Charly's blog

Ipse dixit: Renzi e il perché (nascosto) dell’Art. 18

In questi giorni mi sono chiesto per quale santissimo motivo si stia perdendo tempo dietro all’Art.18. Già depotenziato dalla Riforma Fornero, il suddetto articolo ormai vale poco o nulla specie in una congiuntura economica dove  a dominare è il contratto a tempo. In base alla normativa vigente si può tranquillamente licenziare e se si teme che non lo si possa fare è sufficiente adoperare le altre forme contrattuali disponibili. Non è difficile, no?

Eppure vediamo tanto accanimento sull’Art. 18. Tralasciando quelli che non masticano la materia e sono convinti che non si possa licenziare per via dell’Art. 18, questa intervista di Renzi spiega bene il perché e il come [1]:

Insomma, vuole rottamare l’articolo 18?
“Va cambiato tutto lo Statuto dei Lavoratori, è stato pensato 44 anni fa. È come se uno cercasse di mettere il rullino in una macchina fotografica digitale: sono due mondi che non dialogano. Nel merito l’articolo 18 non difende tutti. Anzi, in fin dei conti non difende quasi nessuno. Nel 2013 i lavoratori reintegrati sono stati meno di tremila: considerando che i lavoratori in Italia sono oltre ventidue milioni stiamo parlando dello 0,0001%. È solo un tema strettamente ideologico. Il reintegro spaventa gli imprenditori e mette in mano ai giudici la vita delle aziende. Va tenuto solo per i casi di discriminazione. Per gli altri indennizzo e presa in carico da parte dello Stato. Perdi il lavoro? Io Stato ti aiuto a ritrovarlo, facendoti corso di formazione e almeno due proposte di lavoro”.

Per l’appunto, l’Art. 18 vale praticamente nulla, è un tema ideologico. Però spaventa gli imprenditori! E perché mai? Copre solo lo 0.0001%. Boh?

Non è che questa riforma è un prezzo da pagare all’Europa e non una esigenza reale?
“Non scherziamo. Quando hai il 43% di disoccupazione giovanile se non intervieni sul mercato del lavoro sei un vigliacco. Certo, se la riforma sarà approvata come io la propongo questo costituirà un cambio di gioco in Europa. Perché dopo aver impostato riforma costituzionale, legge elettorale, riforma della giustizia civile, pubblica amministrazione, la riforma del lavoro ci permetterà di andare in Europa senza più nulla da dimostrare. Della serie: ok, noi le riforme le abbiamo fatte. Adesso abbiamo tutte le carte in regole per dire basta a questa politica di austerità miope e sterile”.

Ecco qua: la negazione che copre l’affermazione. L’art. 18 è merce di scambio con la Troika e si spera che la sua marginalità e inutilità non abbia effetti di rilievo sul mercato del lavoro. Machiavelli cos’era, toscano?

[1] Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2014/09/28/news/i_poteri_forti_vogliono_sostituirmi_ci_provino_ma_non_mollo_senza_il_pd_nessuno_fa_nulla_via_l_articolo_18_inutile-96827473/.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 settembre 2014 da in politica con tag , .
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