Charly's blog

Ipse dixit: Renzi, il mediano del faare.

Ammetto che non ho una grande simpatia per Renzi cosi come non avevo una gran simpatia per il Silviosauro. Che sia la variante toscana o quella brianzola, poco cambia, dato che sono delle varianti dello stesso ceppo antropologico: il televenditore. Ma essendo l’esperienza governativa del rottamatore del faaare ancora agli albori, non si può emettere un giudizio sull’operato di Governo. Certo che certe idee del nostro sono quantomeno dubbie, come ben testimonia questa intervista rilasciata al Corriere [1]:

Calcisticamente parlando, qualcuno pensa che io sia un fantasista, cioè quello che inventa il colpo a sorpresa, o il portiere fortunato, che para i rigori perché provoca l’avversario. Non hanno capito che, dal punto di vista amministrativo, io sono un mediano (o in termini non calcistici, accessibili anche a chi non si interessa di pallone, un mulo), che su tutti i palloni si mette lì e “butubum-butubum” studia le carte. Ma è meglio che non lo abbiano compreso: così arrivo a fari spenti lì dove voglio arrivare, con buona pace di tutti i commentatori e dei professionisti della gufata.

Dannato Silviosauro, non ci libereremo più delle metafore calcistiche. È apprezzabile, almeno, che Renzi si consideri un umile mediano e non un Maradona. Certo, sullo studio delle carte ci sarebbe qualcosa da ridire:

Le banche non hanno più alibi. Patuelli (presidente dell’Associazione bancaria italiana ndr ) che fa la lezioncina all’annuale assemblea dell’Abi non si può sentire. Ho molto apprezzato la reazione pacata ma tosta di Padoan. Le banche adesso sono piene di liquidità. Diano i soldi alle aziende, invece che lamentarsi. Con l’operazione Draghi non hanno più ragione di lamentarsi, né di mettere in sofferenza i piccoli artigiani, gli imprenditori del Nordest, le partite Iva. Navigano nei soldi, li spendano, grazie.

Le banche con i prestiti ci guadagnano e se hanno chiuso i cordoni della borsa è perché hanno bilanci da risanare, mica per congenita cattiveria. Sempre a proposito delle banche:

Ogni giorno ci sono istituti che sfornano montagne di dati e ognuno legge quelli che vuole. Qualcuno poi si è accorto che nell’ultimo mese c’è stato un aumento di oltre 50 mila posti di lavoro? No, perché, com’è naturale, fa notizia l’albero che cade e non la foresta che cresce. L’Italia è molto più forte di come si racconta in sede internazionale: ha un alto debito pubblico, è vero. Ma ha ricchezza privata e se rimette finalmente a posto il fisco, la burocrazia e la giustizia ce la può fare. Il problema, però, è che la ripresa europea è fragile. Molto fragile. Più del previsto. Il problema è che la produzione industriale non segna negativo solo in Italia ma in quasi tutta Europa, a cominciare dalla Germania.

Ah, la ricchezza privata. Ma in termini pratici la cosa vuol dire che lo Stato potrebbe utilizzare questa ricchezza privata per coprire il debito pubblico: patrimoniale, obbligo patriottico di sottoscrivere titoli di Stato o quant’altro. Certo, messa così la cosa è un tantinello meno affascinante.

No. Non mi preoccupano gli investitori internazionali. Al massimo, possono preoccuparmi i frenatori italiani. Ma sono convinto che li stiamo sconfiggendo ogni giorno di più. Tre anni fa, i mercati segnalarono un “problema Italia” in Europa. Adesso c’è un problema Europa nel mondo. Certo, alcuni analisti continuano a dire che noi non ce la faremo. Ma mi piace pensare agli esperti di alcune banche che dieci anni fa dicevano che l’Italia sarebbe fallita. In questi dieci anni sono fallite le banche e nessuno ce l’aveva annunciato. L’Italia, invece, è sempre qui.

Un momento. Le banche non sono un granché fallite dato che gli Stati sono dovuti intervenire facendo esplodere i debiti pubblici (Spagna e Irlanda in testa). Quanto al problema Europa si riconosce il fatto che la Crisi finanziaria è finita (per ora) e quella attuale è quella della UE? Ni:

Se noi vogliamo avere la forza di mutare il modello di politica economica della Ue, basato tanto sul rigore, e poco sulla crescita, dobbiamo dimostrare di essere capaci di cambiare prima il nostro Paese. Ecco perché attribuisco grande importanza alla riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione, perché simbolicamente significa che la classe politica non ha paura di cambiare se stessa. E questo le dà l’autorevolezza di dire, in Italia, che si possono abbassare i tetti degli stipendi dei manager pubblici e dei magistrati, per fare un esempio, e di spiegare in Europa che è ora di cambiare verso […] in questa settimana noi abbiamo lavorato su agenda digitale, riforma della pubblica amministrazione, servizio civile universale, riforma della giustizia.

Allora, tirando le somme siamo di fronte a un problema europeo, ma la soluzione è l’agenda delle riforme in Italia. Eh?

Se noi vogliamo avere la forza di mutare il modello di politica economica della Ue, basato tanto sul rigore, e poco sulla crescita, dobbiamo dimostrare di essere capaci di cambiare prima il nostro Paese. Ecco perché attribuisco grande importanza alla riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione, perché simbolicamente significa che la classe politica non ha paura di cambiare se stessa. E questo le dà l’autorevolezza di dire, in Italia, che si possono abbassare i tetti degli stipendi dei manager pubblici e dei magistrati, per fare un esempio, e di spiegare in Europa che è ora di cambiare verso.

Quale sia il nesso fra lo stipendio di un magistrato e la Crisi della UE, francamente mi sfugge. Si vede che sono fra quelli che gufano. Chissà come si vive in un paese dove la politica è grigia, sobria e condotta da tizi anonimi.

[1] Cfr. http://www.corriere.it/politica/14_luglio_13/renzi-mia-agenda-mille-giorni-italia-commissariata-non-esiste-e8f588be-0a53-11e4-b9f9-15449e4acf0d.shtml.

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Questa voce è stata pubblicata il 13 luglio 2014 da in politica con tag , .
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