Charly's blog

Il consumismo? L’offerta non crea la domanda, ma la risposta

Una delle critiche mosse al consumismo si basa sul fatto che l’offerta dei prodotti crei dei bisogni totalmente artificiali che si possono solo soddisfare con i prodotti stessi. Per certi versi è una variante della legge di Say che postula che l’offerta crei la domanda. La cosa avrebbe persino degli effetti sulla personalità delle persone: condannati a soddisfare bisogni sempre crescenti, il nostro povero consumatore risulterebbe condannato all’infelicità e all’invidia. Roba da far invidia a Tantalo [1]:

tantalo

Davvero? Vi propongo la visione della Dama con l’Ermellino [2]:

Dama con ermellino.

Cosa notate? La dama è vestita assai bene, alla moda diremmo oggi. Se ci fate caso l’intera galleria delle immagini del Rinascimento trabocca di vestiti ricchi e sgargianti. Persino nei paesi protestanti e calvinisti chi si faceva ritrarre non trascendeva il desiderio di mettere in mostra il proprio status e la propria ricchezza. Consumismo ante litteram?

Vi propongo una prospettiva differente. Nel mondo animale esiste il display sessuale che consiste in un’esibizione (dal canto al piumaggio) per fare colpo sui potenziali partner. E non solo: fra gli animali sociali esistono svariati meccanismi per stabilire la gerarchia all’interno del gruppo. Generalmente sono poco cruenti, ma non manca il morto di tanto in tanto.

Torniamo alla scimmia nuda, agli uomini. Nell’Iliade si possono leggere vanti e vanti da parte degli eroi sul numero delle imprese compiute e dei nemici uccisi, senza dimenticarsi lo sfoggio della ricchezza. Consumismo? No: era una società guerriera e la gerarchia veniva formata in base ai litri di sangue versato. Ovviamente, secondo voi, chi cuccava di più fra il pelide Achille stupratore seriale e genocida e il povero contadinello? Nella società contemporanea, invece, a dominare è la mentalità commerciale. All’apice della società troviamo il ricco che sfoggia il proprio portafoglio e la propria velina. Siccome la gerarchia sociale è basata su questi elementi abbiamo una corsa frenetica al’accumulo e all’ostentazione. Qualcuno ha detto I-phone 6, per caso?

Per trovare simili comportamenti non bisogna andare solo all’apice della scala gerarchia, basta la base. Perché i marmochietti vogliono l’ultima stupidità in fatto di divertimenti? Perché la pubblicità presenta la suddetta paccottiglia come un must per essere accettati dal proprio gruppo. Un animale sociale si basa, ovviamente, sul gruppo e il gruppo regge soltanto se la tensione è al minimo consentito [3]. Da qui il desiderio universale di essere amati e accettati. Non mancano le eccezioni, ovviamente, ma se ci pensate sono conferme. Questo atteggiamento è diffuso in quasi tutti, specie nelle società di successo. Ci possono essere alcuni individui devianti, ma non sono un modello di successo e si limitano ad essere esemplari difettosi perché malati o fallimentari per via dello scarso successo.

Il mondo pubblicitario non crea bisogni artificiali, offre risposte artificiali a bisogni naturali. Se volete comprare un auto non avrete una pubblicità dedicata alle specifiche tecniche, ma un tizio famoso che vi farà credere di acquisire status grazie alla quattro ruote. È questo giochino che rende la pubblicità così pervasiva: non la sua artificialità, bensì la sua naturalità.

[1] Fonte: http://nelregnodiasgard.forumfree.it/?t=58721596&st=15.

[2] Fonte: http://www.boorp.com/sfondi_gratis_desktop_pc/sfondo_dama_con_ermellino_gratis.php.

[3] Se così non fosse muore il gruppo, ma al suo posto vengono fuori altri gruppi più piccoli. Da soli non si sta, no no.

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Questa voce è stata pubblicata il 2 ottobre 2014 da in società con tag , .
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