Charly's blog

Recensione libro: Le origini della Prima Guerra Mondiale, W. Mulligan.

Le origini della prima guerra mondiale.

La sinossi del libro [1]:

Muovendo da una recente interpretazione della diplomazia, della cultura politica e della storia economica dal 1870 al 1914, William Mulligan propone una nuova lettura delle origini della prima guerra mondiale, sostenendo che questa fu tutt’altro che il risultato inevitabile della politica internazionale nei primi anni del Novecento, e che forze potenti agirono strenuamente a favore del mantenimento della pace. La sua nuova prospettiva sulla situazione internazionale precedente lo scoppio delle ostilità tiene conto dei nuovi approcci allo studio della politica internazionale dopo la fine della Guerra Fredda e l’accelerazione della globalizzazione. Capitoli tematici esaminano le questioni chiave, tra cui quelle militari, l’opinione pubblica, l’economia, la diplomazia e la geopolitica, e analizzano le relazioni tra le grandi potenze, il ruolo dei piccoli stati, la disintegrazione degli imperi e la “crisi di luglio”.

La Prima Guerra Mondiale viene interpretata, in genere, come un ovvio epilogo delle forze e delle tendenze in campo dal 1870 al 1914. Il ritornello è noto e spazia dagli equilibri geopolitici alle opinioni pubbliche delle neonate società di massa fino a giungere alla conclusione che il conflitto globale fosse inevitabile. Mulligan, docente universitario a Dublino e Glasgow, offre un’analisi assai differente e invece di chiedersi il perché dello scoppio del conflitto si pone un’altra questione: perché non è scoppiato prima? Che cosa ha fatto sì che la pace sia durata, a parte qualche occasionale focolaio di crisi, per più di 40 anni?

Per rispondere a questa domanda di ricerca Mulligan prende in esame i rapporti internazionali, la mentalità dei militari, i rapporti economici, il peso dell’opinione pubblica e delle élite. Dalla disamina di questi fattori viene fuori un quadro considerevolmente diverso da quanto ci si aspetterebbe. Le potenze non escludevano un conflitto generale, ma nessuna lo desiderava. Le alleanze erano poco rigide e hanno avuto la funzione di freno delle velleità guerrafondaie, mentre nel corso degli anni vi è stato un continuo valzer di rapporti diplomatici e di obiettivi geopolitici. Sul piano economico l’internazionalizzazione delle economie poneva degli ostacoli al conflitto per via dell’intrecciarsi degli investimenti e delle attività produttive. E sia buona parte dell’opinione pubblica e sia buona parte delle èlite erano contrarie al conflitto.

A far detonare la situazione, allora, fu un fattore esterno quale l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando avvenuto nel momento peggiore: un momento temporaneo dove i rapporti geopolitici erano piuttosto logori. Se prima le alleanze avevano posto un freno ora, per una casuale fluttuazione nei rapporti geopolitici, i rapporti fra le potenze fecero sì che il conflitto divampò ben al di fuori dalla Serbia. Ma questo epilogo fu soltanto il risultato di una sequela di decisioni prese ora a Berlino, ora a Vienna, ora  a San Pietroburgo. E si deve notare che nessuna di queste decisioni era volta a scatenare il conflitto.

Sul piano della lettura, lo stile del libro è piuttosto pesante. Specie nell’introduzione sembra di avere a che fare con un paper piuttosto che con un saggio. In ogni caso è un buon libro il cui punto di forza è la nuova prospettiva adottata per esaminare la Prima Guerra Mondiale.

Voto: 6,5. Valido, seppur poco amichevole nei confronti del lettore.

Mulligan, Le origini della Prima Guerra Mondiale, Salerno editrice, Roma 2011. Pp. 348, prezzo copertina 19 euro.

[1] Cfr. http://www.salernoeditrice.it/Scheda_libro.asp?id=1864&it=ok&categoria=21.

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Questa voce è stata pubblicata il 31 agosto 2014 da in recensioni con tag , .
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