Charly's blog

The Age of Renzie: la riforma costituzionale anno domini 2014.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una pletora di riforme costituzionali: da quella disastrosa del Titolo V targata centrosinistra a quell’abominio targato centrodestra del 2006, senza dimenticarsi la Bicamerale del chimerico D’Alemoni. Nel primo caso la riforma ha causato una confusione tale fra gli enti locali e lo Stato da inficiare l’intera attività amministrativa; nel secondo caso l’elettorato ha bocciato il tutto tramite referendum.

Adesso è il turno del rottamatore del faaare di Firenze. La riforma deve ancora iniziare il suo iter parlamentare, ma si possono già trarre alcune indicazioni di massima analizzando la proposta del Governo [1].

Che cos’è

L’idea governativa è quella di superare il bicameralismo perfetto trasformando il Senato in un Senato delle Autonomie (art.55):

Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato delle Autonomie. […] La Camera dei deputati è titolare del rapporto di fiducia con il Governo ed esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell’operato del Governo. Il Senato delle Autonomie rappresenta le Istituzioni territoriali. Concorre, secondo modalità stabilite dalla Costituzione, alla funzione legislativa ed esercita la funzione di raccordo tra lo Stato e le Regioni, le Città metropolitane e i Comuni.

La Camera conserva il potere di dare la fiducia al Governo nonché il ruolo di indirizzo politico. Il Senato, invece, rappresenta gli enti locali quali i Comuni, le Città metropolitane e le Regioni (le Province vengono soppresse). Se si considera la composizione il nuovo Senato è composto dai Presidenti delle Giunte Regionali, delle Province Autonome di Trento e Bolzano, dai Sindaci capoluogo di Regione (e Provincia autonoma), da due membri eletti da ogni Consiglio Regionale e da due Sindaci eletti dai sindaci della Regione (art.57):

Il Senato delle Autonomie è composto dai Presidenti delle Giunte regionali, dai Presidenti delle Province autonome di Trento e di Bolzano, dai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione e di Provincia autonoma, nonché, per ciascuna Regione, da due membri eletti, con voto limitato, dal Consiglio regionale trai propri componenti e da due sindaci eletti, con voto limitato, da un collegio elettorale costituito dai sindaci della Regione.

La durata del mandato coincide con quella della carica nell’ente locale. A questi senatori, 127, se ne aggiungono altri 21 eletti dal Presidente della Repubblica con gli stessi criteri dei senatori a vita, ma per un tempo limitato a sette anni. Gli antikasta di professione saranno contenti per la riduzione del numero dei Senatori, ma si dimenticano di notare che il nuovo Senato non è eletto dalla cittadinanza ma da e fra gli eletti stessi. Un’altra problematica è il possibile squilibrio fra i risultati elettorali delle politiche e di quelle delle amministrative. Si potrebbe creare un Senato totalmente squilibrato verso un versante a totale detrimento dell’altro.

Che cosa fa

Il nuovo Senato perde il potere di accordare la fiducia all’esecutivo e si limita ad essere la rappresentanza degli enti locali. I disegni di leggi non attinenti agli enti locali vengono approvati dalla Camera per poi venire trasmessi al Senato che può analizzare e proporre delle modifiche al testo. La Camera entro venti giorni si pronuncia in via definitiva riducendo il Senato, in pratica, ad un ente consultorio e nulla più (art.70):

La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali. Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati. Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato delle Autonomie che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato delle Autonomie può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati, entro i successivi venti giorni, si pronuncia in via definitiva.

La suddivisione dei compiti fra la Camera e il Senato richiede anche una netta ripartizione delle competenze modificando l’articolo 117. In realtà le modifiche sono minime e continua a sfuggirmi la ratio nella suddivisione dei compiti. Questa incertezza potrebbe far sì che il Senato si riduca ad una sorta di un sindacato delle autonomie e degli enti locali con la solita disastrosa attività amministrativa e legislativa.

Varie

Sul piano tributario gli enti locali compartecipano al flusso del gettito dei tributi (art.119):

I Comuni, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri e dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio, in armonia con la Costituzione e secondo quanto disposto dalla legge dello Stato ai fini del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

Le risorse derivanti devono finanziare in toto l’attività degli enti locali. Cambia leggermente anche il meccanismo di selezione della Corte Costituzionale dato che tre giudici sono eletti dalla Camera e due dal Senato (art. 135).

Complessivamente questa riforma è sotto molti aspetti meno incisiva di quanto si possa pensare, mentre per altri elementi i cambiamenti sono quantomeno dubbi. Vediamo come si evolverà nell’iter parlamentare.

[1] Cfr. http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/ddl_revisione_costituzionale/DDL_costituzionale_31%20marzo_2014.pdf.

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Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 29 giugno 2014 da in politica con tag .
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