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Recensione film: Hercules. Il guerriero

Hercules. Il guerriero.

La sinossi del film [1]:

Hercules, figlio di Zeus e una mortale, semidio inviso ad Era che ha compiuto 12 fatiche prodigiose per guadagnarsi il diritto alla vita, è il più grande guerriero dell’Attica, un vero mito le cui storie passano di bocca in bocca, cantato dagli aedi e magnificato nei racconti. Eppure la realtà non è esattamente così. Nonostante sia un colosso umano, dalla forza superiore alla media, dall’intelligenza tattica e il coraggio in battaglia invidiabili, Hercules è anche il primo propagatore della propria leggenda, conscio che più è temuto, più potrà vincere battaglie. Coadiuvato da una squadra di fedelissimi guerrieri è un mercenario avvezzo all’arte dell’inganno, i cui servizi vengono acquistati da un re che vuole scacciare gli invasori dalla Tracia. Anch’egli conosce le gesta prodigiose di Hercules e anch’egli ha bisogno di un miracolo da un uomo che non è ben chiaro se ne possa fare o meno.

Una caratteristica dei comics dell’ultima generazione è il processo di decostruzione dei supereroi. I tizi in costume non sono più infallibili e divini, ma condividono i drammi e le angosce delle persone normali. Le loro azioni, inoltre, si rivelano non sempre orientate all’etica o al bene, ma spesso e volentieri in conflitto con l’ordinamento sociale o politico. Insomma, la possibilità di sparare raggi laser dagli occhi ti rende un essere potente, ma non necessariamente una leggenda al di sopra della legge.

Sempre rimanendo nel mondo dei comics, non manca chi considera i vari Superman o Iron Man le varianti moderne degli archetipi propri della mitologia: Ercole, gli Argonauti, le divinità. In effetti ci sono non poche tematiche in comune: poteri che rendono sovrumani, il peso che questi poteri comportano per chi li possiede, le lotte e le tragedie. Immagino, allora, che fosse solo una questione di tempo prima che qualcuno pensasse di decostruire l’immagine egli eroi mitologici. Un primo tentativo in questa direzione è stato quel mezzo aborto di Troy di Wolfgang Peterson: niente divinità, niente poteri, nulla di sovrumano. Dopo le mura di Troia si è passato all’eroe per antonomasia dell’antichità: Ercole.

Basato molto ma molto a grandi linee sul comic Hercules. The Thracian Wars, la pellicola apre con un flashback dedicato ad alcune fatiche del leggendario figlio di Zeus. In rapida successione cadono sotto i colpi del semidio l’idra di Lerna, il cinghiale di Erimanto, il leone Nemeo. Ma già qui si avvertono i primi elementi dissonanti: l’incredulità. La leggenda di Hercules per quanto diffusa viene messa pesantemente in dubbio. D’altronde chi l’ha mai visto per davvero un dio o un mostro? Quando, infine, compare in scena il semidio è lo spettatore a non credere in quello che vede. Non è il classico supereroe, antico o moderno che sia, ma un mercenario che offre i propri servizi in cambio dell’oro. E nel farlo combatte con una variegata fauna di compagni: un’amazzone arciere, un veggente, un selvaggio, uno spartano tiratore di coltelli (?), un nipote cantastorie dedito a propagandare la leggenda dello zio.

Hercules è in fuga dalla misteriosa morte dei suoi familiari, generalmente attribuita a un suo gesto di pazzia, palesemente mortale e non semidivino (forza sopra la media, ma sanguina e può essere ferito). Le sue dodici fatiche sono poco divine e molto terrene, ingigantite da un uso sapiente della propaganda e dal passaggio da una bocca all’altra. Come al solito ci ritroviamo per l’ennesima volta dinnanzi allo sviluppo del plot tanto caro al pubblico americano: l’eroe in fuga dal passato e insicuro della propria identità, assoldato per una missione che poi si rivelerà essere ben diversa da quanto previsto per poi abbracciare in toto il proprio status eroico. Il tutto condito da ironia e dalla decostruzione dei miti e della religione (i centauri, Cerbero). Per molti versi sembra quasi un pellicola western.

L’andamento della trama, allora, è ampiamente prevedibile e si discosta parecchio dalla comic di Steve Moore, specie nei toni. La pellicola non è drammatica, cupa, sanguinaria. Manca completamente di epicità, poesia e romanticismo (quello letterario, non quello degli adolescenti in calore). Sotto questo aspetto 300 e Immortals sono vette inavvicinabili. È il classico film mezzo fantasy e mezzo sandali&spada con il suo contorno di re, un paio di battaglie in formato mini, qualche morto ma poco sangue e niente gore. Roba da Italia 1 la domenica pomeriggio.

Se la trama non brilla, il punto di forza del film è Dwayne Johnson la cui fisicità è pari soltanto al suo carisma. Il lato negativo è che The Rock ruba la scena agli altri personaggi, anche se alcune interazioni nel gruppo di mercenari strappano qualche sorriso. Per il resto anonimo grigiore nella regia, nella fotografia e nelle altre interpretazioni. Senza The Rock, allora, la pellicola sarebbe stata una mezzo fallimento, ma con lui è poco più di un mezzo fallimento. Curiose ma apprezzabili le musiche.

In conclusione, nel suo piccolo la pellicola è originale, ma è poco più di un compitino che non brilla in nessun settore. Le parti migliori del film sono, paradossalmente, il prologo che mostra Hercules affrontare il leone Nemeo o l’Idra di Lerna (quello che il film avrebbe dovuto essere), nonché i titoli di coda che ci mostrano Hercules alle prese con i suddetti mostri con l’aiuto dei suoi compagni. Sul giudizio finale, infine, pesano molto le aspettative dello spettatore. Quando si parla di mitologia io mi aspetto sangue e muscoli, i colori falsati di 300 e il rallenty di Immortals, mostri temibili e donne bellissime [2]. Un film che con la mitologia ha in comune solo il titolo non risponde a questi requisiti. Al posto di Hercules poteva esserci un Conan o un Re Scorpione senza modificare di molto la trama. È poco più serio dell’Hercules di Kevin Sorbo degli anni ’90, non è un film brutto ma fra un anno non ne parlerà più nessuno. Uno spreco se si considera il potenziale.

Voto: 5,5. Da passaggio televisivo.

[1] Cfr. http://www.mymovies.it/film/2014/herculesthethracianwars/.

[2] Irina Shayk compare in tipo 3 scene: in una è in piedi con i figli, in un’altra cammina mezza nuda e nella terza è un cadavere. Chissà quanto l’hanno pagata…

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Questa voce è stata pubblicata il 14 agosto 2014 da in recensioni con tag .
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