Charly's blog

I fondi europei: mal comune, mezzo gaudio.

In termini finanziari la UE si basa su una programmazione a medio termine delle spese della durata di sette anni stabilita su proposta della Commissione previo accordo con il Parlamento. L’obiettivo è lo sviluppo economico di ogni paese membro in modo da raggiungere una coesione economica e sociale fra i paesi membri. Da questa esigenza discende la necessità di un principio di solidarietà finanziaria da parte dei più ricchi verso i più poveri. Per stabilire quanto abbia ricevuto uno Stato si adotta l’indicatore della posizione netta: la differenza fra i movimenti in entrata (quanto lo Stato riceve dalla UE) e quelli in uscita (quanto lo Stato versa alla UE).

Di quanti soldi stiamo parlando?

Ecco la posizione dell’Italia dal 2000 al 2013:

2000 -1.098,13
2001 -3.730,55
2002 -3.496,92
2003 -2.253,15
2004 -3.370,61
2005 -4.298,13
2006 -3.928,88
2007 -3.715,19
2008 -6.020,92
2009 -7.225,68
2010 -6.539,26
2011 -7.570,40
2012 -6.204,25

L’Italia in poco più di un decennio ci ha rimesso più di 50 miliardi, ma siamo in buona compagnia. Nel novero dei contribuenti netti ritroviamo anche la Germania, la Francia, il Regno Unito, la Danimarca…

E non vengono neppure spesi!

Al netto dell’esborso non da poco, si deve registrare anche un’altra beffa: l’Italia non spende i soldi che le vengono destinati [2]. Al 31 dicembre del 2013 l’Italia ha utilizzato soltanto il 45,7% dei soldi disponibili. Peggio hanno fatto soltanto la Croazia (0%) e la Romania (36,7%). Si deve notare, però, che anche gli altri paesi non registrano una performance stratosferica. Il Regno Unito registra un misero 51,5%, la Danimarca un 50,8%, la Francia un 60,1% e la Germania un 69%. I migliori sono la Lettonia (79,5%), l’Estonia (79%) e il Portogallo (78%). Se è vero che la performance dell’Italia è particolarmente deprimente, è altrettanto veritiero che siamo in buona compagnia.

E come vengono spesi?

Per dare una rappresentazione valida del modo di impiegare i fondi europei in Italia basta fare un nome: Elton John. Lo show dell’artista a Piedigroppa nel 2009, infatti, è stato finanziato usando i fondi comunitari destinati ai progetti culturali di lungo termine [3]. Non che la cosa sia un caso isolato: con il conio europeo (cioè con i nostri soldi) sono stati finanziati improbabili gemellaggi, fantasiosi corsi professionali e/o culturali o foraggiamenti per questo o per quell’ente. Si dirà che è tipico del lazzarone mediterraneo lavativo, no? Peccato che anche qui siamo in buona compagnia. In Svezia i soldi destinati a risollevare le aziende agricole depresse sono finiti nel buco nero della Bensor che fa capo direttamente alla Corona. E sempre in Svezia i soldi destinati all’agricoltura sono finiti per la rottamazione di due pescherecci (parliamo di 500.000 euro). Nel Regno Unito con i sussidi agricoli sono stati finanziati due club motoristici e oltre quaranta club golfistici. In Germania sono andati 2500 euro a Wolfgang Porsche per la sua tenuta in Baviera. Senza dimenticare, sempre in terra teutonica, i 2,3 milioni per il villaggio romano a Perl-Borg, i 5,5 milioni per costruire Venetian Lake, una città di lusso ispirata a Venezia, a 45 km da Budapest. In Ungheria sono finiti 411.000 euro per costruire, fra le altre cose, un centro di idroterapia canina.

Ma fra tutti svetta l’Andalusia. I simpatici andalusi sono riusciti a farsi dare la bellezza di 7,5 milioni per finanziare una campagna stampa dedicata alla celebrazione della capacità andalusa di sfruttare i fondi europei! E parliamo di 596 spot televisivi, 126 spot radiofonici, 55 attori e 40 inserzioni a colori nei giornali [4].

L’Italia spende male i fondi europei? Altroché, ma non siamo affatto gli unici.

[1] Cfr. http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit–i/Rapporti-f/Le-Pubblic/Flussi-Fin/Anni-prece/FF2013.pdf.

[2] Cfr. http://economia.panorama.it/numeri/dati-veri-fondi-Ue.

[3] Cfr. http://tg24.sky.it/tg24/economia/2010/11/19/articolosky_elton_john_fondi_ue_concerto_piedigrotta_napoli_risarcimento_720mila_euro.html.

[4] Gli esempi sono tratti da M. Giordano, Non vale una lira. Euro, sprechi, follie: così l’Europa ci affama, Mondadori, Milano 2014.

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Questa voce è stata pubblicata il 3 settembre 2014 da in politica con tag , , .
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