Charly's blog

L’integralismo islamico? Poco più di un paragrafo nel libro della Storia

Alcuni fa Samuel P. Huntington formulò la sua controversa teoria dello scontro delle civiltà. In realtà l’opera del politologo americano è molto più complessa e raffinata rispetto alla versione della vulgata, ma l’attacco alle Torri Gemelle dell’11/09 sembrò essere una conferma lampante. Volete uno scontro di civiltà? Ecco a voi l’Islam! Certo, fino al giorno prima si parlava di tutt’altro e del mondo islamico nulla si sapeva, senza contare la comoda tendenza dell’Occidente a rimuovere le proprie interferenze nelle politiche locali degli altri paesi [1]. Ma che volete? Forza dei media.

I puntini sulle i

Tralasciando la teoria dello scontro fra civiltà, anche nella pratica vi sono parecchie pecche. Tanto per cominciare sotto l’etichetta “Islam” si nasconde una varietà immensa tanto culturale quanto geografica, tanto storica quanto politica. Il paese con più musulmani al mondo è l’Indonesia e non mi pare che il contadino indonesiano medio sia lì a complottare o programmare invasioni continentali. Senza contare che sia il Marocco sia il Pakistan sono paesi islamici, ma le differenze fra i due paesi sono abissali. Le generalizzazioni sono terribilmente difettose e manchevoli, come hanno scoperto gli americani a loro spese nel Medio Oriente. Il fatto stesso di considerare islamico sinonimo di arabo è un lampante esempio della mancanza di idee chiare.

 In più non si deve dimenticare l’insana tendenza a generalizzare. L’operato di alcuni non può essere attribuito a 1,2 miliardi di persone. Anche i membri del Ku Klux Klan si spacciavano per cristiani, ma non mi pare che tutti i cristiani in quanto tali possano essere considerati razzisti. Ci siamo dimenticati di Barlomé de Las Casas  e della sua campagna a favore dei nativi americani (a cui si contrapponeva de Sepulveda)?

Il terrorismo islamico? Poca roba

Messi i puntini sulle i passiamo, ora, al fenomeno del terrorismo. Storicamente parlando il terrorismo non è un’invenzione recente né tantomeno islamica. È sufficiente conoscere un po’ di storia patria per ricordarsi gli Anni di Piombo. Fuori dall’Italia abbiamo, fra le tante, le campagne dell’IRA o dei Baschi. Il terrorismo, in sé, rientra nella tattica della guerriglia e dei conflitti asimmetrici con la differenza che si può esportare il conflitto in casa del nemico. Se si considera, invece, la portata e i risultati non si può che evidenziare la pochezza di quello islamico. A cavallo fra il 19° secolo e il 20° gli anarchici e i nazionalisti, divisi nella teoria ma uniti nella pratica, si diedero alla violenza organizzata. I risultati furono eclatanti: a  morire furono Re, Imperatori e Presidenti [2].

Gli integralisti islamici, allora, sono poco numerosi, male organizzati e dalla portata meramente locale a parte qualche isolato successo. In più non sono in grado di offrire alternative sociali od economiche. Anche la tanto temuta ISIS non è un’eccezione: sì e no domina un’area dell’Iraq dove si è imposta per via dello sfaldamento del “temibile” esercito iracheno. Una volta arrivato a contatto con i Curdi l’offensiva si è fermata e il presunto Califfato islamico non è in grado di andare oltre. In più si dovrebbe contare che gli effettivi ammontano a poche migliaia, senza mezzi aerei e con pochi mezzi corazzati. Per fare un confronto, militarmente parlando è un pochino più potente della Mafia, ma è tutto da valutare il rapporto economico fra le due organizzazioni. Non basta dichiararsi imperatori del pianeta per esserlo per davvero: il Califfato non è un altro che una proiezione di fantasia di potenza e il discorso è altrettanto valido per quelli di casa nostra che si spacciano per crociati. Fantasia di potere di qua, fantasia di potere di là. Cosa non si fa per la vanità…

L’ISIS? Poca roba 2.0

Eppure Obama si è lanciato in proclami altisonanti [3]:

Gli Stati Uniti e la coalizione composta da oltre 40 Paesi distruggeranno l’Isis. Non ci sarà alcun rifugio sicuro per i terroristi.

Peccato che un intervento americano andrebbe di pari passo con il contemporaneo disimpegno delle potenze locali islamiche. Perché intervenire se ci pensa Zio Sam? Non si deve dimenticare, infine, che oltre ad aver raggiunto la propria espansione massima, il presunto Califfato è riuscito nella titanica impresa di mettersi tutti contro. Oltre all’Iraq, sia la Turchia sia la Siria considerano l’ISIS una minaccia. L’Iran, ovviamente, è un nemico del Califfato e persino l’Arabia Saudita lo considera un problema. Raid aerei o non raid aerei non vedo un futuro luminoso per il Califfato.

Considerato che stiamo vivendo un momento di transizione sotto svariati punti:

_ fine dell’unipolarismo occidentale;

_ Russia e Cina a braccetto vs USA;

_ terza rivoluzione industriale;

_ problemi ambientali e soluzioni tecnologiche;

_ avvio di una nuova era spaziale;

scommetto che nei libri di storia del futuro l’integralismo islamico sarà poco più di un paragrafo.

[1] Il che, detto en passant, sconfessa la pretesa occidentali dei valori universali. I primi a non applicarli sono gli occidentali stessi.

[2] Cfr.  http://it.wikipedia.org/wiki/Propaganda_del_fatto.

[3] Cfr. http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/2014/notizia/obama-distruggeremo-minaccia-isis_2068307.shtml.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 settembre 2014 da in cronaca con tag .
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