: un’opera vecchia di più di duemila anni e il libro più stampato nella storia. Sfogliate le pagine e cosa trovate? Saggi, analisi, articoli scientifici, libretti delle istruzioni? No, assolutamente no. Troverete storie, storie a centinaia. Adesso guardatevi intorno: anche qui le storie “vengono fuori dalle fottute pareti” (cit.) e permeano ogni aspetto della nostra esistenza. Una storia presenta uno o più protagonisti caratterizzati, un ambiente, un incipit, un intermezzo, una conclusione. E un messaggio di fondo. Volete un esempio? Prendete la storia delle start up:

_ giovani più o meno nerd che partono con un’idea e zero contante;

_ mille difficoltà;

_ ma successo finale;

la storia è avvincente, si veda Steve Jobs o la Silicon Valley in generale, ma non è veritiera. Le start up non si limitano all’informatica, né lo startupper medio è un povero immigrato che cerca fortuna negli states. Sul piano economico, inoltre, le start up presentano un tasso di insuccesso allucinante: almeno tre su quattro nell’immediato. E si dimentica anche il ruolo della ricerca militare nel creare le tecnologie che poi sono state adottate dalla Silicon Valley. Quasi tutto quello che caratterizza lo smartphone sul piano tecnologico è figlio dei soldi dello Zio Sam e il nerd di turno ha solo assemblato il tutto.

Sia come sia, quando sentiamo una storia non andiamo a verificare i dettagli perché si entra nella modalità “sospensione incredulità”. Buone parte delle storie presentano illogicità o dei maccosa enormi, ma non ce ne curiamo. Le storie piacciono da millenni ed è il motivo per il quale sono esistite prima dei saggi o degli articoli scientifici e che tuttora godono del successo maggiore. Se ci fate attenzione, la struttura della storia delle start up è la stessa dell’american dream propalato dai film a stelle e strisce.

Proviamo, ora, ad applicare la cosa sul piano politico. Ecco a voi la più grande storia mai raccontata nella politica italiana. La discesa in campo del Silviosauro [1]:

L’Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare. Per poter compiere questa nuova scelta di vita, ho rassegnato oggi stesso le mie dimissioni da ogni carica sociale nel gruppo che ho fondato. Rinuncio dunque al mio ruolo di editore e di imprenditore per mettere la mia esperienza e tutto il mio impegno a disposizione di una battaglia in cui credo con assoluta convinzione e con la più grande fermezza. So quel che non voglio e, insieme con i molti italiani che mi hanno dato la loro fiducia in tutti questi anni, so anche quel che voglio. E ho anche la ragionevole speranza di riuscire a realizzarlo, in sincera e leale alleanza con tutte le forze liberali e democratiche che sentono il dovere civile di offrire al Paese una alternativa credibile al governo delle sinistre e dei comunisti. La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica. Mai come in questo momento l’Italia, che giustamente diffida di profeti e salvatori, ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, creative ed innovative, capaci di darle una mano, di far funzionare lo Stato. Il movimento referendario ha condotto alla scelta popolare di un nuovo sistema di elezione del Parlamento. Ma affinché il nuovo sistema funzioni, è indispensabile che al cartello delle sinistre si opponga, un polo delle libertà che sia capace di attrarre a sé il meglio di un Paese pulito, ragionevole, moderno. Di questo polo delle libertà dovranno far parte tutte le forze che si richiamano ai principi fondamentali delle democrazie occidentali, a partire da quel mondo cattolico che ha generosamente contribuito all’ultimo cinquantennio della nostra storia unitaria. L’importante è saper proporre anche ai cittadini italiani gli stessi obiettivi e gli stessi valori che hanno fin qui consentito lo sviluppo delle libertà in tutte le grandi democrazie occidentali. Quegli obiettivi e quei valori che invece non hanno mai trovato piena cittadinanza in nessuno dei Paesi governati dai vecchi apparati comunisti, per quanto riverniciati e riciclati. Né si vede come a questa regola elementare potrebbe fare eccezione proprio l’Italia. Gli orfani i e i nostalgici del comunismo, infatti, non sono soltanto impreparati al governo del Paese. Portano con sé anche un retaggio ideologico che stride e fa a pugni con le esigenze di una amministrazione pubblica che voglia essere liberale in politica e liberista in economia. Le nostre sinistre pretendono di essere cambiate. Dicono di essere diventate liberaldemocratiche. Ma non è vero. I loro uomini sono sempre gli stessi, la loro mentalità, la loro cultura, i loro più profondi convincimenti, i loro comportamenti sono rimasti gli stessi. Non credono nel mercato, non credono nell’iniziativa privata, non credono nel profitto, non credono nell’individuo. Non credono che il mondo possa migliorare attraverso l’apporto libero di tante persone tutte diverse l’una dall’altra. Non sono cambiati. Ascoltateli parlare, guardate i loro telegiornali pagati dallo Stato, leggete la loro stampa. Non credono più in niente. Vorrebbero trasformare il Paese in una piazza urlante, che grida, che inveisce, che condanna. Per questo siamo costretti a contrapporci a loro. Perché noi crediamo nell’individuo, nella famiglia, nell’impresa, nella competizione, nello sviluppo, nell’efficienza, nel mercato libero e nella solidarietà, figlia della giustizia e della libertà. Se ho deciso di scendere in campo con un nuovo movimento, e se ora chiedo di scendere in campo anche a voi, a tutti voi – ora, subito, prima che sia troppo tardi – è perché sogno, a occhi bene aperti, una società libera, di donne e di uomini, dove non ci sia la paura, dove al posto dell’invidia sociale e dell’odio di classe stiano la generosità, la dedizione, la solidarietà, l’amore per il lavoro, la tolleranza e il rispetto per la vita. I1 movimento politico che vi propongo si chiama, non a caso, Forza Italia. Ciò che vogliamo farne è una libera organizzazione di elettrici e di elettori di tipo totalmente nuovo: non l’ennesimo partito o l’ennesima fazione che nascono per dividere, ma una forza che nasce invece con l’obiettivo opposto; quello di unire, per dare finalmente all’Italia una maggioranza e un governo all’altezza delle esigenze più profondamente sentite dalla gente comune. Ciò che vogliamo offrire agli italiani è una forza politica fatta di uomini totalmente nuovi. Ciò che vogliamo offrire alla nazione è un programma di governo fatto solo di impegni concreti e comprensibili. Noi vogliamo rinnovare la società italiana, noi vogliamo dare sostegno e fiducia a chi crea occupazione e benessere, noi vogliamo accettare e vincere le grandi sfide produttive e tecnologiche dell’Europa e del mondo moderno. Noi vogliamo offrire spazio a chiunque ha voglia di fare e di costruire il proprio futuro, al Nord come al Sud vogliamo un governo e una maggioranza parlamentare che sappiano dare adeguata dignità al nucleo originario di ogni società, alla famiglia, che sappiano rispettare ogni fede e che suscitino ragionevoli speranze per chi è più debole, per chi cerca lavoro, per chi ha bisogno di cure, per chi, dopo una vita operosa, ha diritto di vivere in serenità. Un governo e una maggioranza che portino più attenzione e rispetto all’ambiente, che sappiano opporsi con la massima determinazione alla criminalità, alla corruzione, alla droga. Che sappiano garantire ai cittadini più sicurezza, più ordine e più efficienza. La storia d’Italia è ad una svolta. Da imprenditore, da cittadino e ora da cittadino che scende in campo, senza nessuna timidezza ma con la determinazione e la serenità che la vita mi ha insegnato, vi dico che è possibile farla finita con una politica di chiacchiere incomprensibili, di stupide baruffe e di politica senza mestiere. Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di un’Italia più giusta, più generosa verso chi ha bisogno più prospera e serena più moderna ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo. Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano

Una splendida narrazione, non trovate? Il Silviosauro si presenta non come un politico di professione, ma come un imprenditore che è chiamato alla discesa in campo dalla dissoluzione della Prima Repubblica. L’obiettivo è nobile: un nuovo miracolo italiano, la lotta alla corruzione, alla criminalità, alla droga. I nemici sono noti: i vecchi partiti ex comunisti, i professionisti delle chiacchiere. Il tutto senza rompere il quotidiano degli italiani: la famiglia, l’assistenza dei più deboli, la tutela dell’ambiente, la sicurezza.

In questo discorso si possono già trovare i frame tipicamente berlusconiani:

_ il frame dell’homo oeconomicus;

_ il frame del professionista della politica;

Al primo spetta il titolo di uomo del fare, sereno e capace, in grado di collaborare con altre persone. Al secondo rimangono solo le briciole: falliti della storia, inconcludenti, pagati con le tasse dell’altro, dediti ad aizzare le piazze. Sappiamo chi è nonno Silvio, cosa vuole, in cosa crede. Il suo statu da imprenditore, inoltre, gli conferisce credibilità e un’aurea di novità.

Non si deve dimenticare che lo storytelling non è mai uno strumento neutro di racconto e non si limita a narrare il passato in modo freddo e asettico. Raccoglie, invece, in un unico quadro frammenti fra loro differenti (e magari del tutto slegati) disegnando i comportamenti, orientando i flussi delle emozioni. Il Silviosauro ci racconta chi è, cosa vuole e nel farlo tira su i frames a lui consoni causando emozioni nelle persone in modo tale da rafforzare la propria posizione.

A sinistra, invece, è difficile trovare anche una sola traccia di queste tecniche. I Prodi,  i Bersani, i Rutelli, i Veltroni: chi sono, cosa vogliono? Non si sa bene. Sono professionisti della politica che non hanno mai fatto altro nella vita. Spesso e volentieri, per di più, i programmi politici presentano parecchie somiglianze eliminando una possibile differenziazione e arrivano persino ad utilizzare gli stessi frames dell’altra parte politica. Con Renzi le cose cambiano, ma anche qui possiamo notare delle somiglianze con nonno Silvio. Anche il rottamatore si schiera contro i professionisti della politica e la politica delle chiacchiere, perseguendo il faaaaare. Sul piano politico, però, ritroviamo gli stessi frames e le stesse politiche (tasse, burocrazia, mercato del lavoro) mentre manca del tutto l’analisi sul lato delle imprese (qual è il rapporto della flessibilità con la produttività? Perché le imprese investono così poco nella R&S?). C’è solo una differenza: essendo a sua volta un professionista della politica Renzi non ha potuto farsi passare come un imprenditore. Ha risolto la cosa buttandola sul generazionale e presentandosi come il nuovo che avanza. I vecchi della politica hanno fallito non per via di una questione ideologica, ma per i risultati deludenti ottenuti nel governo del paese. Per il resto Renzi è di fatto un nonno Silvio più giovane di 40 anni (e il piddino medio si sta comportando come il forzista medio del 2001) [2].

Lo storytelling e il framing si muovono assieme, ma manca ancora un elemento per finire il quadro: le emozioni. Ma di questo ce ne occuperemo la prossima volta.

[1] Cfr. http://www.cini92.altervista.org/discorsoberlusconi.html.

[2] Da notare che la storia di Renzi sembra quella di un film: partenza umile (parte da Firenze), mille difficoltà (il partito, la sconfitta delle primarie), la vittoria. Peccato per lui che il film non sia ancora finito.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 giugno 2014 da in Argumenti con tag , .
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