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Sulle piccole patrie, again

Il recente referendum sull’indipendenza della Scozia ha riportato alla ribalta le varie pulsioni autonomiste e indipendentiste nel Vecchio Continente. Con una conta rapida abbiamo:

_  Spagna: Catalogna, Paesi Baschi, forse Galizia;

_ Francia: Corsica;

_ Belgio: Fiamminghi;

_ Regno Unito: Scozia, la solita questione irlandese;

_ Germania: Baviera;

_ Rep. Ceca: Moravia;

E questi sono solo i principali. Non mancano i bretoni, gli occitani, la Cornovaglia e mille altri [1]. Fra questi l’Italia abbonda di candidati: oltre alla Padania, abbiamo il Veneto, Trieste, la Sicilia, la Sardegna, il Sud Tirol.

Beninteso, molte di queste rivendicazioni sono destinate rimanere sulla carta o a venire bocciate in caso di referendum. Il fenomeno, però, rimane e al riguardo mi è capitato di sentire la posizione di Davide Faraone del PD [2]. In sintesi il nostro argomenta l’antistoricità delle piccole patrie vista l’esistenza di colossi quali la Cina (che notoriamente non ha problemi con le minoranze islamiche o il Tibet…), gli USA o la Russia (si veda come sopra per la Cina). Ad essere pignoli è l’esatto contrario e la tendenza della storia è proprio quella di ridurre le dimensioni delle entità statali. Ecco una cartina dell’Europa nel 1914:

 Cartina Europa1914

Non ci vuole un genio a capire il trend. Si tratta solo del fenomeno della glocalizzazione. Nelle prime fasi del dibattito sulla globalizzazione si ipotizzava la fine degli Stati in quanto tali, con conseguente diffondersi di una cultura globale e cosmopolita. Tutti cittadini del mondo, tutti consumatori e addio alla cittadinanza. Anche perché senza uno Stato il libbero merkaten avrebbe curato ogni aspetto. E lì non ci sono cittadini o opinioni, solo consumatori e gioco della domanda e dell’offerta. La teoria è bella, ma non piacque molto ai suddetti cittadini che, invece, vollero tenersi lo Stato… pur disfandosi della Nazione. Al suo posto prese piede l’identità locale, la piccola patria. È sì morto lo Stato nazione, ma al suo posto è nato lo Stato locale. Da qui la glo(bale)(lo)cal(e)izzazione: globale per economia, locale per sociocultura e politica.

Questo fenomeno ha due motivazioni. La prima è identitaria e di tutela. In un mondo globale si cerca un appiglio trovandolo nel locale. Senza dimenticarsi che il cittadino ha potere in quanto tale, il consumatore solo se ha il denaro. La seconda spiegazione è prettamente economica. I confini degli Stati nazione non corrispondo ai flussi economici. Io sono del Nord ovest è scommetto che qui abbiamo più legami con la Francia piuttosto che con la Sicilia. Considerando, inoltre, che i flussi economici si localizzano in aree – quelli che una volta si definivano distretti – relativamente omogenee per infrastrutture, specializzazione economica, skills e know how, ne può venire fuori che due distretti siano tra loro poco simili o compatibili. Un distretto basato sulla nanotecnologia o l’informatica ha ben poco in comune con uno specializzato nel turismo. Se manca un’esigenza comune, se il senso di appartenenza non è condiviso o soddisfatto, perché stare insieme?

L’aspetto più buffo della cosa è che l’esistenza delle piccole patrie non determina necessariamente l’archiviazione di entità sovranazionali come la UE. Uno Stato federale come vorrebbe essere la UE si basa su una federazione di entità più piccole, quale che sia la dimensione delle stesse. Ai distretti specializzati in termini economici serve un libero mercato dove smerciare i prodotti lasciando l’ordinaria gestione, che può assumere connotati identitari, al locale. In pratica le piccole patrie vogliono fare i loro porci comodi in termini socioculturali salvo poi godere dei vantaggi del sistema economico.

Ovviamente non c’è relazione di sorta fra le dimensioni di un paese è il suo sviluppo economico, a meno che non si voglia argomentare che i valichi alpini sono presidiati dalla Falange Padana per non far passare i profughi svizzeri. Se si considera i paesi con il maggiore PIL pro capite troviamo il Qatar, la Svizzera, Singapore, il Lussemburgo, gli Emirati, la Norvegia. La situazione non cambia di molto se prendiamo in considerazione l’indice di sviluppo umano: la Norvegia, i Paesi Bassi, la Svezia, la Svizzera. I paesi presenti di grandi dimensioni come la Germania, l’Australia, gli Stati Uniti e il Canada non sono affatto fra i più grandi in circolazione in termini di popolazione. L’essere grandi non è sinonimo di essere ricchi o benestanti.

Non meno buffa è l’idea che basti scrivere su un pezzo di carta che un paese è uno e indivisibile per risolvere la situazione. Altrimenti la cosa sarebbe bastata anche all’Impero Austro-ungarico… Se un parte del paese si vuole rendere indipendente la carta non conta, a contare sono le pallottole. Se il Veneto si dichiarasse Stato sovrano sarebbe curioso vedere quanti italiani sono disposti a prendere il fucile per metterli in riga. Prendere il fucile con tutto il corollario di operazioni tipiche in queste situazioni: bombardamenti, esecuzioni di massa, genocidi. Mi spiace, ma personalmente non ho la minima intenzione di sparare a un Morosin o un Zanon. E quanto a quelli come Napolitano dovrebbero rileggersi l’art. 612 bis del Codice Penale. L’articolo in merito allo stalking, per intenderci.

[1] Cfr. http://www.corriere.it/esteri/14_settembre_11/oltre-scozia-patchwork-indipendentisti-europei-d1c8e8ac-39bf-11e4-99d9-a50cd0173d5f.shtml.

[2] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Davide_Faraone.

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9 commenti su “Sulle piccole patrie, again

  1. Connacht
    20 settembre 2014

    Se un parlamento veneto proclamasse l’indipendenza, non ci sarebbe bisogno della mobilitazione generale per fargli guerra e genocidi e robe simili, basterebbero carabinieri e naja ad arrestare le figure politiche chiavi. E voglio vedere quanti dei sostenitori dell’indipendentismo veneto, contando che siamo nel primo mondo occidentale imborghesito, sarebbero disposti ad imbracciare il mitra per opporsi all’autoblindo delle teste di cuoio che arriva a pattugliare piazza San Marco dopo l’ipotetica dichiarazione.

    • Charly
      20 settembre 2014

      Boh, io immagino un contesto di indipendentismo generale con barricate e bombe. Che poi il Veneto sia o meno in questa situazione è tutto da vedere (personalmente ne dubito).

      • Connacht
        20 settembre 2014

        Beh oddio, abbiamo perso questa vena bellicosa da più o meno il rinascimento, non ce li vedo proprio i veneti a prendere in mano le bombe contro gli italiani ladroni.

      • Charly
        21 settembre 2014

        Sì, è probabile che la cosa scoppi nel nulla. As usual.

      • Luca A.
        29 settembre 2014

        Io mi chiedo sempre perché una Scozia può fare un referendum in santa pace ed il Veneto deve usare le bombe. Adesso non voglio tirar fuori il solito Gandhi, ma basterebbe uno sciopero fiscale per mettere in seria difficoltà lo stato italiano.
        Piuttosto, la cosa che mi dispiace, è come la battaglia delle piccole patrie sia diventata appannaggio di una sola parte politica.

      • Charly
        29 settembre 2014

        Anche la Catalogna è obbligata a usare le bombe. Paese che vai usanze che trovi…

  2. Giovanni Pistolato
    21 settembre 2014

    “Lì non ci sono cittadini o opinioni, solo consumatori e gioco della domanda e dell’offerta. La teoria è bella, ma non piacque molto ai suddetti cittadini che, invece, vollero tenersi lo Stato… pur disfandosi della Nazione”

    La vedo diversamente. I cittadini occidentali non solo non hanno mai rigettato davvero la loro riduzione a meri consumatori ma sono anche sempre apparsi decisamente a loro agio in questa veste.

    La riscoperta delle piccole patrie è a mio parere una trasposizione a livello politico di una concezione prettamente individualista ed egoistica del benessere, il cui motto potrebbe suonare: “prima io, poi gli altri”. Si è perso quasi totalmente un’idea di bene comune e di collettività e ci si è rinchiusi in piccoli steccati. Di qui il progressivo fallimento dell’ideale di nazione, che presuppone invece un sacrificio del singolo a favore della comunità. Aggiungiamo poi le inefficienze di molti Stati centrali (il nostro tra i primi) e il gioco è fatto.

    • Charly
      21 settembre 2014

      Sì, nulla da eccepire. Ho scritto che a non piacere è l’idea del free market uber alles – ergo il concetto di immigrato non esiste più per via della libera circolazione dei lavoratori, per dirne una – non il consumismo che, invece, gusta a tanti.
      Sull’egoismo è relativo. Ad esempio il Sud Tirol è coperto di euro da Roma per non farlo staccare, ma loro vogliono staccarsi comunque. E nell’Austria non avranno condizioni migliori. Dipende, insomma.

      • Giovanni Pistolato
        21 settembre 2014

        L’Alto Adige è un caso a parte, per evidenti ragioni.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 settembre 2014 da in politica con tag , , .
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