Charly's blog

Ipse dixit: Renzi e la UE.

Negli ultimi giorni il rottamatore di Firenze ha tentato anche di rottamare questo o quell’elemento della UE nonché di rottamare questo o quell’elemento dei trattati europei. Non chiedetemi una maggiore precisione dato che non ho ben capito, insieme a tanti altri, che cosa Renzi voglia o non voglia. Ma vediamo che cosa ha detto [1]:

Se oggi l’Europa facesse un selfie che immagine verrebbe fuori? Il volto della stanchezza, in alcuni casi della rassegnazione. L’Europa mostrerebbe il volto della noia. Eppure fuori di qui il mondo corre a una velocità straordinaria

Già, la noia. Ma guardate qui:

Rappresento un paese fondatore  noi italiani siamo tra quelli che danno di più di ciò che prendono. L’Italia viene qui a dire che per prima ha voglia di cambiare e lo dice con il coraggio e l’orgoglio di rappresentare l’Europa. Noi vogliamo rispettare le regole, c’è la stabilità ma c’è anche la crescita. Senza crescita non c’è futuro. Non chiediamo un giudizio sul passato, ci interessa cominciare il futuro. Noi siamo una comunità, non un’espressione geografica.

Questo passaggio è indicativo perché è composto da frasi brevissime e parzialmente slegate fra loro se si considera il contenuto: parte con la posizione di creditore dell’Italia (immagino che la cosa sia riferita ai fondi europei [2]), per poi saltare alle regole europee e concludere con il fatto che l’Italia è una comunità (Metternich? Ciupa!). Non che ci sia maggiore chiarezza in seguito:

L’Italia non vuole “chiedere scorciatoie”, chiarisce Renzi, ma “offre la sua disponibilità a fare la propria parte”. C’è una generazione nuova per il premier ben rappresentata dalla figura di Telemaco, il figlio di Ulisse: “Oggi in Europa c’è una generazione nuova che ha il dovere di riscoprirsi Telemaco, di meritare l’eredità” dei padri dell’Europa. “Io non ero nemmeno maggiorenne quando c’è stata Maastricht. Noi non vediamo il frutto dei nostri padri come un dono dato per sempre, ma una conquista da rinnovare ogni giorno” sapendo “che non è semplicemente nella moneta che abbiamo in tasca il nostro destino: è nell’avere il diritto di chiamarsi eredi, di assicurare un futuro a questa tradizione. Lo dobbiamo – conclude Renzi – a chi è morto nel corso dei secoli perché l’Europa non fosse solo un’espressione geografica, ma un’espressione dell’anima”.

Ricapitolando: l’Italia vuole cambiare le regole? Boh. Ci vuole la crescita, ma allora le regole attuali non la consentono? Boh. In compenso è lodevole  che Renzi abbia ricordato che per i tedeschi le regole non valgono mai (il deficit nel 2003, il debito pubblico sopra il 60% e il surplus commerciale).

Sia come sia, sembra che nel campo piddino ci sia l’unanimità di giudizio (negativo) sulle regole europee quali il Fiscal Compact. Non dovrebbero, però, dimenticarsi la modifica dell’articolo 81 della Costituzione  votata da quasi tutti nel 2012, PD compreso [3]:

Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.

Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.

Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.

Si può criticare il Fiscal Compact quanto si vuole, ma lo stesso dettato costituzionale pone dei limiti da rispettare. All’italiana, ovviamente: la cosa furbetta è che la frase “delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico” comporta un margine di manovra abnorme. In pratica da come è formulato l’articolo si può fare un po’ come si vuole, ma rimane il fatto che la modifica dell’articolo venne presentata ai suoi tempi come necessaria per dare un segno di serietà ai mercati. Strana la vita, non trovate? A distanza di due anni sembra che la cosa non sia più necessaria. Renzi, allora, dovrebbe fare un po’ di chiarezza sulla cosa: vuole più deficit? Un piano di rientro dal debito più favorevole? E che ci dice dell’articolo 81?

[1] Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2014/07/02/news/europarlamento_il_giorno_del_debutto_di_renzi-90491602/.

[2] La cosa, in realtà, è ovvia: i fondi vanno a chi ha più bisogno, i paesi più poveri.

[3] Cfr. https://www.senato.it/1025?sezione=127&articolo_numero_articolo=81.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 luglio 2014 da in politica con tag , .
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