Charly's blog

Sull’ignoranza dei politici

Fino a pochi anni fa il politico medio era felice di vedere un giornalista con un microfono in mano perché permetteva loro di esternare le loro opinioni su praticamente ogni questione possibile. Nel 2006 il noto programma televisivo Le Iene volle testare le conoscenze dei politici di profilo minore, i cosiddetti peones. Il risultato? Per qualcuno “Mandela  è un presidente che un po’… sudamericano…del Brasile… Ah sì è vero del Sudafrica… è stato un capsus!”, mentre un altro parlamentare non sapeva per quale motivo gli fosse stato assegnato il Premio Nobel per la pace. Un altro politico non sapeva che cosa fosse Guantanamo, mentre un altro era convinto che fosse localizzata in “Afanistan”. C’era chi non sapeva cosa fosse la Consob e chi convinto che il Darfur “C’entra con la questione del Libano, credo” o, in alternativa, “E’ una moda non italiana, noi siamo il popolo dello stile, del buon mangiare..è che stiamo prendendo velocità e cose di altri Paesi… Darfur..sono cose fatte in fretta”. È da notare che le persone intervistate sono primari, commercialisti, giuristi.

Si potrebbe pensare che dopo questa figuraccia i politici siano corsi al riparo. Per la celebrazione dell’Unità d’Italia Le Iene si presentano nuovamente di fronte ai politici. Al netto di quelli che non rispondono o che scappano, si è trovato chi è convinto che il 17 marzo 1861 sia la ricorrenza della formazione del primo Parlamento con Cavour Presidente o, anzi, la proclamazione ufficiale di Capo di Stato di Vittorio Emanuele III. Che poi quest’ultimo sia nato soltanto nel 1869 è un piccolo dettaglio,  suvvia. Per altri l’Unità d’Italia è databile al 1860 “quando è stata liberata Roma, con Porta Pia e Roma è diventata la capitale d’Italia”. Sempre alla città eterna spetta il vanto di aver visto festeggiare “l’Unità d’Italia sancita con Roma Capitale”.

 Per qualcuno i Savoia erano la dinastia regnante nel Regno delle Due Sicilie, per altri “la Presa di Porta Pia? Nel 1900…”. Salvo poi ripararsi dietro a un “non vorrei dire cose sballate” per via della perplessità dell’intervistatrice. Ma il punto più problematico è Garibaldi. Per qualcuno “non c’è stato nessuno incontro” fra l’eroe dei due mondi e Vittorio Emanuele II, per qualcun altro l’epiteto “eroe dei due mondi” deriva dal fatto che “praticamente erano due mondi diversi che venivano realizzati in un’unica struttura diciamo geografica e anche politica”. I due mondi, in pratica, erano il Nord e il Sud d’Italia, a meno che non si voglia sostenere che l’unificazione d’Italia sia passata anche per l’annessione del Brasile o dell’Argentina. Non manca, infine, il revanchista meridionale convinto che la prima capitale della paese sia stata un pochino più a Sud di quanto comunemente ritenuto: “dopo il ‘45 Salerno… dopo il 1945!”. Avendo anche la premura di specificare “dopo la guerra del ‘44”. E sempre la stessa persona si ritrova a sostenere che i due mondi fossero “il Regno delle Due Sicilie e tutto il resto”. Quando si dice Napoli caput mundi…

  Ma si può sempre sostenere che non si governa una nazione con le ricorrenze storiche. E l’economia? La differenza fra il debito pubblico e il deficit? Nessuna: “è quello che, diciamo, il nostro debito, diciamo che lo Stato italiano ha contratto negli anni” e “”il deficit è legato al debito pubblico. Cioè, se un paese ha un grosso debito pubblico ha un grosso deficit”. E perché si usano due parole differenti? Perché è un termine internazionale e da qui la necessità dell’utilizzo dell’inglese. Il debito pubblico è “incalcolabile e viene da lontanissimo”, anzi no è pari a “15 mila miliardi”. E lo spread? Abbiamo la risposta ovvia: “se parliamo di spread parliamo di termini economici di un qualcosa che praticamente interessa l’economia”. Ma in termini pratici è “la differenza, aumenta la differenza”. La differenza di cosa? Ma è ovvio: “il differenziale”. Per qualcun altro si tratta della spesa: “le famiglie oramai hanno totalmente messo, hanno, si sono completamente dissecate di quei pochi risparmi messi da parte per cui si consuma molto di più rispetto a quello che si produce” quindi ” è la differenza fra quello che si produce e quello che uno realmente spende”. Insomma, lo spread è il costo: “è che praticamente costa tutto di più” o, forse, “è esattamente questo, il costo del denaro che è in più”. Costo della vita o costo del denaro? Non si sa: “è il differenziale fra quello che costava prima e quello che costava adesso”. E il rating: “Una parola inglese, ovviamente”. Più precisamente “il rating è una parola inglese, è il tasso che deve essere considerato nella… ah”.

Fallimentari in economia e altrettanto fallimentari in politica estera. Settembre 2014: nuovo round fra la politica e la conoscenza del mondo contemporaneo. È il turno della politica estera, giusto dopo il voto del Parlamento italiano in favore dell’invio delle armi ai peshmerga impegnati ad arginare l’offensiva dell’ISIS in Iraq. Eppure c’è il politico a digiuno sull’argomento: “non ne ho la più pallida idea, guardo la sostanza”. Salvo poi affermare che  “è qualcosa che non voglio a casa mia”. Idee poche, ma chiare. Secondo qualcun altro l’ISIS sarebbe, in realtà, “il progetto sul terrorismo internazionale, il controllo del terrorismo internazionale, la verifica del terrorismo internazionale” ad opera di  “Obama nei confronti del terrorismo internazionale”. In pratica l’ISIS in quanto progetto anti terrorismo pianifica i bombardamenti destinati all’ISIS stessa. Senza poi dimenticare chi non ha ben chiaro il concetto di fatwa (“non ho capito cosa significa” e “non mi risulta”) e chi ignora chi sia Lady PESC (“è un’abbreviazione di questo rappresentante dell’unione europea”).

A questo punto è facile abbandonarsi al più becero qualunquismo bestemmiando contro l’ignoranza dei politici, ma sarebbe più costruttivo far notare un paio di concetti. Per prima cosa i politici non sono lì per diritto divino ma per elezione. E l’elettore non è affatto meglio dell’eletto, almeno sotto quest’aspetto. Si potrà obiettare che un politico non deve essere un ignorante per via del ruolo coperto, ma ancora una volta non si vede come possa un asino votare un non asino. Per seconda cosa non è affatto vero che un peones parlamentare debba maneggiare l’intero scibile del sapere umano. Il lavoro parlamentare si basa sui disegni di legge che sono presentati da uno o più autori, ma non c’è scritto da nessuna parte che qualcun altro non possa scrivere il testo. Secondo voi, la legge Bossi-Fini è stata partorita da questo brainstorm di cervelli? È sufficiente che all’interno del partito ci sia qualcuno competente in materia che butti giù il testo. In più prima di approdare alla discussione finale il testo è vagliato dalla Commissione Parlamentare composta, si spera, da gente competente. Superata questa fase, eventuali emendamenti possono essere formulati, ancora una volta, da qualcuno competente in materia e non dal peones di turno. Scava scava, in pratica sono poche persone a tenere su la baracca. Il procedimento viene descritto nell’art.72 della Costituzione [1]:

Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.

I peones servono solo a testimoniare il rapporti di forza delle componenti politiche. Premono un bottone e poca altro. Perché, allora, non procedere in termini automatici in base ai voti raccolti? Beh, un tempo la democrazia di stampo liberale presupponeva dei partiti molto deboli e dei candidati molto più radicati sul territorio. Il modello americano non è poi tanto differente alla (quasi)democrazia del 19° secolo. E, soprattutto, la democrazia di stampo liberale presuppone la flessibilità dell’eletto in termini di agibilità e scelta politica. Un sistema vincolato all’elezioni, invece, perde completamente di flessibilità esponendosi al rischio di non poter reagire ai cambiamenti politici o socioeconomici. O, se preferite, si è tentato di isolare la stupidità degli elettori, ma la cosa non ha funzionato molto con il senno di poi.

[1] Cfr. https://www.senato.it/1025?sezione=127&articolo_numero_articolo=72.

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Questa voce è stata pubblicata il 8 ottobre 2014 da in politica con tag , .
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