Charly's blog

Recensione film: La zuppa del demonio

Oggi vi propongo la recensione di una pellicola da parte del mio boss del sito Le Verità Supposte. Ecco qui:

 La zuppa del demonio

Speranza, sviluppo, riscatto sociale, sentimenti, errori ed orrori del Secolo breve[1] riprendo vita nella pellicola diretta da Davide Ferrario, “La zuppa del demonio”. Dino Buzzati nel 1964, commentando un documento industriale che descriveva le operazioni svolte nell’alto forno di un’acciaieria, sottolineava una metamorfosi territoriale che inevitabilmente avrebbe coinvolto anche stili di vita, destini professionali e la cultura di un Paese intero che, pur non avendo piena facoltà di controllo, stava vivendo il boom economico. Grazie al contributo di molteplici filmati originali[2] la pellicola passa in rassegna settant’anni di progresso industriale italiano, è il regista stesso a paragonare il lavoro a Frankenstein ovvero un corpo assemblato con pezzi di film morti o dimenticati che risorgono a nuova vita. Guardare il film con coscienza e conoscenza odierna in relazione alle pratiche riportate in quei documenti storici sarebbe il modo più sbagliato di interpretare il lavoro diretto dal regista Davide Farrario. Importa poco veder accumunare il modello Fiat del Prof. Vittorio Valletta al diverso modello di organizzazione industriale ideato della Olivetti di Ivrea, e sarebbe altrettanto fuori luogo sottolineare la totale mancanze di contestualizzazione indirizzata alle esternalità negative ai danni dell’ambiente presente in molte scene della pellicola.

In questo caso lo spettatore deve compiere lo sforzo di calarsi in un mondo che porta con se valori  lontani, forse sopiti rispetto alle caratteristiche del mondo odierno. Il vero tentativo da compiere è l’interpretazione di un sogno, di una forza e voglia di fare che attrae un’intera generazione abbagliata e partecipe di un progresso che sembra essere alla portata di tutti. Il mix dei commenti narrati da parte di personaggi illustri del nostro recente passato arricchisce di senso le scene proiettate e aiuta gli spettatori in sala a comprendere meglio il labile sentimento che si racchiude nelle gesta di quegli operai, impiegati e dirigenti che hanno animato l’economia e la cultura italiana di quel periodo.

Giorgio Bocca, in riferimento al periodo trattato nella pellicola, ebbe modo di affermare quanto segue, “Tutte le cose che oggi ci paiono orrende allora ci sembravano bellissime … chi non ha visto quegli anni non  può capire la corsa a occhi chiusi verso il benessere e le radici delle crisi morale ed economica di oggi … godevamo con pochissima ironia e molto compiacimento delle luci che si accendevano e si spegnevano … ci lasciammo trascinare dalle speranze?… probabilmente si, ma quel periodo fu veramente particolare … felice”.

[1] Il Secolo breve (sottotitolo: 1914-1991) è un ponderoso saggio dello storico britannico Eric J. Hobsbawm. Vengono analizzate lesvolte storiche di un secolo – il ventesimo – la cui estensione temporale può essere racchiusa in due date: 1914-1991. Link: http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Secolo_breve

[2]  Si veda in merito l’archivio cinema impresa di Ivrea.

Fonte Immagine: http://farefilm.it/recensioni/recensione-di-la-zuppa-del-demonio-i-tempi-moderni-dellindustria-italiana-1301

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Questa voce è stata pubblicata il 25 settembre 2014 da in recensioni con tag .
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