Charly's blog

Narrazione politica n°1. L’attacco alla PA/il dipendente pubblico

Ricordo a tutti che la narrazione politica è il mezzo con il quale si mette ordine dando un senso a tutta una serie di fatti e/o eventi in modo tale da costituire o attivare frames. Il tutto condito da una quantità abbondante di emotività sia essa negativa o positiva. Oggi ci dedichiamo alla narrazione politica dedicata al settore pubblico con particolare riferimento ai lavoratori della PA.

L’analisi in sé è semplice:

_ la PA è inefficace;

_ i dipendenti pubblici, tutti in ufficio, non fanno nulla e sono mantenuti dalle nostre tasse;

_ mentre noi lavoriamo e siamo poveri:

L’emotività è palese, la rabbia contro le ingiustizie, mentre il frame primario può essere definito come “frame della Regina di Francia e dei servi della gleba”. Qualcuno gozzoviglia, altri si spaccano la schiena. Un paio di testimonianze [1]:

E’ ora di introdurre nel settore pubblico le stesse regole del settore privato, abolendo gli scatti di anzianità e abolendo i concorsi, utilizzando lo strumento del colloquio come avviene nelle aziende private. Inoltre, è dimostrato che, pur avendo numericamente la stessa percentuale di parassiti pubblici rispetto alla popolazione della stragrande maggioranza dei Paesi europei, è provato che per svolgere il lavoro di un impiegato tedesco o uno inglese ce ne vogliono due italiani, anche se spesso nelle zone di assenteismo cronico che ne vogliono 10-20! Propongo l’articolo 18 ai dipendenti pubblici, inoppugnibilità di fronte al giudice se il licenziamento è stato dettato da assenteismo cronico o reati commessi contro lo stato, oltre a un taglio del 30% dei dipendenti, partendo dai PARASSITI (e sono la maggioranza), e il dimezzamento dei dirigenti, che devono diventare responsabili penalmente di ciò che fanno nelle loro funzioni ma non sono responsabili del licenziamento del dipendente, altrimenti se un dirigente licenzia un sottoposto e sa che potrebbe finire in Tribunale non lo licenzierebbe mai!

E [2]:

La sfera pubblica è sicuramente ricca di parassiti, ed anche chi fa il suo impiego pubblico onestamente rimane sempre un parassita, perchè viene pagato con soldi tolti dalle tasche dei contribuenti/schiavi con la costrizione. Da quando la classe imprenditoriale è parassita? Parlo dei milioni di imprenditori e liberi professionisti dissanguati dallo Stato e dai soi scagnozzi. Parassita= essere che vive grazie alla vita degli altri.
Dipendente Pubblico= viene pagato con i soldi derubati alla classe produttiva.

Senza dimenticare chi la butta sulla politica [3]:

Un blocco sociale composto da : Politici, politicanti, dipendenti pubblici e vecchi, fanno riferimento ad un partito, il PD, SI STANNO MANGIANDO TUTTO IL PAESE, per loro non è necessario cambiare, perchè va bene così, non hanno minimamente sentito la crisi, sono gli altri a pagare, tutti quelli che lavorano a vario titolo nel privato.

Quindi tassano al 70% e se ne fregano se le aziende falliscono, basta alzare ancora le tasse.

Questi parassiti solo il 41% del 55% degli italiani ….. vale a dire gli elettori del PD

 Come si è costruita questa narrazione? Tramite due modalità:

_ elevando il locale a nazionale;

_ creando un’immagine distorta;

Con la prima tecnica si prende un caso di devianza locale presentandolo come un elemento di normalità nazionale. Un tizio non lavora? Visto? Nella PA non lavora nessuno. Ovviamente è un’idiozia, su 3 milioni di dipendenti pubblici è normale che ci sia qualche mela marcia e basta farla fuori. Altrimenti si dovrebbe concludere che siccome fra i privati c’è qualche fancazzista allora nel privato nessuno lavora.

Con la seconda tecnica si alterano alcuni dettagli in modo da cambiare il quadro. Nella PA ci sono i lavoratori in ufficio ma non sono affatto la maggioranza. Al di là del fatto che il lavoro dei colletti bianchi è tanto importante quanto quello dei colletti blu.

Il combinato disposto di queste tecniche è l’idea che l’Italia sia piena di dipendenti pubblici, ultra pagati e nullafacenti. Senza dimenticare che tutti lavorano in ufficio e che sono fortemente in sovrannumero. Peccato che basti guardare i dati per scoprire una realtà ben diversa. Ecco l’incidenza del pubblico impiego sul totale della forza lavoro:

Norvegia 29,3%
Danimarca 28,7%
Svezia 26,2%
Finlandia 22,9%
Francia 21,9%
Regno Unito 17,4%
Canada 16,5%
Media OCSE 15%
USA 14,6%
Italia 14,3%

E meno male che in Italia ci sono troppi dipendenti pubblici. Il numero complessivo dei dipendenti pubblici:

2007 2008 2009 2010 2011 2012
3.492.271 3.436.814 3.376.211 3.315.338 3.283.590 3.238.474

Fra il 2007 al 2012 il numero è calato del 5,6%. Disaggreghiamo i dati con tanto di variazione percentuale fra il 2007 e il 2012:

Scuola 1.013.327 -10,9%
Università 105.571 -9,4%
Artistico musicale 9.174 11,6%
Vigili del fuoco 31.732 0,6%
Forze dell’ordine 320.404 -3,9%
Forze armate 187.324 -2,3%
Sanità 673.335 -1,3%

Sommando il tutto superiamo i 2,3 milioni. Per il rimanente la parte del leone è appannaggio degli enti locali e delle regioni (490.115), mentre le briciole sono della magistratura (10.308), della carriera diplomatica (923), di quella penitenziaria (370) e di quella prefettizia (1.315). Senza dimenticare gli enti pubblici non economici (48.634), gli enti di ricerca (20.861), le agenzie fiscali (53.412), le ragioni a statuto speciale (93.398) più residui vari. La scuola, la sanità e l’università prendono il 54% dei dipendenti pubblici, mente la scuola e l’università da sole raggiungono quasi il 33%. Il totale di questi dati dovrebbe far riflettere quanti sono soliti abbaiare sui robusti tagli al settore pubblico. Anche abolendo questo o quell’ente il personale non viene influenzato più di tanto dato che contano le funzioni esercitate dai suddetti enti. Le province si occupano di determinate funzioni che rimarrebbero anche dopo la loro eventuale abolizione e la storia finirebbe con il semplice spostamento dei dipendenti ai comuni o alle regioni. Anche eliminando le assunzioni clientelari, di fatto molti altri enti sono terribilmente sotto organico. Levi con una mano, metti con un’altra.

Se si considera il personale stabile il numero cala a 3.036.712 con una riduzione nel periodo 2007/2012 pari al 2,8%. Peggio è andata ai precari che sono passati da 304.127 unità a 201.762, con una riduzione percentuale del 33,7%.

E i costi? Il picco è stato raggiunto nel 2009 con 169 miliardi di euro, il valore era di quasi 158 nel 2007, per poi calare fino ai 160 miliardi del 2012. Ecco come sono distribuiti:

Sanità 40.131
Scuola 40.020
Polizia 17.106
Forze armate 9.698
Università 6.795
Magistratura 2.078
Vigili del fuoco 1.661

Ed ecco a voi 117 miliardi di euro. Per i rimanenti 43 miliardi, le regioni e gli enti locali si pappano 21 miliardi a cui si devono aggiungere gli altri 5 delle regioni a statuto speciali. Il resto si distribuisce fra le voci restanti.

Ma perché si ricorre a questa narrazione? Lo scopo primario è quello di delegittimare il pubblico in modo da far passare le privatizzazioni. Per un capitalista il pubblico è puro orrore perché viene finanziato con le sue tasse e lo priva di una sicura fonte di profitto. È più facile non spendere soli nell’immobiliare piuttosto che mettere in primo piano una villetta rispetto allo stato di salute. La salute, l’istruzione e la sicurezza sono beni essenziali il cui unico limite è il reddito della persona, una villetta con piscina no. Un metodo alternativo è l’attacco alla tassazione: non si attacca il pubblico in quanto tale, me se ne esaurisce la fonte. Senza mezzi l’attività ne risentirà così tanto da poter iniziare la fase due del programma con l’attacco diretto. Un conto è combattere un settore pubblico in piena salute, un altro indebolirlo per poi sfruttarne la debolezza.

La narrazione è così forte che non è sufficiente mostrare i dati perché l’indignato di turno comincerà a sbrodolare su i dipendenti della PA straniere o sulla produttività. Per carità, ognuno può avere l’opinione che vuole ma mi aspetto un po’ di coerenza. Al capitan livore di turno consiglio, nel caso in cui dovesse avere un ladro in casa, di non chiamare più quei fannulloni della PA. C’è pur sempre Batman.

[1] Cfr. http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2013/05/nome-scientifico-parassiti-dello-stato-nome-comune-dipendenti-pubblici-ora-basta.html.

[2]Cfr. https://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20130703073904AARFnoU.

[3]Cfr. http://www.wallstreetitalia.com/comment/331276/i-parassiti-hanno-vinto.aspx.

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2 commenti su “Narrazione politica n°1. L’attacco alla PA/il dipendente pubblico

  1. Connacht
    23 giugno 2014

    Ti risponderebbe che non gli serve Batman, fra vigilantes adeguatamente stipendiati dal privato, porto d’armi e quant’altro può adeguatamente difendere la sua proprietà.

    • Charly
      23 giugno 2014

      Al che io risponderei con due parole: Giovanni Acuto e Foibe di Cesena. No, ‘spe, sono quattro.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 giugno 2014 da in politica con tag , .
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