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Le prospettive dell’Italia 2014-6: le previsioni Istat e il flop della Manovra di Governo

L’Istat ha rilasciato le previsioni relative l’economia italiana per i prossimi anni e devo dire che non è proprio un bel vedere [1]. A prima vista si può notare un certo miglioramento sotto diversi aspetti. Il 2014 chiuderà con un calo del PIL del 0,3%, mentre il 2015 dovrebbe registrare un 0,5% seguito da un 1% nel 2016. La spesa delle famiglie è già in aumento dello 0,3% nel 2014 per poi giungere al 0,6% nel 2015 e al 0,8% nel 2016. Anche gli investimenti registrano un miglioramento passando dal -2,3% del 2014 all’1,3% del 2015 e per finire poi all’1,9% del 2016. Sul versante dell’occupazione, il tasso di disoccupazione del 2014 è pari al 12,5% e dovrebbe diminuire al 12,4% nel 2015 e raggiungere il 12,1% nel 2016.

Insomma, il miglioramento previsto è piuttosto limitato dato che la disoccupazione rimane oltre i limiti di guardia e la crescita prevista è inferiore a quella degli altri principali partner europei. Senza contare, poi, che questo scenario subisce fortemente l’influenza del contesto internazionale sotto gli aspetti della domanda, delle politiche monetarie e le aspettative degli operatori in merito alla credibilità delle politiche. Mentre gli Stati Uniti presentano una situazione economica nel complesso positiva, l’area euro rimane impantanata dal basso livello dei consumi e dalla bassa inflazione che manterrà il costo del credito per le aziende elevato. L’unica nota positiva viene dalle esportazioni, ma qui ci sono due aspetti dolenti. Da una parte si spera che il deprezzamento dell’euro continui in modo da dare un vantaggio competitivo alle merci targate euro, dall’altro si spera che ci sia qualcuno disposto a comprare le merci europee. Peccato che i paesi emergenti registrino una battuta d’arresto: se la Cina continua a tirare seppur ad un ritmo minore, il Messico e l’India hanno superato la fase di contrazione solo grazie all’aumento della spesa pubblica. Altri come la Turchia sono in rallentamento, il Brasile è in recessione e l’Argentina e la Russia sono in stagnazione. Quanto basta per chiedersi verso chi sarà destinato l’export europeo e italiano.

Focalizzandoci sull’economia italiana, la crescita dell’anno prossimo viene data come conseguenza di un miglioramento della componente interna di domanda. Il maggiore reddito disponibile dovrebbe trainare un lieve aumento dei consumi, ma non si sta parlando del bonus degli 80 euro. Al riguardo l’Istat nota:

L’esercizio di previsione include le informazioni desumibili dal quadro programmatico contenuto nella Legge di Stabilità 2015. Tali effetti sono stati considerati nelle stime riportate nel Prospetto 1. I provvedimenti adottati sono previsti avere un impatto netto marginalmente positivo nel 2014 ed un effetto cumulativo netto nullo nel biennio successivo per la compensazione degli stimoli legati ad aumenti di spesa pubblica e alla riduzione della pressione fiscale e contributiva con l’inasprimento dell’imposizione indiretta previsto dalla clausola di salvaguardia.

Toh, un altro gufo anti renziano. Si deve dire che l’analisi dell’Istat è decisamente ottimistica:

Nel biennio successivo, alla formazione del reddito disponibile lordo delle famiglie, sostenuta dai redditi da lavoro dipendente (in presenza di un aumento degli occupati), contribuiranno anche le altre componenti di reddito, come conseguenza del miglioramento ciclico dell’economia. Questo favorirà la graduale riduzione dei livelli di incertezza che hanno frenato la crescita dei consumi. La spesa per consumi privati è prevista in aumento dello 0,6% nel 2015 e dello 0,8% nel 2016,anche per effetto delle misure di bilancio e fiscali adottate a sostegno dei redditi. Nell’orizzonte di previsione, il tasso di risparmio è atteso in lieve incremento. In presenza di un contesto macroeconomico in moderato miglioramento, le famiglie continuerebbero a perseguire l’obiettivo di ricostituire almeno parte delle scorte di risparmio utilizzate nel corso della fase recessiva. Si tratterà, tuttavia, di un processo graduale che non porterà comunque al raggiungimento dei livelli di risparmio pre-crisi.

In pratica il lieve aumento degli occupati aumenterà il reddito che aumenterà la domanda che migliorerà l’economia. Il tutto condito dalla riduzione dell’incertezza e dalla fata fiducia.

Per quanto riguarda l’export segnalo questa chicca:

Nel corso del 2014, l’aumento delle esportazioni complessive ha seguito la moderata evoluzione della domanda mondiale ed è stato favorito, in particolare nei mesi estivi, dal deprezzamento del tasso di cambio dell’euro; ciò ha trovato riscontro in contenuti guadagni di competitività di prezzo.

Toh, la competitività di prezzo. In pratica si vuole che l’euro faccia quello che faceva la Lira e che non doveva fare perché svalutare è kattivo. Boh? Sia come sia l’Istat rileva il peso delle incertezze dello scenario internazionale e:

Nell’ipotesi di uno scenario economico internazionale meno favorevole caratterizzata da una crescita meno sostenuta del commercio mondiale pari ad un 1 punto percentuale rispetto allo scenario base nel biennio 2015-2016, l’aumento delle esportazioni risulterebbe inferiore di circa 1 punto percentuale rispetto ai risultati della previsione. Nel complesso la crescita economica si ridurrebbe rispetto allo scenario base di 0,2 punti percentuali nel 2015 e nel 2016 e il tasso di disoccupazione aumenterebbe di 0,2 punti percentuali per ogni periodo del biennio.

Non so voi, ma tutti questi motivi per essere ottimista non li vedo. Vediamo come finirà.

[1] Cfr. http://www.istat.it/it/archivio/137380.

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Questa voce è stata pubblicata il 3 novembre 2014 da in economia con tag , , .
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