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L’angolo del sofista: come controbattere ad uno scienziato sul riscaldamento globale

Uno degli argomenti più scottanti degli ultimi anni è il riscaldamento globale causato dell’operato umano. Al riguardo l’ONU per bocca del suo Segretario generale è decisamente categorico [1]:

L’influenza umana sul sistema climatico è chiara, dobbiamo agire rapidamente e in modo decisivo, e abbiamo i mezzi per limitare cambiamenti climatici e costruire un futuro migliore.

Secondo l’ONU, gli scienziati sono sicuri al 95% che la causa del riscaldamento globale sia da ricercare nell’aumento dei gas serra, che hanno raggiunto il livello più alto negli ultimi 800.000 anni, dovuti alla combustione dei carboni fossili e della deforestazione. Un simile fenomeno, ovviamente, presenta non poche problematiche: si prevede uno scenario futuro dominato dall’aumento della povertà, dai conflitti e dal un numero crescente di fenomeni climatici estremi.

I negazionisti del clima

A dispetto dell’opinione dominante nella comunità scientifica, non manca chi nega il fenomeno o che ne attribuisca le cause a fattori naturali. Per essere precisi si adottano cinque tattiche per fronteggiare l’offensiva scientifica [2]:

_ negare il problema;

_ negare la causa umana o il consenso intorno a questa interpretazione;

_ negare che sia un problema:

_ negare che si possa risolvere il problema;

_ ormai è tardi;

Queste tattiche, tuttavia, presentano non pochi inconvenienti. In un contesto basato sull’analisi scientifica come quello in cui si opera contano i dati empirici e le ricerche scientifiche e c’è il rischio che le tesi negazioniste possano essere smentite con facilità. Si deve tenere conto, infatti, che il grande pubblico non ha un effettivo potere d’interdizione sulla faccenda e che se anche lo si convincesse non si potrebbe conseguire in ogni caso un vantaggio definitivo. Senza dimenticarsi che un fenomeno come il riscaldamento globale è facilmente esperibile sulla propria pelle per via dei fenomeni climatici siano essi estremi o meno. Aver detto per anni e anni che non succederà nulla è una pessima tattica se poi ti ritrovi un uragano sotto casa.

Definire il campo di battaglia

In termini retorici, dunque, i negazionisti si rivelano essere dei pivelli. Negare apertamente un fatto è sempre rischioso perché il suddetto fatto potrebbe finire a sbatterti muso. Come non citare il Berlusconi convinto della presenza dei ristoranti pieni? Che fine ha fatto?

Si dovrebbe adottare una strategia più sofisticata. I fatti di per sé non vogliono dire molto e quel che conta è la loro interpretazione. Esempio: la disoccupazione giovanile. Abbiamo un sfilza di numeri e grafici che però non spiegano il perché e il come. La storiella dei giovani choosy è stata un’interpretazione che ha tenuto banco per anni a dispetto dei dati stessi che dicevano un’altra cosa. Solo ultimamente la storiella ha perso di vigore per via del crescere della disoccupazione, ma ha egregiamente ricoperto la propria mansione per anni e anni.

Torniamo al riscaldamento globale. Diamo per scontato che esista e che sia causato dall’operato dell’uomo. Qual è la soluzione prospettata? La riduzione delle emissioni è il metodo più semplice, ma anche quello non percorribile. Le emissioni sono il frutto dello sviluppo economico tanto industriale quanto agricolo. Tornare indietro vuol dire non solo ridurre il tenore di vita, ma anche le scorte alimentari per via della minore produttività. Considerato che da qui al 2050 la popolazione dovrebbe passare dai 7 miliardi ai 9 miliardi e che il tenore di vita è in lento ma costante aumento, non è difficile capire il motivo dell’impraticabilità totale della cosa. Poi, per carità, chi vuole tornare alle condizioni di vita dei propri bisnonni è libero di farlo.

L’unica soluzione, allora, è un cambio tecnologico puntando su tecnologie ad impatto ridotto: energie rinnovabili, fine della dipendenza dai combustibili fossili, un maggiore rispetto dell’ambiente. Chi si oppone a questo trend è chi a prima vista ne risulterebbe danneggiato come le multinazionali del petrolio, delle auto e compagnia cantante. Ma la loro posizione è erronea e basta argomentare in merito per rilevare i possibili vantaggi. Basta sostenere che un simile balzo tecnologico non può essere affidato alla semplice iniziativa dei privati e c’è bisogno dell’intervento della mano pubblica. Non per quanto riguarda il come conseguire l’obiettivo tramite le vie possibili di ricerca, ma soltanto sui mezzi disponibili. Detto in termini più semplici: dato che il casino è stato fatto dai privati, perché non passare la patata bollente ai soldi pubblici?

Una multinazionale del petrolio non ha da perdere se passa, per dire, alla fusione nucleare o alla produzione con altre fonti (il solare concentrato, l’eolico). Sempre di energia si tratta, sempre di possibile monopolio (eccezion fatta per il solare diffuso, ma basta scegliere una differente impostazione. Ricordate la storia di chi mette il grano e chi decide cosa fare?). Specie se la multinazionale non ha speso un soldo in ricerca e si è ritrovata la tecnologia bella e pronta. Lo stesso vale per le multinazionali delle auto: si teme il motore elettrico? E perché mai: i Governi lo sviluppano o lo si sviluppa tramite i soldi pubblici e le multinazionali se lo godono. A vendere sarà poi il brand o l’allestimento e non una differente tecnologia. Un po’ come gli e-reader che in genere condividono lo stesso schermo in comune (l’E-Ink Pearl, per la cronaca).

Rinforzo dei frame

E non è finita qui. Con questo giochino si può riattivare il solito frame del privato virtuoso contro il pubblico vizioso. Ancora una volta si argomenta dell’incapacità dei Governi di porre un freno alla situazione e si evidenzia il ruolo delle aziende private nello sviluppo scientifico per un mondo migliore. Basta solo omettere il piccolo dettaglio su chi ha messo i soldi e su chi ha scatenato il casino. Se ha funzionato per la Silicon Valley, le cui tecnologie sono solo una ricaduta del programma Guerre Stellari degli anni ’80, perché non fare lo stesso con il cambiamento climatico? Fai il danno, godi della soluzione senza contribuirvi.

In conclusione, la disinformazione non è una atto retorico o sofistico. È solo la carica dei dilettanti allo sbaraglio. Per manipolare le masse si può fare di meglio, molto meglio.

[1] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Cambiamenti-climatici-rapporto-Onu-uomo-responsabile-al-95-per-cento-933ba60a-0e69-430b-9abb-ee71cc94ae43.html?refresh_ce.

[2] Cfr. http://www.climalteranti.it/2013/09/19/le-fasi-del-negazionismo-climatico/.

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2 commenti su “L’angolo del sofista: come controbattere ad uno scienziato sul riscaldamento globale

  1. Luca Alhazred
    13 novembre 2014

    Ti darei ragione, se non fosse che portare avanti un gioco del genere è una strategia nel lungo periodo che rischia di esser soffocata da mille variabili.
    Però, a pensarci bene, è solo la EXXON che si ostina a pagare putt…ehm, ricercatori che negano il GW. Magari gli altri si son già svegliati.

    • Charly
      13 novembre 2014

      Il problema è che il negazionismo non funziona molto se al primo dicembre hai un clima da primo agosto con le foche che si prendono il sole. Mi sa che non hanno molte alternative, per quanto la cosa sia difficile. Ma il bello del sofismo è la sfida che pone!

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 11 novembre 2014 da in cronaca con tag , .
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