Charly's blog

La terza guerra mondiale è in corso? No, è l’urto della modernità, baby

A spasso per il mondo, il Papa ha riportato questa delizia [1]:

Oggi siamo in guerra dappertutto. Qualcuno mi ha detto: viviamo la terza guerra mondiale ma a pezzi.

Non so chi sia l’autore di questa frase, ma non la trovo condivisibile. Con il termine conflitto mondiale s’intende, con poca fantasia, una guerra di portata globale. Finora solo due conflitti hanno soddisfatto questi requisiti: la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Con tutta probabilità questi due conflitti dovrebbero essere considerati come due atti della stessa commedia: la Guerra Civile Europea. Il perché è facile da spiegarsi:

 Europa 1815

Questa era l’Europa post Congresso di Vienna. Ecco quella post 1870:

 Europa 1871

Si può notare che il cambiamento più grande è quello avvenuto nel cuore del continente: la riunificazione dell’Italia e della Germania. I due nuovi arrivati posero un certo grado di sfida all’ordine tradizionale delle cinque potenze:

_ Il Regno Unito era diventato l’impero più potente del pianeta, ma la Germania era in rimonta su base commerciale e tecnologica. Ma non su quello territoriale;

_ la Francia, a dispetto del suo impero coloniale, era una potenza di secondo piano che non poteva fermare la Germania da sola. In più l’Italia era una concorrente per il Nord Africa;

_ la Prussia era una potenza militare ma non una commerciale. La Germania era anche una potenza commerciale;

_ l’Austria-Ungheria era in constante declino minacciata tanto dal suo interno (spinte etniche) quanto dall’esterno (l’egemonia prussiana rimpiazzò quella austriaca, l’Italia a Sud era una spina nel fianco);

_ la Russia era arretrata in termini politici, economici e tecnologici. Ma era un impero immenso che non si poteva ignorare;

Sullo sfondo gli Stati Uniti si apprestavano a sostituire l’Europa come motore industriale del pianeta, mentre il Giappone muoveva i primi passi. L’avvento della Germania, e in misura minore dell’Italia, pose in dubbio la tradizionale suddivisione in sfere di potenza del mondo. La Germania rischiava di essere soffocata alla sua dimensione continentale e di essere esclusa dalle risorse mondiali. Il Regno Unito temeva la perdita della propria posizione, mentre la Francia ormai era solo un pallido ricordo del passato. E a complicare il tutto si aggiungevano una miriade di piccoli focolai di crisi (dall’Impero Ottomano ai Balcani, dalle Colonie al nazionalismo delle masse). L’esito non voluto fu il conflitto generalizzato del 1914 che, per via di un pace ingiusta, portò a quello del 1939.

Il conflitto fu mondiale per via degli imperi coloniali e fu anche una guerra civile europea visto che contrappose primariamente i paesi europei e secondariamente gli USA e il Giappone. L’epilogo di questa follia fu la distruzione del continente, la fine degli imperi coloniali, l’ascesa delle superpotenze USA e URSS.

Tornando ai giorni nostri, si può notare che manca un conflitto globale. Si tratta, invece, di una serie di focolai localizzati in Africa e in Asia, con qualche occasionale scenario europeo (prima l’ex Iugoslavia, ora l’Ucraina). Il che non vuol dire che non ci sia una logica in grado di spiegare questi conflitti: l’urto della modernità. Storicamente parlando è stata l’Europa a mondializzare la storia imponendo la propria presenza alle altre culture. La cosa è andata malissimo: l’America è stata distrutta e di fatto è una propaggine culturale del Vecchio Continente; l’Africa e l’Asia sono state colonizzate fino a pochi decenni fa. Soltanto il Giappone ha evitato questa sorte ma nel modernizzarsi ha perso parecchio del proprio bagaglio culturale tradizionale. Anche la Cina alla fine è arrivata al traguardo, ma anche qui del vecchio Celeste Impero è rimasto ben poco.  Il mondo islamico, invece, dopo la decolonizzazione ha provato la strada della modernità fallendo nell’intento. Aggiungiamo al tutto i disastri della colonizzazione – i confini di Stati del tutto inventati tipo l’Iraq – è abbiamo il quadro completo. Non è un conflitto mondiale, ma nel caso del mondo islamico una guerra civile fra il vecchio e il nuovo dovuto all’urto della modernità su società tradizionali. E senza il petrolio, fra l’altro, la situazione sarebbe persino peggiore dato che è la principale attività economica di buona parte del Medio Oriente e del Nord Africa [2].

L’aspetto più ironico della situazione è che la stessa Europa ha perso parte della propria tradizione, specie sul piano religioso, per via della modernità. Il fondamentalista islamico non è poi tanto diverso dai Giovanardi, dai Buttiglione e dai Langone di turno. È solo un disadattato con il mitra, condannato alla sconfitta. O ci si modernizza buttando al macero il passato o ci si rifiuta di farlo finendo schiacciati dal connubio tecnologia/economia. Sparare un paio di mortaretti non cambierà il risultato finale.

[1] Cfr. http://www.agi.it/cronaca/notizie/papa_e_terza_guerra_mondiale_fermare_invasore_non_bombardare-201408181943-cro-rt10095.

[2] Gli arabi non sono stupidi e sanno che prima o poi la cuccagna finirà. Per questo motivo i paesi del Golfo vogliono riciclarsi come centri finanziari.

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Questa voce è stata pubblicata il 19 agosto 2014 da in cronaca con tag , .
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