Charly's blog

Fenomenologia del politicamente corretto

Un annetto orsono, il Papa ha detto una cosa interessante [1]:

“L’ipocrisia è il linguaggio proprio della corruzione”. I cristiani non debbono usare “un linguaggio socialmente educato”,  incline “all’ipocrisia”, ma farsi portavoce della “verità del Vangelo con la stessa trasparenza dei bambini”.

Se c’è qualcosa accusato d’ipocrisia a questo mondo, beh, quel qualcosa è il politicamente corretto. In genere si legge il fenomeno sotto un’ottica di libertà d’espressione: siccome non posso adottare determinate parole, allora, ho delle limitazioni nella mia sfera espressiva. In linea pratica una simile posizione è corretta, ma nasconde una piccola insidia. I cattolici, ad esempio, sono degli accaniti oppositori al politicamente corretto perché vieta loro di chiamare froci gli omosessuali o di inseguirli con torce in fiamme e forconi. Ma si dimenticano che se la libertà d’espressione dovrebbe farsi beffe della sensibilità delle persone ne consegue che la cosa vale anche per loro. Ergo le critiche e la satira sulla religione sono più che giustificate. La mia impressione è che i cattolici, o i religiosi in generale, più che lamentarsi del politicamente corretto in sé si lamentano del fatto di non essere coperti dal politicamente corretto.

Proviamo a guardare la cosa sotto un’altra prospettiva. Nel 20° secolo la politica è stata dominata dalla dicotomia destra/sinistra (con un paio di propaggini poco rappresentate tipo i reazionari):

_ la destra si presentava come conservatrice dell’ordine sociale esistente anche se il mercato di fatto erode l’ethos tradizionale degli stili di vita tanto cari ai conservatori;

_ la sinistra si presentava come rivoluzionaria o riformista dell’ordine sociale esistente;

Sul finire del secolo la differenza economica fra le due forze si è praticamente annullata in Europa, mentre negli Stati Uniti l’antitesi Keynes/Von Hayek si legge all’interno della stessa cornice (il capitalismo). L’Italia, al riguardo, è uno splendido esempio: il fu più grande partito comunista d’Europa è stato anche l’unico a cimentarsi con le liberalizzazioni e le privatizzazioni, mentre la strenua difesa dell’Art. 18 di una decina di anni fa ha ceduto il passo alla sua rottamazione. Sempre in Italia si può notare che  a destra c’è una difesa del welfare universale con l’enfasi sul modello danese (apertamente citato dai Fare boys). Sul piano economico, allora, non esiste più una differenza apprezzabile fra la destra e la sinistra salvo i dettagli (domanda vs offerta, quanto welfare).

Rimane l’ambito sociale. Qui c’è una differenza in merito ai diritti individuali come quelli degli omosessuali o il testamento biologico. Ma se fino ad una decina fa gravava un’OPA cattolica sul centrodestra ora la cosa sembra aver mutato fino ad una convergenza sul tema con il centrosinistra. Anche qui nessuna novità: in Francia nessuno si sogna di abolire i PACS (neppure il Front National che è più preoccupato per la PAC [2]).

Stiamo correndo, quindi, verso una sorta di democristianesimo basata sull’economia di mercato e i diritti civili? Possibile, ma prima di brindare o di buttarvi giù dal ponte occhio alla fregatura. La natura della sinistra è il cambiamento e la riforma dell’ordine sociale esistente e personalmente dubito che il problema si risolva cambiando i nomi alle cose. Mettere al bando il termine frocio non basta per ridurre all’impotenza l’intolleranza, così come propalare il multiculturalismo (nata dall’esigenza pratica del capitale di avere manodopera a propria disposizione) non è sufficiente per spegnere l’incendio dei quartieri in fiamme. La mia netta impressione è che avendo dato per assodato la sconfitta nel cambiamento della società si è passati con zelo e intolleranza a mettere al bando le parole senza, però, mettere mano ai problemi. È un po’ come avere una casa pericolante sui cui si ridà il bianco invece di mettere mano alle fondamenta. Il politicamente corretto, allora, è una sconfitta e non una vittoria delle forze progressiste.

Ma se Atene piange Sparta di certo non ride. Rivendicare la libertà di dare dei froci a qualcuno o di chiamare scimmie gli africani non cambia di una virgola l’andamento socio demografico e culturale della società. Anche qui il problema è noto (la modernità economica richiede e causa questi fattori: lavoro femminile, crollo delle nascite, annacquamento delle identità nazionale con risorgere di quelle locali/tribali, espropriazione dei poteri allo Stato con rabbioso senso d’impotenza, eccetera) e si limita ad imporre un politicamente scorretto simmetrico al politicamente corretto senza però incidere per davvero sulla situazione.

In conclusione, a sinistra si è rinunciato di cambiare il mondo purché non si possa più definire froci gli omosessuali, mentre a destra si è rinunciato a difendere il proprio mondo purché si possa chiamare scimmie gli africani. Strana la vita, nevvero?

P.S. Anni fa mi capitò di leggere un articolo su un giornale di sinistra in merito alle disastrose elezioni politiche del 2008. Alla domanda “perché non hai votato la sinistra” un operaio rispose con “la sinistra pensa più ai froci e agli zingari piuttosto che a noi”.

[1] Cfr. http://www.repubblica.it/esteri/2013/06/04/news/papa-60322141/.

[2] Cfr. http://www.lemonde.fr/societe/article/2012/01/24/le-front-national-seduit-aussi-les-homosexuels_1633651_3224.html.

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 11 ottobre 2014 da in politica con tag , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: