Charly's blog

Narrazione n° 5: “Smarter than thou”

L’incubo di ogni polemista è quello di affrontare un avversario che ha ragione o, per lo meno, ha il coltello dalla parte del manico. Che fare, allora? Una tattica possibile è far ricorso all’attacco personale screditando non l’argomento ma l’utilizzatore. Il brutto di questa tattica è che l’essere troppo sfacciata arreca danno alla sua efficacia. I calzini azzurri del giudice Mesiano sono un bell’esempio di come non condurre l’operazione. Ma c’è anche chi è davvero bravo nel perseguire l’intento.

Voliamo al di la dell’oceano. Lo conoscete  Neil de Grasse Tyson? È un astrofisico e divulgatore americano che di tanto in tanto compare nei documentari di Focus. Non è onnipresente come Michio Kaku, ma ha la sua dose di comparsate televisive. In quanto scienziato le posizioni di Neil de Grasse Tyson su tematiche quali l’evoluzione, il riscaldamento globale o la religione sono piuttosto scontate. Se siete dei conservatori americani, quelli con la Bibbia e il fucile, come potreste controbattere senza entrare nello specifico delle questioni? Con un attacco personale, certo, ma condotto con eleganza [1]:

An astrophysicist and evangelist for science, Tyson currently plays three roles in our society: He is the director of the Hayden Planetarium at the New York Science Museum; the presenter of the hip new show Cosmos; and, most important of all perhaps — albeit through no distinct fault of his own — he is the fetish and totem of the extraordinarily puffed-up “nerd” culture that has of late started to bloom across the United States. One part insecure hipsterism, one part unwarranted condescension, the two defining characteristics of self-professed nerds are (a) the belief that one can discover all of the secrets of human experience through differential equations and (b) the unlovely tendency to presume themselves to be smarter than everybody else in the world. Prominent examples include MSNBC’s Melissa Harris-Perry, Rachel Maddow, Steve Kornacki, and Chris Hayes; Vox’s Ezra Klein, Dylan Matthews, and Matt Yglesias; the sabermetrician Nate Silver; the economist Paul Krugman; the atheist Richard Dawkins; former vice president Al Gore; celebrity scientist Bill Nye; and, really, anybody who conforms to the Left’s social and moral precepts while wearing glasses and babbling about statistics.

Il paragrafo instaura una connessione decisamente importante: l’uomo di scienza è in realtà un nerd liberal. E in quanto liberal è un oppositore dello stile di vita dei conservatori:

In this manner has a word with a formerly useful meaning been turned into a transparent humblebrag: Look at me, I’m smart. Or, more important, perhaps, Look at me and let me tell you who I am not, which is southern, politically conservative, culturally traditional, religious in some sense, patriotic, driven by principle rather than the pivot tables of Microsoft Excel, and in any way attached to the past.

Da notare che mentre i conservatori si basano sui principi, i liberali si basano su Excel e le equazioni differenziali. Questa connessione è utile per istaurare un senso d’identità fra noi e loro. Non a caso viene aggiunto subito dopo:

 This rather unspecific message is a call to arms, aimed at those who believe wholeheartedly they are included in the elect “we.” Thus do we see unexceptional liberal-arts students lecturing other people about things they don’t understand themselves and terming the dissenters “flat-earthers.” Thus do we see people who have never in their lives read a single academic paper clinging to the mantle of “science” as might Albert Einstein. Thus do we see residents of Brooklyn who are unable to tell you at what temperature water boils rolling their eyes at Bjørn Lomborg or Roger Pielke Jr. because he disagrees with Harry Reid on climate change. Really, the only thing in these people’s lives that is peer-reviewed are their opinions. Don’t have a Reddit account? Believe in God? Skeptical about the threat of overpopulation? Who are you, Sarah Palin?

Ovviamente l’autore del testo non ha ancora preso in esame una posizione che sia una dello scienziato, ma sta facendo di tutto per accattivarsi le simpatie del pubblico. Il ritornello è sempre il solito: loro sono spocchiosi e ci chiamano stupidi, si credono intelligenti ma sono privi di valori/mantenuti/non lavorano. La stessa roba della Lega o dei peones della destra nostrana.

Ma sul piano metodologico abbiamo le scintille. L’autore evidenzia alcune particolarità:

It’s useful, too. For all of the hype, much of the fadlike fetishization of “Big Data” is merely the latest repackaging of old and tired progressive ideas about who in our society should enjoy the most political power. Outside of our laboratories, “it’s just science!” is typically a dodge — a bullying tactic designed to hide a crushingly boring orthodox progressivism behind the veil of dispassionate empiricism and to pretend that Hayek’s observation that even the smartest of central planners can never have the information they would need to centrally plan was obviated by the invention of the computer. If politics should be determined by pragmatism, and the pragmatists are all on the left . . . well, you do the math. All over the Internet, Neil deGrasse Tyson’s face is presented next to words that he may or may not have spoken. “Other than being a scientist,” he says in one image, “I’m not any other kind of -ist. These -ists and -isms are philosophies; they’re philosophical portfolios that people attach themselves to and then the philosophy does the thinking for you instead of you doing the thinking yourself.” Translation: All of my political and moral judgments are original, unlike those of the rubes who subscribe to ideologies, philosophies, and religious frameworks. My worldview is driven only by the data. […] The scientific process is an incredible thing, but it provides us with information rather than with ready-made political or moral judgments. Anyone who privileges one value over another (liberty over security, property rights over redistribution) is by definition indulging an “-ism.” Anyone who believes that the Declaration of Independence contains “self-evident truths” is signing on to an “ideology.” Anyone who goes to bat for any form of legal or material equality is expressing the end results of a philosophy.

Questa parte, in termini astratti, è corretta. Molte posizioni politiche non sono ricavabili dalle scienze naturali, anche se sono falsificabili da quelle sociali. Ad esempio è facile smontare la questione dell’assenza dei valori o idiozie simili nelle società contemporanee o il peso da assegnare a questa o quella componente produttiva in un’economia globalizzata. Si può, infatti, deridere tanto l’idea che si possa vivere soltanto di turismo quanto la fissa del manifatturiero uber alles. Sia come sia, siamo sempre nel campo delle preferenze personali e degli interessi organizzati fra loro in competizione e nulla vieta l’adozione di politiche in tal senso. Certo, ad essere onesti non si potrebbe pretendere l’aura di scientificità su questi argomenti.

Insomma, un po’ di metodologia spiccia, un po’ d’identificazione con il lettore verso una categoria percepita esterna e antipatica (il lettore del National Review è tutto fuorché un nerd o uno scienziato) e il giochino è fatto. Un simile articolo, però, è piuttosto sterile in termini di acquisizione della conoscenza. Si limita a cantarsela nel proprio campo senza esaminare criticamente una o più posizioni e allo stesso tempo è facilmente identificabile come uno scritto partigiano e come tale viene facilmente respinto dal campo avverso. Quel che conta, allora, è il neutrale: un simile articolo può fare effetto su una persona sprovvista delle conoscenze necessarie per discutere di queste tematiche scientifiche (o economiche, tipo la crisi dell’eurozona)? Da una parte abbiamo un’identificazione di tipo emotiva, dall’altra una serie di grafici e tabelle. Che dite?

[1] Cfr. http://www.nationalreview.com/article/384081/smarter-thou-charles-c-w-cooke.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 agosto 2014 da in politica con tag , , , .
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