Charly's blog

Delle dissonanze cognitive: le pensioni

Dunque, ecco Brunetta [1]:

Per noi è una follia solo a parlarne, anche perché provoca incertezza, provoca apprensione, non è possibile attaccare i pensionati, che non si possono difendere, in questa maniera. Giù le mani dalle pensioni, noi lo abbiamo detto in tutti i modi

Il sottosegretatio Baretta [2]:

Non e’ la stessa cosa parlare di un intervento spoto o di uno inserito nel piu’ globale contesto della riforma del lavoro. Cio’ premesso, se a certe pensioni chiederemo poi un contributo quando non riusciremo a trovare i fondi per garantire gli 80 euro ai pensionati da mille euro mensili, non mi pare uno scandalo. Diamoci un equilibrio: vogliamo le riforme, ma non vogliamo che nessuno paghi il conto?

Carla Cantone, segretaria generale Spil Cgil [3]:

Lasciate in pace i pensionati, la pazienza e’ finita. Ci mobiliteremo.

Non è un risultato da poco mettere d’accordo la Cgil e Brunetta, non trovate? Il merito di quest’impresa è da attribuire all’idea di chiedere un contributo di solidarietà alla pensioni più elevate e al ricalcolo con un metodo contributivo per quelle basate su quello retributivo. Sull’argomento si possono scrivere parecchi editoriali, ma io mi limito a porre un semplice quesito: ma non si voleva tagliare la spesa pubblica?

 

Le pensioni e la spesa pubblica

Quando si parla di spesa pubblica, nella maggior parte dei casi le persone non hanno la minima idea di cosa stanno parlando. Proviamo, allora, a fornire un paio di dati. L’Italia è il paese che spende di più in rapporto al proprio PIL nel campo previdenziale [4]:

  % PIL % spesa pubblica
Italia 15,4 29,8
Francia 13,7 24,2
Austria 13,5 25,5
Germania 11,3 23,4
Giappone 10,2 19,1
USA 6,8 16,3
UK 6,2 12,1

Ancor più degna di nota è l’evoluzione in termini temporali. L’Italia presentava un valore pari al 10,1 % del PIL nel 1990 con una spesa pubblica del 19,1%.

  % PIL % spesa pubblica
Italia 10,1 19,1
Francia 10,6 21,4
Austria 3 8,5
Germania 9,7 /
Giappone 4,8 /
USA 6,1 16,4
UK 4,8 11,6

Paesi come l’Austria e il Giappone hanno persino registrato una performance peggiore. E non si deve dimenticare che da qui al 2060 si stima che i valori non cambino di molto.

Questi numeri ci spiegano come mai periodicamente le pensioni debbano essere riformate: sono una parte rilevante della spesa pubblica. In effetti è un’idea non proprio chiarissima ai feroci riformisti da tastiera: la spesa pubblica non sono soldi buttati nel forno, ma vengono spesi nel fornire i servizi. Anche con i famigerati sprechi della spesa pubblica non si ottiene molto di più. Si stima che gli sprechi siano fra i 50 e i 100 miliardi. Ipotizziamo che siano effettivamente 75 miliardi e che di questa cifra si recuperi 50 miliardi. Sembrano tanti ma l’Italia è carente in termini di welfare sotto tanti aspetti e solo il costo di un sussidio di disoccupazione universale ammonta a 20 miliardi. Metti di qua, metti di là e rimangono le briciole.

 

E la demografia?

I sistemi previdenziali richiedono due pilastri:

_ la copertura finanziaria;

_ la copertura demografica;

Nel primo caso sono essenziali i contributi che possono essere raccolti solo in presenza di una popolazione lavoratrice in modo diretto o in modo indiretto (i soldi pubblici devono essere raccolti in qualche modo, ergo l’importanza della produzione della ricchezza tramite il lavoro). Non credo sia necessario illustrare l’attuale situazione economica.

Quanto alla demografia ecco il total fertility rate:

  80-85 90-95 00-05 10-15
Italia 1,54 1,28 1,25 1,48
Francia 1,87 1,72 1,88 1,98
Austria 1,60 1,48 1,38 1,47
Germania 1,46 1,30 1,35 1,42
Giappone 1,75 1,48 1,30 1,41
USA 1,80 2,03 2,04 1,97
UK 1,78 1,78 1,66 1,89

Ricordo che per tenere la popolazione stabile occorre un valore pari a 2,1. Attualmente la popolazione over 65 è pari al 34,5% della popolazione in età di lavoro. E considerata la natura demografica italiana il valore è destinato a peggiorare:

Piramide Demografia

Fra l’altro l’attuale valore effettivo per il pensionamento supera di poco i 60 anni. L’Italia è uno dei paesi con il valore più basso anche se ad onor del vero la differenza con gli altri paesi si misura nell’arco di qualche anno e pochi superano i 65 anni.

Morale? Gli inviti a ritardare l’uscita dal lavoro sono motivati da questi dati, anche se in genere ci si dimentica di dire come si possa lavorare fino a 70 anni se a 40 anni sei già troppo vecchio e ti ritrovi per strada. Sia come sia, si parlerà ancora delle pensioni negli anni a venire. E fidatevi, non in un termine positivo.

[1] Cfr. https://it.notizie.yahoo.com/pensioni-brunetta-gi-le-mani-contributo-solidariet-inaccettabile-130500005.html.

[2] Cfr. https://it.notizie.yahoo.com/sottosegretario-baretta-sulle-pensioni-doro-ipotesi-premature-foto-081500553.html.

[3] Cfr. https://it.notizie.yahoo.com/pensioni-e-statali-sindacati-rivolta-164142069.html.

[4] Cfr. http://www.oecd-ilibrary.org/docserver/download/8113221ec028.pdf?expires=1409062352&id=id&accname=guest&checksum=B3B8C145EA205F968E0389A9835EB749.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 agosto 2014 da in società, Uncategorized con tag , , .
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