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Recensione film: Wolverine. L’immortale

Wolverine. L'immortale

La sinossi del film [1]:

Durante il bombardamento atomico di Nagasaki alla fine della II Guerra Mondiale, Wolverine salvò il soldato Yashida, diventato decenni dopo un anziano magnate della tecnologia. Il vecchio manda la fidata Yukio a recuperare Wolverine, autoesiliatosi nei boschi dopo gli eventi di X-Men : Conflitto finale. Yashida non mira solo a un addio: vuole anche offrire a Logan il dono prezioso della mortalità, la possibilità di porre fine alla sequela di perdite che Wolverine ha subito nella sua sempiterna esistenza.

Personaggio dal destino curioso Wolverine. Nato sulle pagine di Hulk, il mutante artigliato è finito a far parte degli X-Men dove è rapidamente divenuto il personaggio di punta del team dei mutanti. Logan, in effetti, è un concentrato di fascino: un passato misterioso, un presente di ribellione, insofferenza alle regole e nichilismo. Soprattutto Wolverine non è il classico boy scout in costume che salva la vecchietta alla Superman, ma un personaggio oscuro, violento, adatto a sporcarsi le mani in quello che deve essere fatto.

Anche nella saga cinematografica Wolverine si è rapidamente imposto sugli altri mutanti grazie all’interpretazione di Hugh Jackman. Sarebbe stato più opportuno, in effetti, chiamare i film qualcosa come “Wolverine e gli X-Men” considerato lo spazio preminente del mutante artigliato. Visto un tale successo un spin off in solitaria era solo una questione di tempo. Si è partito con il deludente primo capitolo dedicato a Weapon X per illustrarci l’acquisizione dell’adamantio e della perdita della memoria, per poi passare al secondo capitolo che ci porta in terra nipponica ispirandosi alle celebre saga di Claremont e Miller.

Il film è ambientato qualche tempo dopo la fine del terzo capitolo degli X-Men con un Logan distrutto dal dolore, affranto dalla sua immortalità che lo condanna ad una vita di eterna solitudine. Vagabondo e solitario, il nostro vive sui monti nella natura selvaggia fino a quando una vecchia conoscenza del passato lo porta in Giappone. Le tematiche sono interessanti e permettono un approfondimento psicologico del personaggio non da poco. Il problema è che questa parte dura poco: nella parte centrale si avvia la trama e il processo di maturazione di Wolverine. E qui iniziano i problemi dato che l’approfondimento dei personaggi si rivela poco accurato e l’azione, incredibile a dirsi per una simile pellicola, latita. Avendo voluto fare un prodotto da famiglia, la pellicola è vietata ai gagni sotto i 13 anni, la violenza è ridotta ai minimi termini con scene di combattimento poco spettacolari e per nulla sanguinarie.

Nel complesso il film è mediocre, ma privo di particolari punti deboli. Non c’è un singolo aspetto che svetta sugli altri in negativo, ma l’opera in generale risulta sciatta e noiosa. A salvare il tutto dal disastro è l’interpretazione di Jackman la cui immedesimazione con Wolverine è ormai totale e che permette a questo film di ricevere un 0,5 in più facendo leggermente meglio di Daredevil e I Fantatistici Quattro. Jackman, in pratica, è l’anima della saga e la cosa è un guaio. Anche se la massa muscolare è aumentata parecchio negli ultimi dieci anni, l’attore sta cominciando a invecchiare e presto dovrà lasciare i panni del mutante artigliato.

Sul piano narrativo, inoltre, molte cartucce sono già state sparate. Rimane un arco narrativo molto più oscuro e violento come sicario dello SHIELD, come si è visto nell’universo Ultimate, un arco narrativo dedicato a Daken e/o X-23 nonché la saga di Old man Logan. Sul piano dei cross over non vedo male anche un Wolverine vs Hulk (magari inserendo She Hulk). Se fossi al comando tirerei giù uno script iniziante con Wolverine sicario per lo SHIELD (magari con la scena dell’uccisione del ragazzino mutante tossico vista nell’universo Ultimate) per poi approdare a X-23 con il parallelismo fra Logan assassino per scelta e Laura obbligata dalla nascita. Ma un film del genere sarebbe un vietato ai 35 anni (minimo) e figurarsi se girano una simile pellicola.

Chi è il migliore in quel che facciamo?

Chi è il migliore in quel che facciamo?

Insomma, mi devo ripetere: destino curioso quello di Wolverine. Quello che lo rende un carisma ambulante sulle pagine dei fumetti non può essere trasmesso appieno nelle sale cinematografiche per via del target anagrafico cinematografico troppo basso. E pensare che l’età media dei lettori Marvel supera i 25 anni [2] …

Voto: 5,5. Solo se passa in tv.

[1] Cfr. http://www.comingsoon.it/film/wolverine-l-immortale/48357/scheda/.

[2] Cfr. http://comicsworthreading.com/2007/05/10/superhero-comic-reader-stats/.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 luglio 2014 da in recensioni con tag , .
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