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Renzi politik: la narrativa del faaare

Abbiamo già avuto modo di vedere la forza congiunta del framing, della narrazione emotiva e dello storytelling. Il combinato disposto di queste tecniche permettono di narrare tanto un piccolo fatto quanto una serie di fatti ben più grandi e complessi. Nel caso odierno, vedremo come si può costruire un’intera narrazione relativa ad un premier e alla politica di Governo.

Oggi analizziamo la narrazione politica generale adottata dall’attuale esecutivo in carica. Renzi in sé non è né originale né tantomeno innovativo e si è ben meritata la satira di Crozza. Il comico descrive il politico come un avatar del nulla, privo di contenuti e pieno di giochini di parole. In effetti, a prima vista, Renzi può dare questa impressione ma in realtà il nostro eroe presenta dei contenuti. Pochi e confusi, ma sono presenti.

 Scavando sotto sotto nelle retorica renziana, al netto di certe sparate giornalistiche inneggianti alle presunte innovazioni renziane, ritroviamo la stessa solfa da homo oeconomicus già adottata e abusata dal Silviosauro: bisogna faaare, bisogna decidere, riformare in primis per il business. Renzi non fa che parlare di PIL e imprese, dimenticando le tematiche sociali. E chi ha qualcosa da ridire sulla questione diventa di fatto un conservatore o un arnese della vecchia politica o, se gli va male, un comunista e/o un fascista (il noto fasciocomunista). Senza dimenticare la nota categoria politica dei gufi [1]:

Abbiamo smentito gufi e rosiconi, sono felice, avremo un’Italia più semplice, andiamo avanti come treni.

Da lì il fiorire di rottamazioni, rinnovamenti e un gran parlare di fare, delle riforme.

Sul piano tecnico il giochino è mirabile. Ponendo l’accento sull’atto in sé si evita di focalizzare l’attenzione sul contenuto conseguendo il duplice intento di non svelare i dettagli (potenzialmente pericolosi) e di convogliare l’attenzione del pubblico su di sé e non sul cosa. Sappiamo che Renzi vuole riformare e fare, ma non si sa di preciso come intenda fare la cosa. Il dinamismo renziano è volto a costruire il frame dell’uomo d’azione e decisionista in grado di prendersi le responsabilità di far fronte alla situazione del paese. Sul piano emotivo il supporto della popolazione è vigoroso per via della diffusa convinzione che si possa e si debba fare qualcosa per raddrizzare la nave i cui problemi vengono attribuiti in toto alla mala politica degli ultimi due decenni. Il cosa non importa, basta il fare.

Ovviamente una simile retorica presenta non poche problematiche. Tanto per partire il ridurre a disfattismo, pardon, a gufaggine ogni critica è di fatto un metodo per escludere dal gioco la democrazia. In un contesto liberale la libertà di espressione non è tanto un valore in sé, ma uno strumento per il miglioramento proprio o altrui: se ho ragione io il prossimo potrà correggersi, se ha ragione lui sarò io a correggermi. Ma se ogni opinione dissenziente è tacciata di disfattismo il giochino si incrina in tempo zero.

 Poi non si deve dimenticare che saremo pure nell’epoca di media e degli eventi, ma se non si parla del come delle riforme non si cambia nulla ma proprio nulla nel paese. E qui risiede il limite di Renzi: all’annuncio del fare deve corrispondere un fare effettivo. Se così non avviene si perde rapidamente di credibilità esattamente com’è successo per nonno Silvio. Com’è che si dice? Che la storia non si ripete mai, la prima volta è una tragedia, la seconda una farsa?

[1] Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2014/04/18/news/renzi_irpef_80_euro_reazioni_forza_italia_m5s-83954624/.

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3 commenti su “Renzi politik: la narrativa del faaare

  1. Urania
    31 luglio 2014

    WordPress sta proprio deludendo.. Le posto qui il commento che intendevo fare all’ articolo ” chiudere il classico per salvare l’ umanesimo”, che ho trovato su fb.. Ma Renzi cade a fagiolo.. sa? Sa, noi classicisti siamo disfunzionali, ma ormai maneggiamo i mezzi tecnologici.. Io guardi ,che ho una formazione nella filologia classica e nell’ antropologia culturale, mi pongo delle semplici domande riguardo a certe posizioni:

    1- Come mai io, che ho una formazione umanistica, non vengo a fare certi proclami in campi del sapere dove farei la figura dell’ imbecille, se aprissi bocca?
    da cui deriva il corollario:
    Perché tutti vogliono occuparsi DEL CLASSICO E NON SANNO COS’è..?
    Sarà che ho imparato che ” di ciò di cui non si deve parlare si deve tacere”?

    2- Non è che Lei parteggia per quella risibile innovazione che si chiama Liceo Europeo?
    Le posso dire, con la mia esperienza di giovane e molto precaria insegnante, che questo tipo di super-scuola va molto migliorata.. Come certo vanno migliorati molti licei.

    3 – Con la mia esperienza di essere umano posso invece affermare senza tema di smentita che Lei non ha fatto un buon Liceo, si è annoiato, è stato torturato su nomi, date, declinazioni..
    E SFORTUNATAMENTE NON HA CAPITO A COSA SERVONO LE LINGUE ANTICHE E LA FILOSOFIA.
    A qualcuno è andata meglio, Sig. manager.. o forse peggio.. Non credo che nessun mestiere mi piaccia più dell’insegnamento; sono fermamente convinta del valore formativo della cultura classica e non sono una vecchia settantenne baciapile.. Quando traduco o insegno ai miei allievi INSEGNO LORO A RAGIONARE- LA MATEMATICA E’ MOLTO Più ASTRATTA – a ricavare ciò che è importante in un discorso, a pensare..

    4- Si ricordi, signore dei grafici . La scuola va riformata.. e chi la fa la scuola? gli insegnanti. E per farla migliore servono bravi insegnanti e dirigenti. Vogliamo introdurre più matematica \ lingue al classico e greco allo scientifico? Esistono anche corsi sperimentali.. ma Lei non lo sa, chiaramente.
    Se mi trovassi in un contesto scientifico \ tecnico potrei variare il taglio delle lezioni, ma i concetti sarebbero gli stessi.
    Dunque auspichiamo ministri migliori e un percorso equo per noi umanisti.. di certo più che beffati dai vari SSis, graduatorie, etc

    5- Tanta acrimonia mi dà da pensare.. a brutti ricordi.. Io invece non temo il diverso.
    Anzi se vuole riprendere le lingue antiche, mi contatti. ;).. sempre che non abbia attività più remunerative per le mani.

    • Charly
      31 luglio 2014

      Brevemente:

      1) Non per essere cattivi, ma la figuraccia l’ha appena fatta per via delle “argomentazioni” adottate (si veda il punto 3). E, più in generale, i letterati, pardon lettevati, di puttanate ne dicono in quantità industriali come dimostrano le sciocchezze sulla “crisi dei valori” o meglio ancora sul rapporto fra l’etica e la religione. Sarò io ad essere fissato sui grafici… (che in realtà cerco di non usare perché su WordPress vengono male, da lì la preferenza per le tabelle).
      2) Del Liceo Europeo nulla so e nulla mi interessa. Il mio è un discorso generale.
      3) Io manager? Buahbuahbuah! Per carità (warning, spoiler: il commento dimostra l’esistenza del frame “squola=lettevatuva, chi critica vuole renderla una succursale di Confindustria”). Al di là del questo abbiamo la tipica argomentazione dell’umanista furioso:
      _ Ti lamenti? Sei tu che non sei capace di usare lo strumento glorioso dell’umanesimo. Certo, il mio problema è l’Area Monetaria Ottimale e la soluzione è Petrarca. Ovvio, no? Dite di no? Ecco, vi siete annoiati a scuola! Prendere in esame l’ipotesi che la scuola italiana è medievale e che, per usare un francesismo, fa allegramente cagare il cazzo no, eh?
      _ Le lingue antiche insegnano a pensare! Ah sì? Questo è uno slogan e sarebbe gradito dimostrare e argomentare.
      _ Io insegno a ragionare! Ah, le altre discipline no? Bella lì, siamo una razza inferiore. Solo una curiosità; visto che ‘sta spazzatura ce la siamo sorbita tutti, chi più chi meno, com’è che l’italiano medio presenta forti carenze argomentative e cognitive? Specie nelle coorti d’età più anziane, quelle che “noi sì che studiavamo e la nostra licenza media vale come la laurea di oggi!”. Sarà per questo che sotto un gradino sopra il sottosviluppato e sono convinti che il debito pubblico dipenda dalla corruzione e che la spesapubblicaèbruttasporcaecattiva (infatti viene conteggiata nel PIL e se fosse inutile basta eliminarla dal conteggio. Ecco, appunto).
      4) La scuola va riformata? Certo e ho pure scritto come (cliccare sul tag “scuola”, prego). Nel caso specifico dell’umanesimo fonderei in un’unica disciplina la storia, la letteratura, l’arte e la filosofia quale che sia il percorso di studi (senza dimenticare la retorica). Io insegnerei in questa maniera i classici a tutti a differenza dell’umanista che fa perdere tempo con il latino solo ai liceali, ma poi viene fuori che io voglio eliminare tutto! L’ho già scritto vero, che l’italiano medio presenta forti dissonanze cognitive e non capisce quel che legge, sì?
      5) Acrimonia? Guardi, di per sé me ne fregherei allegramente della cosa, ma visto che siamo in una democrazia sono stufo di avere a che fare con asini incapaci di capire le tematiche del dibattito pubblico (laureati compresi: medici, ingegneri. Brutta razza). Si preferisce il latino (o la matematica) alle scienze politiche? Legittimo, ma allora niente cittadinanza.

  2. Urania
    31 luglio 2014

    Sono curiosa di vedere se risponderà.. se mostrerà il mio commento. Scrive molto bene in effetti.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 luglio 2014 da in politica con tag , .
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